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«La Francia non si guarda allo specchio»

Articolo pubblicato il 04 luglio 2007
Articolo pubblicato il 04 luglio 2007
Sono pochi i politici francesi nati da genitori immigrati. Ecco l’opinione di Karim Zéribi, ex-consigliere del ministro degli Interni Jean-Pierre Chevènement.

In Francia esiste un problema di discriminazione razziale?

In Francia esiste un evidente problema identitario. Il Paese non è abituato a guardarsi allo specchio, pur vivendo in una dimensione multiculturale straordinaria. Nonostante abbia affrontato le immigrazioni più differenti, tra cui quelle spagnole, italiane e polacche, non è mai riuscita a gestire quelle africane. Nel Paese risulta difficile considerare un Mohamad o una Fatima un cittadino a tutti gli effetti. La classe politica è molto lontana dall'immagine della società francese. Bisogna dimostrare buona volontà e non cadere nelle quote. A mobilitarsi deve tutta la società francese perché non si parla di battaglia comunitaria, ma di battaglia per la comunità nazionale.

Quando vedremo in Francia dei politici di ultima immigrazione?

Il nostro Paese non può più permettersi di dare delle lezioni. La repubblica e la laicità sono modelli straordinari. Ma nella realtà le cose sono più complicate. Quando guardiamo ai Paesi anglosassoni notiamo, in effetti, una vera dinamica multiculturale, con un modello d’integrazione che tuttavia non mi interessa. Qui assistiamo all’emergere di un’elitè qualificata proveniente dalle minoranze, anche se non amo questo termine. Quando si è repubblicani non si può parlare di minoranze ma di cittadini. Non si dovrebbe essere definiti in base alle proprie origini. Altrimenti vuol dire che la società avverte un malessere o che ci sono delle persone emarginate, dimenticate o ignorate. Non sono né per la discriminazione positiva né per le quote. Se si scegliessero i migliori, se si riconoscesse la competenza, il merito e il carisma degli uni e degli altri, la diversità sarebbe legittimata. Se non si ha una rappresentazione fedele della società, allora si possiedono delle risorse che non si sanno utilizzare. La Francia oggi è una repubblica di cooptazioni e di reti di contatti. Non è il Paese che ci è stato promesso a scuola, un Paese dove se ti dai da fare puoi sperare di scalare la società.

Perché è così attaccato alla repubblica?

La repubblica è uguaglianza del trattamento, è una dimensione fraterna di relazioni umane, il rifiuto per la ghettizzazione, è la varietà culturale e sociale. Il problema della Francia è lo stesso dell’Inghilterra, dei Paesi Bassi e degli Stati Uniti. Come noi anche loro hanno i loro ghetti, le loro discriminazioni, i loro problemi d’identità. Ma nel sistema anglosassone alcune cose hanno funzionato e dobbiamo prederle a esempio. Come il sogno americano. Io vorrei che ci fosse anche un “sogno repubblicano”. Non c'è. Vorrei che anche in Francia si potesse sperare di diventare qualcuno partendo da zero.

Perché parla di sogno repubblicano e non di sogno francese?

Per me la repubblica è un concetto universale: non appartiene solo alla Francia. Io sogno un’Europa repubblicana e laica. Ma bisogna ancora dimostrare che la Repubblica funziona a casa nostra.

Sarkozy non è buon esempio d’integrazione repubblicana?

Lui viene dall’immigrazione ungherese, abbastanza lontana dalla storia della Francia. Non si fa il processo alle sue origini. Forse, però, può risultare più difficile farsi strada a un francese di origine africana o magrebina, che ricorda alla Francia un’appassionante storia di relazioni. 1962 è ieri, la colonizzazione non è poi così lontana. Purtroppo non è facile scrivere una pagina di storia comune, di cui oggi avremo bisogno per poter guardare il futuro con serenità.

Cosa si aspetta dal Ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale?

Vorrei che mi spiegasse cosa significa essere francesi. Essere francesi non significa essere biondi con gli occhi azzurri, essere cattolici o essere nati in una famiglia residente in Francia da almeno tre o quattro generazioni. Essere francesi significa condividere valori comuni, aderire alla repubblica e alla laicità. E soprattutto non rinunciare alle proprie origini.

Essendo tedesco, mi preoccupa un po’ questo Ministero criticato dal relatore speciale contro il razzismo dell’Onu…

Non si agiti per niente, è tempo perso. Lasciamo fare, interverremo se necessario. Non si può continuare a fare politica basandosi sulle sole supposizioni.