società

La dura lotta per una politica migratoria umana

Articolo pubblicato il 20 aprile 2015
Articolo pubblicato il 20 aprile 2015

Ieri, circa 700 migranti hanno perso la vita nel Mediterraneo durante l'estremo (nonché pericoloso) tentativo di raggiungere l'Europa. Richiamata all'azione, la Commissione europea presenterà a fine maggio un progetto che, con la proposta di centri d’accoglienza offshore, aveva già attirato l'attenzione a marzo.

Era poco più di una conferenza stampa, ma la copertura mediatica è stata abbastanza inusuale: il 4 marzo il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, e il commissario per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza, Dimitri Avramopoulos, hanno posto le basi per un "nuovo programma europeo sulla migrazione".

L'attenzione della stampa si è subito focalizzata su un aspetto particolare del programma della Commissione, idea di cui si sentiva parlare già da diversi mesi: ovvero la creazione di centri di detenzione offshore in paesi al di fuori dell'Unione europea.

I timori e le speranze sollevate dai centri offshore sembrano esagerate visto che il vero obiettivo della Commissione è piuttosto limitato e che la possibilità di una effettiva attuazione di questo progetto è ancora più sottile.

Quel che il programma non è

Piuttosto che una politica concreta, l'agenda in materia di migrazione che sarà pubblicata entro la fine di maggio propone un programma di lavoro molto più ampio ma anche molto più vago. Un funzionario della Commissione l'ha descritto come «più orientato all'attuazione e alla revisione che all'adozione una nuova normativa», dato che le discussioni con gli Stati membri dell'Unione europea sui «centri di prima accoglienza nei paesi di transito» sono ancora «molto sfocate». 

In effetti, le idee proposte difficilmente potrebbero essere descritte come rivoluzionarie, anche se l'obiettivo audace di forgiare una nuova politica in materia di migrazione è di fatto una delle prime dieci priorità della nuova Commissione europea di Jean-Claude Juncker, che si è insediato nel novembre 2014.

Ancora più importante, tutto quel che riguarda l'asilo è confluito in uno dei quattro pilastri che andranno a comporre la nuova agenda sull'immigrazione, accanto alla migrazione irregolare, a quella economica e alla gestione delle frontiere. Unire questi argomenti diversi - e spesso in contrasto tra loro - in un unico ordine del giorno pone inevitabilmente il problema di quel che dovranno aspettarsi richiedenti asilo e rifugiati dentro (e fuori) i confini europei, nella speranza di un futuro migliore.

Elizabeth Collett, esperta dell'UE all'Istituto per le politiche migratorie di Bruxelles, smorza le aspettative e descrivere il futuro ordine del giorno come «più una dichiarazione di visione che un piano d'azione». «Con tempi così brevi per la preparare il documento, sembra improbabile che la Commissione possa giungere a una revisione politica enorme». 

Considerato il numero di persone che muore ogni mese nel Mediterraneo, i tempi necessari a Bruxelles per prendere una decisione potrebbero sembrare senza speranza. Eppure, comprendere queste dinamiche risulta fondamentale per capire dove (e in che modo) potrebbe avvenire un cambiamento. 

L'attuale sistema: né comunitario, né europeo

Dal 1999 l'Unione europea sta lavorando a un sistema comune di asilo, completato poi nel 2014. Tuttavia i principi di "solidarietà tra gli Stati membri" e di "equità tra cittadini arrivati da paesi terzi" ribaditi nei trattati europei rimangono ancora, nel migliore dei casi, una teoria.

La linea di fondo, secondo Jonathan Lindsell del think tank Civitas (con sede nel Regno Unito) è questa: gli Stati membri «in realtà non vogliono ridurre il numero di morti nel Mediterraneo, ma vogliono ridurre il numero di immigrati in Europa».

Con il crescente numero di rifugiati che cercano di entrare in Europa, i rapporti sulle violazioni dei diritti umani come il "push-back" illegale e rifiuti di soccorso in mare sono aumentati. Una volta che i migranti posano un piede sul suolo europeo (o su di una barca europea), dovrebbe essere concesso loro il diritto di chiedere asilo. Questo diritto viene spesso negato dalle autorità greche, spagnole e bulgari, secondo quanto riportato dalle organizzazioni per i diritti umani e dai giornalisti.

Mentre tali accuse restano prerogativa degli Stati membri, la Commissione utilizza sempre più delle procedure di infrazione per garantire un maggiore rispetto delle leggi e dei diritti umani nell'Unione europea. Ma date le violazioni sistematiche e i gravi problemi di controllo in molti paesi dell'UE, l'ONG tedesca ProAsyl ha deciso di reclamare un'europeizzazione delle missioni al fine di garantire il rispetto dei diritti dell'uomo e la responsabilizzazione (in modo diretto) delle istituzioni europee.

Resta da vedere in che misura il nuovo programma della Commissione comprenderà proposte del genere. Secondo alcune fonti della Commissione, l'ambizione verrà contenuta al fine di rafforzare l'operazione Frontex, e in particolare Triton, al largo della costa italiana: programma che l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha condannato senza mezzi termini, definendolo "del tutto inadeguato" e "privo di risorse e del mandato necessario per salvare vite umane. "

La notte del 18 aprile ben 700 migranti sono morti, dopo che la loro imbarcazione era affondata nel tentativo di raggiungere l'Italia. La scorsa settimana, invece, sono stati in 400 a morire annegati dopo che la loro barca si era capovolta al largo delle coste della Libia. Un enorme dramma per l'UE e per quella politica responsabile, ora chiamata ad agire. Mentre molte persone chiedono la convocazione immediata di una conferenza internazionale, il vero imperativo è raggiungere una politica di asilo che sia più umana.

Questo articolo è la prima parte di un approfondimento sul programma europeo sulle migrazioni che sarà pubblicato nel mese di maggio.