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La denuncia di un giovane curdo: «Il mondo ci ha abbandonati»

Articolo pubblicato il 26 ottobre 2014
Articolo pubblicato il 26 ottobre 2014

Hemdad, giovane curdo e studente di filosofia, è profondamente ferito dagli eventi che scuotono il Kurdistan. Ecco le sue impressioni su un conflitto che non vede fine e la sua critica di un Occidente addormentato.

In quanto essere umano e giovane cittadino curdo, sono cresciuto nella paura, quella di essere demolito e sterminato.

Come dimostra la storia, siamo il popolo che è stato maltrattato, tradito e minacciato. Abbiamo subito genocidi. Quello che è inverosimile è che la maggior parte dei genocidi contro il mio popolo sono recenti, e si sono verificati soprattutto verso la fine della seconda metà del ventesimo secolo. Sto parlando del genocidio di Anfal condotto in otto tappe (1983-1988) dal regime di Saddam Hussein che ha causato più di 182 mila morti e più di 4mila villaggi distrutti. Nel 1988, la città di Halabja è stata bombardata con armi chimiche, provocando più di 5mila morti e numerosi feriti. Chi se ne è preoccupato? Nessuno.

In questi anni dolorosi per migliaia di curdi tra cui la mia famiglia, il mondo ci ha abbandonati e non si è mostrato in alcun modo coinvolto negli eventi sfortunati di cui siamo stati vittime. Questo comportamento mi lascia pensare che gli occidentali non hanno mai provato grande simpatia per i curdi.  A causa di una tale indifferenza, i curdi hanno vissuto un incubo dietro l'altro. In questo senso hanno una parte di responsabilità. In effetti quando nel 1916 la Gran Bretagna (con l’appoggio di russi e italiani) ha firmato con la Francia gli accordi di Sykes-Picot, questi paesi hanno contribuito a dividere il Kurdistan in quattro parti, tra l’Iran, la Turchia, la Siria e l’Iraq. Non si trattava di una semplice divisione territoriale: l’Occidente ha diviso i curdi nella loro tradizione e nella loro cultura.

Questa divisione aveva come scopo quello di far vacillare l’unità del popolo curdo di fronte a questi paesi che volevano, nella migliore delle iportesi, la sua assimilazione, nella peggiore la sua scomparsa. Altri, come gli Stati Uniti, non hanno esitato a lasciarli fare, se non addirittura appoggiarli, per il loro interesse. Così nel 1974, con l’aiuto del governo iracheno e iraniano, gli Stati Uniti, che hanno annunciato un programma di sviluppo ipocrita, hanno in realtà svolto un ruolo fondamentale nel soffocamento della rivoluzione curda al sud del Kurdistan iracheno. Hanno allo stesso modo sostenuto l’iscrizione del PKK (Partito dei Lavoratori Curdi) nella lista delle organizzazioni terroriste, quando in realtà il suo tentativo era quello di difendere i diritti dei curdi.

Gli attacchi ai curdi non sono quindi delle novità e non sembrano cessare visto che ancora oggi continuiamo a soffrire. Incolpiamo il governo turco, iraniano e iracheno per aver permesso che il Daesh, conosciuto anche come Stato Islamico (Isis), sia utilizzato come una novità per attaccare i curdi. Ancora una volta migliaia di curdi devono far fronte a una nuova forma di barbarie, il genocidio del Califfato. Ad agosto decine di migliaia di persone sono state uccise nelle montagne di Shengal, più di 2mila donne e ragazze yazidi sono state portate via da questi terroristi. Kobane si trova nella stessa situazione.

Nonostante la resistenza della città all’assalto del Daesh, è solo questione di tempo prima che questi barbari s’impadroniscano della città. Difficile credere che al mondo non esista nessuna potenza in grado di mandare degli aiuti militari e umanitari alle popolazioni prese in ostaggio tra i turchi da una parte e il Daesh dall’altra.

Il governo turco è in effetti molto impegnato a dare il proprio sostegno medico e logistico ai terroristi aprendo loro le porte per permettere che raggiungano la Siria e di entrare in conflitto contro le minoranze.

Allo stesso tempo arresta i giovani curdi che vogliono entrare in Siria per prestare manforte ai curdi di Kobane. Quanto ai media, solo raramente e superficialmente presentano i veri interessi che stanno dietro alle mosse dei paesi coinvolti in questo conflitto e che permetterebbero di far capire meglio al mondo i veri motivi di questi orrori.

Noi curdi abbiamo più che mai bisogno di un aiuto internazionale, soprattutto per salvare e liberare Kobane in procinto di cadere nelle mani dell’Isis. A parte qualche sporadico tentativo portato avanti dagli Stati Uniti per allontanare i terroristi dalla città di Kobane, perché il mondo non risponde agli appelli dei civili e dei combattenti curdi che, da giorni, affrontano i terribili combattimenti contro il Daesh? Se gli Stati Uniti lo volessero veramente distruggere il Daesh sarebbe possibile. In effetti l’Isis è un po’ ovunque intorno a Kobane, ma è sorprendente vedere come l'America non muova un dito.

Come giovane curdo vorrei chiedere agli Stati Uniti e a tutto il mondo: dov’è quella democrazia, dove sono quei diritti dell’Uomo in questo genocidio perpetrato verso i curdi? Perché i combattenti curdi che dovrebbero essere sulla lista delle organizzazioni terroriste o non la Turchia che aiuta l’Isis?

Come giovane curdo immerso in un genocidio ridotto al silenzio mi sento solo, mentre nessuno viene ad aiutarci. Il mondo ci ha abbandonati alla rabbia dei turchi, degli iraniani e degli arabi. Riesco a percepire tutta l’indifferenza verso la sofferenza dei curdi che in tutte le circostanze ubbidiscono ai principi di laicità, democrazia e libertà e cercano di aiutare come meglio possono le altre minoranze che sono allo stesso modo vittime di queste barbarie. Siamo stati considerati come una nazione senza importanza e dobbiamo ormai pagare il prezzo della nostra identità: essere curdi, quindi contare di meno. Se crediamo alla comunità internazionale, non dobbiamo aspettarci niente, solo osservare il genocidio che sta avvenendo sotto gli occhi di tutto il mondo e che riduce il suo combattimento per la libertà.