società

La lotta di un uomo contro la persecuzione dei migranti in Macedonia

Articolo pubblicato il 18 giugno 2015
Articolo pubblicato il 18 giugno 2015

Nel bel mezzo della più grande crisi politica dell'ultimo decennio, con proteste e contro-manifestazioni quotidiane, e discussioni su una possibile guerra civile inter-etnica, a Skopje un uomo ha iniziato uno sciopero della fame per chiedere un trattamento più umano nei confronti dei migranti.

Suad Misini è un analista politico, esperto in affari interni e ben conosciuto in Macedonia. Ma la sua lotta non niente a che fare con la crisi del Paese, attualmente onnipresente nella società macedone. Non difende il partito che è al potere, né partecipa alle manifestazioni anti-governative, e non è neppure un sostenitore del movimento nazionalista della minoranza albanese. 

È il solo ad avere iniziato uno sciopero della fame, rifiutando di mangiare, bere acqua o ricevere assistenza medica, per manifestare la sua indignazione verso l'attuale gestione della presenza dei migranti in Macedonia. Aspetta: cosa? Migranti in Macedonia? I Macedoni stessi non erano quelli che lasciavano il proprio Paese in massa, alla ricerca di una vita migliore da qualche parte in Europa occidentale? Dopo tutto, si stima che tra il 1998 e il 2011 circa 230 mila persone siano emigrate dalla Macedonia verso i Paesi europei, perlopiù per motivi economici.

Le difficoltà della Macedonia

Per gli abitanti locali è difficile immaginare di non essere l'ultimo anello della catena della sofferenza. L'ondata di profughi in fuga dal massacro in atto nel Medio Oriente ha colto tutti di sorpresa, compreso il Governo che era già sotto tiro. Centinaia e migliaia di persone vagano a piedi, esauste, attraverso la Macedonia, portandosi in spalla quei pochi averi che sono riusciti a salvare dagli orrori della guerra in Siria, cercando rifugio alle porte dell'Europa.

Ma la Macedonia non coincide con la loro idea di Europa. Non fa parte delle loro destinazioni ideali: ossia il mondo sviluppato dell'Unione europea. La Macedonia non è che una fermata provvisoria sulla lunga strada verso la salvezza, un'alternativa leggermente meno spaventosa dei barconi della morte nel Mediterraneo. Perciò, secondo il pensiero comune, queste persone non sarebbero un problema della Macedonia. Ma per ironia della sorte è proprio questo il problema. Concentrati sui disordini interni, i macedoni si sono trovati completamente impreparati a gestire questi migranti, sia sul piano istituzionale sia a livello umano.

La (non) accoglienza dei migranti 

La verità più vergognosa è che l'arrivo di questi immigrati ha tirato fuori il lato peggiore della Macedonia sotto ogni punto di vista. Molti di loro sono trattenuti dalle autorità in una struttura speciale, fino a che il loro destino non sarà deciso. Mentre il Governo si sta muovendo con il suo abituale approccio burocratico (ulteriormente rallentato dal fatto che tutte le sue risorse sono indirizzate a contenere il dissenso interno), questo sordido rudere definito "Centro per migranti" ospita molte più persone rispetto alla capienza di 150 posti, con donne e bambini che vivono in condizioni disumane.

Neppure quei migranti che hanno eluso in qualche modo la rete dei controlli e hanno evitato questa prigione sovraffollata sono stati molto fortunati. Alcuni sono vittime del traffico di essere umani. Altri sono spesso rapinati e picchiati da criminali in agguato mentre marciano a piedi lungo i binari ferroviari che vanno verso nord. Senza vergogna, i commercianti locali tentano di approfittarsi della loro tragedia, vendendo loro cibo e acqua a prezzi triplicati, tale è il culmine della decadenza morale in questi periodi di difficoltà. 

Per molti, questo è stato lo shock più grande: assistere a come la tradizionale ospitalità macedone di una volta si trasformi in indifferenza, cinismo e pure avidità, a causa dell'incapacità di comprendere che possono esistere anche altri poveri oltre a noi stessi, i quali hanno bisogno del nostro aiuto, in questo momento. Lentamente alcuni stanno iniziando a reagire all'orrore con compassione, denunciando il trattamento dei migranti nel Paese.

A piccoli passi verso un cambiamento?

Una marcia di solidarietà si è tenuta davanti al centro di detenzione, reclamando un trattamento migliore per i migranti, mentre delle azioni umanitarie sono organizzate per coloro che si trovano in strada. Anche il Governo sta iniziando a prendere sul serio il problema, annunciando una nuova legislazione che dovrebbe semplificare la vita ai migranti che attraversano il Paese, come sta facendo la Serbia.

Questo è quello che Suad Misini chiede. Il suo sciopero della fame è una missione per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema, ma anche per forzare la mano e ottenere un'intervento concreto attraverso il richiamo ai diritti umani fondamentali. Via via che il dibattito diventa più acceso, molti sostengono ancora che si tratta di una materia di competenza europea e che la Macedonia ha già abbastanza problemi.

Così facendo, mettono in evidenza le mancanze dell'UE a proposito dei migranti. Ma anche se queste persone avessero ragione, servirebbe ricordare loro che l'ambizione della Macedonia a entrare in UE non implica solo un'adesione formale, ma pure l'adozione dei principi europei. L'isolamento egocentrico e l'inosservanza dei diritti umani non sono tra questi. 

In Macedonia i migranti sono rinchiusi in strutture ristrette (You Tube).