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La mentalità sovietica frena la riforma educativa.

Articolo pubblicato il 01 novembre 2007
Articolo pubblicato il 01 novembre 2007
Ogni volta che Vilnius è passata da un dominio all'altro, il suo sistema educativo è stato puntualmente riformato. E quello attuale è recente quanto l’indipendenza del Paese.

Tutti in Lituania sono d’accordo sulla necessità di riforme, ma non c’è una strategia precisa. Bisogna superare la mentalità sovietica, aumentare gli investimenti e migliorare la qualità dell’università.

«Ci troviamo con i problemi tipici di un Paese giovane», riconosce Kestutis Kaminskas, consigliere del Comitato di Educazione, Scienza e Cultura del Parlamento Lituano, uno dei luoghi di dibattito più attivi. «Non si può cambiare il modo di pensare dei professori dal giorno alla notte. Più della metà di loro si sono formati in epoca sovietica e adesso lavorano con degli alunni che conoscono una Lituania indipendente. Molte scuole sono state costruite allora e molte somigliano a delle fabbriche perché nate con lo scopo di creare un’ideologia. Dobbiamo superare tutto ciò».

Stipendi da fame per i professori

Uno dei punti da migliorare è il prestigio e lo stipendio dei professori, adesso più bassi che nel settore privato. «Il loro lavoro è vitale e in alcuni casi stoico tenendo conto dei continui cambiamenti dei piani di studio», sospira Irena Valikonyte, docente del Dipartimento di Storia Medievale e di Storia Classica dell’Università di Vilnius. «In epoca sovietica era Mosca che decideva i programmi e la storia dell’Urss faceva da protagonista nelle lezioni. Adesso sono cambiate le priorità e si dedica buona parte della ricerca alla Storia della Lituania e una maggiore attenzione alla Storia dell’Unione Europea e del Mondo, ma mancano gli specialisti».

Mancanza di investimenti per l'università

Esistono 22 centri universitari nel Paese, una cifra elevata rispetto alle dimensioni del territorio. Da qualche anno sono anche aumentati i centri privati, i cui costi d’iscrizione si aggirano intorno ai 2.500 euro per alunno, otto volte tanto il settore pubblico e non sempre con più prestigio.

Aumentare la qualità dell’insegnamento universitario è una priorità. «Il Governo dice che se paghiamo di più per l’immatricolazione ci offrirà una migliore qualità, ma noi chiediamo che prima aumentino il livello», commenta Marius Skuodis, studente del quarto anno di Scienze Politiche e membro attivo dell’Associazione di Studenti dell’Università di Vilnius. «Il governo deve investire di più nell’Educazione e in questo momento lo fa solo con le parole. Secondo i dati del Ministero dell’Educazione e Scienza, il 2006 è stato l’anno in cui in percentuale si è investito meno in educazione pubblica, rispetto agli ultimi dieci anni. Solo il 5,2% del totale degli stanziamenti. Una cifra che si allontana dal 6,0% del 2005 o dal 5,8% del 2004. Si trova anche sotto la media europea del 5,5%.

La maggior parte dei giovani chiede anche più incentivi per entrare nel mondo del lavoro. «Molti vanno via perché non riescono a trovare sbocchi nella propria specializzazione. In Lituania il tasso di disoccupazione è basso, ma la maggior parte dei lavori sono poco qualificati». Skuodis denuncia anche un altro aspetto: «Nella nostra facoltà i professori lavorano tutti in altri posti. Insegnare non è l’impegno principale per loro».

Primi della classe in fisica e biotecnologie

Il passato più recente ha ripercussioni nel presente. I russi svilupparono la zona in ambito tecnologico, ma con gravi ripercussioni negli altri campi come quello delle scienze sociali.

«Per molto tempo, questo Paese è stato frenato. La mancanza di investimenti non ha permesso la ricerca in molti campi. Adesso con l’aiuto dei fondi Ue proviamo a prendere il treno. E credo che ci riusciremo!», afferma Tomas Zalandauskas, fisico teorico e Presidente della Società Lituana di Giovani Ricercatori.

Non c’è alcun problema invece nelle iscrizioni delle donne all’università. Secondo Eurostat la Lituania nel 2006 ha registrato la maggior presenza femminile nelle carriere scientifiche e d'ingegneria. Sono il 55,5% del totale degli studenti iscritti. Non lontane neanche Lettonia (51,4%) ed Estonia (51%). Dati ben sopra la media europea (29%). E più che raddoppiati rispetto a Regno Unito (20,1%) e Lussemburgo (17,7%).

«Donna o no, comunque oggi è difficile guadagnarsi da vivere come scienziato qui e molti lavorano in altri campi», aggiunge Brigita Serafinaviciute, ambientalista e membro dell’organizzazione. «Il Paese dovrebbe cercare di recuperare i laureati che hanno cercato migliori condizioni all’estero. Ho la certezza che tutto sta cambiando molto rapidamente, sono molte le sfide e gli obiettivi devono essere ambiziosi. Dobbiamo essere i primi di Europa».

Ringraziamenti a Simona Strimaityte, Aurimas Radkevicius, Dionizas Bajarunas