società

La crisi dei rifugiati: i riflettori puntati sulla Germania

Articolo pubblicato il 06 settembre 2015
Articolo pubblicato il 06 settembre 2015

(Opinione) Bisognerebbe smetterla di tirare fuori sulla Germania, qualunque cosa succeda. Ci sono cose molto più importanti. L’Europa, per esempio. Dov’è finita l’Europa nel bel mezzo della crisi dei migranti?

Sono innervosita, provo persino disgusto. Il 3 settembre il noto giornalista francese Jean Quatremer ha postato su Facebook delle foto di Aylan, il bambino siriano morto affogato, e della sua famiglia. Tra i vari commenti se ne possono leggere alcuni che mettono i brividi. Per esempio, Benoit Leclef scrive: «La Germania ha bisogno di forza lavoro, quindi ciò che fa non è un'accoglienza altruista». Oppure George Miller: «I tedeschi devono avere la coscienza sporca, oppure vogliono fare qualcosa per rimediare».

Dal "problema tedesco"...

Probabilemente simili parole potrebbero essere liquidate come futili chiacchiere da bar e ci si potrebbe dedicare a cose ben più importanti. Ma aspettate un attimo. Ma perché sempre la Germania? La foto del bambino siriano annegato, apparsa su tutti i quotidiani e che sicuramente passerà alla storia come un simbolo della crisi dei rifugiati, è stata scattata sulla spiaggia turca di Bodrum, dove in seguito sono riemersi i cadaveri di altri 12 migranti siriani, tra i quali vi erano anche altri bambini. A Budapest, nei giorni passati, migliaia di persone hanno protestato per una maggiore cultura dell'accoglienza da parte del Paese, che negli scorsi mesi ha eretto una recinzione metallica e disposto una barriera di filo spinato lungo tutto il confine serbo, al fine di arginare il flusso di migranti. E cosa dice il Premier ungherese? La crisi dei migranti è un «problema tedesco».

In Svezia è stata sviluppata una app, Selfiejobs, che permette ai migranti di cercare lavoro in Europa nella loro lingua madre. La neo-sindaca di Barcellona Ada Calau ha proposto la creazione di una rete europea unica, i "municipios refugio" (comuni rifugio). L’impegno della società civile dev’essere incoraggiato in tutta Europa. La grande assente è la politica, che non riesce varare delle misure comuni e concrete per porre fine a tale catastrofe.

«Aveva un nome: Aylan Kurdi. Urgenza d’agire. Urgenza di una mobilitazione europea» («Il avait un nom: Aylan Kurdi. Urgence d'agir. Urgence d'une mobilisation européenne»). Così tuona il piano di azione, terribile e urgente, del Premier francese Manuel Valls, condensato in 180 caratteri di un tweet. Così urgente, che i Ministri degli interni degli Stati UE hanno seriamente fissato il loro incontro straordinario il 14 settembre. Solo tra due settimane…     

"Se corpi esanimi di bambini vengono trascinati a riva, allora è tempo di reagire", il quotidiano inglese The Independent cita Tim Farron, leader dei liberal democratici, e con questo titolo riduce l'emergenza migranti ad una mera critica verso la politica del Premier britannico Cameron. Anche Angela Merkel ha disposto da tempo che fossero ripresi i controlli alle frontiere, perché la Germania da sola non riesce a farsi carico delle conseguenze dell’abbandono del trattato di Dublino II

...alla "ossessione" tedesca

Nessun paese in Europa riuscirà da solo a far fronte alla crisi dei rifugiati. Nemmeno la Germania. "Refugees Welcome, da dove viene quest’onda di fratellanza tedesca?", si domanda il quotidiano online francese Rue89 riferendosi all’immagine di una Germania improvvisamente "calorosa", laddove, fino a poche settimane fa, era segnata dalle proteste anti-migranti dei radicali di destra e dai roghi appiccati contro le strutture di accoglienza. Questa domanda però ne nasconde un'altra, conseguente: da dove nasce la vostra ossessione di dover parlare costantemente e solo della Germania? 

L'occhio severo e costante sulla Germania non porterà ad alcun vantaggio per nessuno. Tradisce solamente una questione: l’immobilità e l’insicurezza, in risposta all’indolenza dei propri Paese. L’unica risposta corretta in questo dibattito sull’immagine della Germania, forse l’ha data il fumettista olandese Ruben L. Oppenheimer con una sua vignetta di qualche giorno fa: è la risposta agli eterni retroscena, che preferiscono restare ingarbugliati nelle loro miopi speculazioni, invece di andare avanti e aiutarsi a vicenda. Perché in futuro non si assista più ad un altro Aylan Kurdi esanime sulla spiaggia, bensì ad un Aylan che gioca sulle spiagge europee.