società

La Pac? «Complessa, non equilibrata, ma necessaria»

Articolo pubblicato il 17 febbraio 2009
Articolo pubblicato il 17 febbraio 2009
La Politica Agricola comunitaria è un giogo sulle spalle dei contadini che si trovano incastrati tra le quote latte e il controllo dei prezzi. Reportage, alla vigilia delle elezioni europee di giugno, da Clermont Ferrand, capoluogo di una regione che ogni anno allestisce la seconda fiera d’agricoltura d’Europa.

Sabine Tholoniat è un’arzilla contadina. Puntuale alle cinque e mezzo del mattino si trova nell’impianto di mungitura della sua fattoria, con il babyphone nella tasca destra del©Katharina Klossla giacca caso mai suo figlio si metta a strillare dal piano superiore della casa. Porta capelli lunghi, legati indietro in una stretta treccia. In modo del tutto meccanico la giovane 26enne disinfetta la mammella della sua vacca da latte con un liquido color verde acido. Poi è il momento delle mungitrici. È la routine: ottanta vacche passano ogni giorno per questo impianto a Les Granges, non lontano da Tiers, una fatica enorme. Ma Sabine è soddisfatta. La libertà di fare «quello che voglio quando voglio» è per lei la cosa più importante. Lontano dal rumore, a 50 chilometri da Clermont-Ferrand che risplende in lontananza sullo sfondo del massiccio centrale, ha messo su insieme al compagno Raphaël – 26 anni anche lui – e ai genitori una piccola impresa familiare.

Nel 2013 i contadini si troveranno nei guai fino al collo?

Sabine è contadina per passione. Lavora in una delle 22.309 imprese agricole presenti nella regione di Auvergne: il settore agricolo, secondo le stime del Conseil Régional, costituisce l’8,8% della popolazione attiva. In quanto produttrice di latte, fornisce gli impianti circostanti e produce formaggi che vengono poi venduti all’ingrosso o sui piccoli mercati regionali. Formaggi tipici come il Cantal o il Bleu d’Auvergne sono il biglietto da visita della regione che ogni anno allestisce la seconda fiera d’agricoltura d’Europa. Le specialità di Sabine sono soprattutto formaggi morbidi e naturali. L’impresa funzionerebbe se solo non ci fossero le spiacevoli quote latte Ue. Déesse, Drucila e Dalida, i vitelli cui quest’anno hanno voluto dare nomi che iniziano con la “D”, devono essere controllati. Il latte delle mucche felici va più che bene ma nel limite, altrimenti piombano le succose sanzioni da Bruxelles. «,Siamo preoccupati», dice Raphaël pensando al futuro.Il 2013 rappresenta l’ultima scadenza per gli agricoltori dell’Ue. L’idillio contadino inganna. Sotto la Presidenza francese i Ministri dell’agricoltura dell’Ue hanno approvato i controlli sanitari – i cosiddetti Health Check – della politica agricola comune (Pac). “Modernizzare, gettare la zavorra” queste le misure che loro considerano sane al momento: lo si può leggere in rete.

©sommet-elevage.fr/

I prezzi scendono ma il prezzo resta stabile

A partire dal 2013 ci dovrebbe essere il 10% in meno di pagamenti diretti; la quota latte dovrebbe aumentare gradualmente per poi essere completamente abolita entro il 2015. Dietro la modernizzazione della Pac si nasconde chiaramente la graduale frantumazione di un progetto comunitario, un tempo tanto promettente, a favore del libero mercato. La Pac, che è nata in seno alla Cee nel 1958 con la semplice ragione di garantire all’Europa l’indipendenza alimentare dopo la guerra, è diventata oggi una costruzione teorica poco trasparente. «Complessa, ponderata male, ma necessaria», così la definisce Elisabeth Thévenon-Durantin, Vicepresidentessa del Conseil Régional e responsabile del settore agricoltura. Con una quota del 45% sulle sovvenzioni comunitarie Ue, la Pac costituisce un solido fondamento della costruzione europea. Cosa succederà se la politica agricola è destinata a dissolversi in modo lento ma risoluto? Alle imprese agricole francesi vanno ogni anno nove miliardi di euro. Affinché in futuro tale distribuzione avvenga in modo più equo, Thévenon-Durantin vuole inserire un sistema simile a quello tedesco o italiano che preveda la regionalizzazione della Pac. Tuttavia le lobby contadine fanno resistenza e i sindacati si oppongono. «Temiamo che (nel 2013) ,una smagliatura di quel poco di Europa che in fin dei conti esiste, si accompagni a una ri-nazionalizzazione di determinati aspetti», critica l’allevatore Gilles Amat, presidente del sindacato Jeunes Agriculteurs (Giovani agricoltori) della regione di Alvernia. «Il problema è che non vogliono accettare che nel 2013 le cose cambieranno. Ora dobbiamo agire in modo previdente», Mariann Fischer-Boel in occasione della sua ultima visita a Clermont-Ferrand ha parlato della «fine di un modello». Con la fine delle quote latte non esisterà più una regolamentazione e il semplice contadino «non riuscirà più a vendere il suo latte». I produttori di latte nel 2013 si troveranno quindi nei guai fino al collo? «Exactement», risponde Thévenon-Durantin.

©Ezequiel Scagnetti/ ezequiel-scagnetti.com/

«Siamo imprenditori e allora fateci intraprendere qualcosa!»

La famiglia di Sébastien Vidal possedeva vacche fino al 1983, prima che entrassero in vigore le quote latte. Oggi Olivier coltiva sul suo terreno di 85 ettari in Ceyssat, 20 chilometri a nordovest di Clemond, principalmente cereali e – da non dimenticare – la Petit Rose d’Auvergne, un tipo di aglio rosa. Sébastien vende il suo aglio a due euro al chilo, successivamente lo stesso aglio si può trovare nei s©Ezequiel Scagnetti/ ezequiel-scagnetti.com/upermercati già selezionato al banco delle verdure per dieci-quindici euro. Una disparità di prezzi che non piace al nostro contadino. «Lo stesso succede col pane: se il prezzo dei cereali sale, lo si paga anche in panetteria. Oggi il costo dei cereali è sceso della metà ma il prezzo del pane rimane stabile. Prima o poi si oltrepasserà ogni misura. Questo per me è un furto! Viviamo in un paese dove non si rispetta più il prodotto primario». Sabine e Raphaël per oggi hanno finito con il lavoro di mungitura. Anche loro preferirebbero essere indipendenti e poter vendere i loro prodotti: sicuramente rinuncerebbero all’Europa per questo. Infatti, nonostante gli abbondanti stanziamenti europei, a loro non rimane molto a fine mese. I contadini guadagnano tra i 900 e i 1000 euro. «Ma ci sono stati anche anni in cui non ho guadagnato niente», sostiene Sébastien. Frédéric Dutheil, 32 anni, uno dei suoi vicini a Ceyssat, deve regolarmente accettare lavori extra per arrivare a fine mese e vive ancora coi genitori. No, loro sarebbero sempre meno europei, spiega lo stesso Sébastien mentre fischia al suo cane Bill. «Glielo dico in tutta onestà, non so ancora cosa voterò alle elezioni europee, se per o contro l’Europa: finirà così». Anche Sabine andrà a votare, dice mentre uno dei suoi montoni cerca di mangiarle i capelli. Per i giovani contadini la partecipazione alle elezioni è determinante. «Siamo imprenditori e allora fateci intraprendere qualcosa!». Alla fine, forse controvoglia, Sébastien si corregge dicendo che loro sarebbero comunque più europei di un qualsiasi parigino medio. Per i contadini europei il futuro sta davanti allo specchio: «Noi in Europa non abbiamo ancora capito che l’agricoltura è strategicamente importante, si potrebbe parlare di un’arma alimentare: un paese che soffre di fame non è un paese stabile».