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La nuova NATO: dall’Unione Sovietica all’Iraq

Articolo pubblicato il 02 dicembre 2002
Articolo pubblicato il 02 dicembre 2002
Anche se ufficialmente non è il tema dominante del Summit di Praga, ci sono pochi dubbi che la guerra che aleggia nell’aria contro l’Iraq sarà discussa tra i membri dell’Alleanza Atlantica. Mentre il ruolo della NATO in questa guerra non è chiaro, le intenzioni di Bush sono palesi.

L’allargamento e la ristrutturazione delle istituzioni internazionali sembrano essere la nuova moda di quest’anno. Il mese scorso era l’UE a fare passi importanti per l’integrazione di molti stati dell’Europa centrale e orientale nell’Unione. Ora tocca alla NATO. È come se all’improvviso ci fossimo accorti che il mondo è cambiato, e per questo anche le istituzioni internazionali lo dovrebbero fare. La NATO è stata creata più di mezzo secolo fa per contenere l’aggressione sovietica e se non si fosse espansa verso i paesi dell’Europa dell’est sarebbe diventata completamente obsoleta.

Oltre all’allargamento era inevitabile anche la ristrutturazione della NATO. Come ha dimostrato il conflitto in Kosovo gli europei sono ancora indietro rispetto alle capacità militari statunitensi. E se l’Europa è veramente preoccupata dell’unilateralismo statunitense ha veramente bisogno di rimettersi in forma e cominciare a mettere in campo truppe sufficienti e attrezzature più all’avanguardia, altrimenti la NATO sarà sempre superata. La NATO ha bisogno di meno petrolio e più attrezzature all’avanguardia e potenti. In questo modo l’uso di una forza multinazionale ad uso rapido renderebbe la NATO un’organizzazione militare effettiva, più adatta ai conflitti moderni che non sono necessariamente limitati entro i confini dell’Europa.

Eppure, a parte il fatto che la NATO ha bisogno di evolvere in una istituzione dopo-guerra fredda, sembra che l’iniziativa di reinventare la NATO abbia altre motivazioni. È probabile, anzi, che Bush usi il Summit di Praga per invitare gli europei a sostenere l’azione militare in Iraq. Infatti, prima del voto delle Nazioni Unite dell’8 novembre, parte del discorso del presidente Bush riguardava la necessità di essere duri nei confronti di Saddam Hussein. Anche se questa parte è stata successivamente eliminata dal discorso, le intenzioni di Bush sulla ristrutturazione della NATO rimangono comunque inequivocabili. Prima di tutto l’allargamento all’Europa dell’est significa l’inclusione nell’Alleanza di paesi che sono molto più a favore dell’America di altri paesi dell’Europa occidentale. Questa azione bilancia paesi meno entusiasti come la Francia e la Germania. Laddove in occidente Bush è spesso dipinto come un cowboy assurdo e senza controllo, in oriente è rispettato come rappresentante della pace e della libertà, ideali ben accolti da questi paesi. In tal modo l’appoggio per un’eventuale guerra in Iraq sarebbe facilitato.

Secondo, e aspetto più pratico, l’amministrazione di Bush tiene d’occhio i paesi dell’est che si trovano in una posizione strategica nei pressi del Medio-Oriente. Romania e Bulgaria potrebbero essere usate come punto di sosta per le truppe statunitensi. In tal modo, sebbene i nuovi entrati non portino delle capacità militari significative all’Alleanza, il loro contributo principale risiede nella fedeltà agli Stati Uniti e nella loro strategica posizione vicino all’Iraq.

In ogni caso, sono poche le possibilità che la NATO abbia un ruolo dominante in una eventuale guerra contro l’Iraq. Se debba farlo è un’altra questione. Molti criticano la poca partecipazione che la NATO ha avuto finora nella guerra contro il terrorismo, affermano che la NATO è la struttura migliore per una guerra condotta dagli USA contro l’Iraq. Quindi deve essere presa sul serio adesso o altrimenti non si riprenderà mai dalla mancanza di credibilità. Tuttavia sembra che il ruolo della NATO in un’eventuale guerra contro l’Iraq sarà ristretta a “raccattare i cocci” dopo la guerra. Questo può significare una forza di peace-keeping condotta dalla NATO per mantenere l’ordine interno e la stabilità e per democratizzare le forze armate irachene.

Sebbene il peace-keeping sia una parte cruciale di una guerra - un aspetto spesso ignorato dagli USA - la NATO non sembra essere in grado di compiere questo tipo di operazione. Se il Summit di Praga voleva rendere la NATO una forza militare preventiva efficiente, con una capacità d’uso di forze armate ovunque e con un preavviso minimo, allora il suo ruolo di peace-keeping può essere frustrante.

Così il comizio che Bush ha tenuto al Summit della NATO sulla guerra al terrore non farà prendere le armi contro Saddam all’Alleanza, piuttosto, come ha dichiarato Colin Powell al Ministro degli Affari Esteri canadese, gli Stati Uniti stanno solo considerando prudentemente le contingenze nell’eventualità che l’uso di forze militari sia necessaria e che le Nazioni Unite decidano di non agire.

Trasformando la NATO in un’organizzazione contro il terrorismo e non contro l’invasione sovietica, il Summit di Praga l’ha salvata dal completo oblio. Il suo nuovo ruolo nella guerra di Bush al terrorismo sarà un piano di contingenza nel caso in cui gli Stati Uniti falliscano nel soddisfare le ambizioni di Bush. La NATO adesso ha il doppio vantaggio di avere una schiera di membri che non solo sono pro-USA, ma hanno anche una posizione strategica, così che Bush possa essere sicuro di avere un’alternativa alle Nazioni Unite. Nel frattempo prenderà su di sé la responsabilità di peace-keeping.

Foto: (c) Steve Rhodes/flickr