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La caccia al lavoro: da laureati (e tirocinanti) a Neet

Articolo pubblicato il 11 maggio 2015
Articolo pubblicato il 11 maggio 2015

Nell'UE un giovane su cinque – circa 5,5 milioni di cittadini – non riesce a trovare un'occupazione mentre un numero ancora più alto svolge un lavoro per il quale è troppo qualificato. In Europa la disoccupazione giovanile finisce spesso in prima pagina, ma quali sono le storie dietro alle statistiche?

Il secondo articolo di un'inchiesta in più parti, con testimonianze da Bucarest e da Londra.

I giovani che entrano nel mercato del lavoro nel Regno Unito potrebbero non reputarsi fortunati. Eppure, se paragonato al salario minimo rumeno di 157.50€ (£122.90), l'equivalente inglese – di 1524.98€ (£1,105.00) – non sembra poi così male. Malgrado i salari più alti, la lotta per i posti liberi, soprattutto a Londra, è decisamente una lotta all'ultimo sangue.

Tianyan Xu, 24 anni, è nata in Cina da genitori cinesi. L'anno scorso ha ottenuto un posto in un competitivo programma di specializzazione con la British Telecom (BT) ma dice che la sua generazione, composta da chi si è laureato negli ultimi cinque anni, può sentirsi addirittura bloccata dalla competizione causata dall'esplosione della crisi finanziaria. Molti dei suoi amici, spiega, hanno addirittura smesso di provare dopo alcuni tentativi falliti nel difficile processo di domanda.

«Incappare negli ostacoli è alquanto fastidioso: non si tratta solo delle tue capacità e del tuo talento, è tutto fondato sulla percezione. Qualunque sia il tuo punto di forza, devi avere un'opportunità per farlo vedere», afferma.

La sua amica Adeola Adeyemo, 24 anni, ha una laurea specialistica, numerosi tirocini alle spalle e desidererebbe lavorare nell'editoria. «Il lavoro dei miei sogni sembra essere impossibile - dice -. Mi sento un po' bloccata, ma non so bene cosa fare al riguardo. È come se stessi sbattendo la testa contro un muro di mattoni. Eppure sulla carta ho sufficiente esperienza. Immagino si tratti di un'eccessiva offerta di gente troppo qualificata e di una mancanza di posti di lavoro». Adeola ha cercato di tenere in stand-by il suo sogno, lavorando nel frattempo nel campo delle vendite. Eppure, ci dice, «vorrei tanto sapere che potrò lavorarci [nell'editoria]… ma non so nemmeno come fare, considerando dove mi trovo adesso».

Tianyan e Adeola naturalmente sono tra le persone più fortunate perché, in tutta l'Unione Europea, oltre il 20% dei giovani è disoccupato: il doppio dei disoccupati di tutte le età e addirittura il triplo degli over 25. In pratica, 7,5 milioni di persone tra i 15 e i 24 anni non hanno né un'occupazione, né un'educazione, né una formazione (per questo vengono chiamati ‘né-né’, versione italiana dei Neet), mentre qualcosa come 2 milioni di posti di lavoro in tutta l'UE rimangono scoperti. L'Unione Europea ha promesso 6 miliardi per finanziare le regioni più colpite dalla disoccupazione, cifra che potrebbe sembrare elevatissima a patto di non prendere in considerazione i costi: si stima che i Neet costino all'UE 153 miliardi di euro (l'1.21% del PIL) all'anno in benefici e che facciano perdere entrate e tasse.

Chiedere aiuto, ma a chi?

Come cambiare la situazione? Aiutando i giovani ad apprendere le giuste abilità: a dirlo è Cristian Ionescu della BPI Group Romania, un'azienda che sta realizzando un progetto pilota finanziato dall'UE che punta ad inserire 2.500 giovani Neet nel mondo del lavoro.

Cristian Ionescu della BPI Group Romania spiega come aiutare i giovani ad apprendere le giuste abilità.

«C'è una lotta impari tra il sistema educativo e quello che i datori di lavoro vogliono realmente», afferma. C'è anche una discordanza di aspettative: i datori di lavoro si lamentano che i giovani candidati non abbiano delle capacità pratiche tuttavia, continua, «le aspettative dei giovani circa il salario non sono realistiche».

Offrendo apprendistati, training vocazionali e capacità imprenditoriali in quei settori che incontrano la domanda dell'industria locale (come per esempio elettricisti nelle regioni industriali, o barman nelle zone turistiche), il progetto punta a colmare alcuni di questi vuoti. Tuttavia, persino Cristian si chiede quanto sia realistico puntare su 'Garanzia Giovani', iniziativa che prova a garantire ad ogni giovane europeo sotto i 25 anni un'offerta concreta e di buona qualità nei quattro mesi successivi alla conclusione dell'istruzione formale o alla disoccupazione. «Non credo sia possibile in paesi come la Romania, la Grecia, il Portogallo o la Spagna… la Romania, per esempio, ha uno degli intervalli di tempo più lunghi da quando un laureato si laurea a quando trova il primo lavoro».

Per chi sta ancora studiando, le scuole e i licei romeni non sembrano offrire molto in termini di lavoro. Alexandru Nistor, 21 anni, studente di cibernetica presso l'Academy of Economics Studies di Bucarest, ha trovato un tirocinio come sviluppatore web alla Deutsche Telekom Romania in maniera del tutto autonoma. E crede che il suo liceo non faccia abbastanza per aiutare gli studenti ad ottenere l'esperienza pratica di cui hanno bisogno. 

«È previsto un tirocino obbligatorio durante il periodo universitario, ma soltanto in alcune aziende che non hanno molto a che fare con la facoltà in cui stai studiando. Per esempio, dal momento che io studio informatica, avrei dovuto fare un tirocinio in un'azienda informatica, ma l'università ha [soltanto] contatti con banche o aziende più centrate sull'economia».

Purtroppo questa non è una situazione che riguarda solo la Romania, dove istruzione e formazione sembrano inadeguate per i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro. Anche Londra ha i suoi problemi.

Job Hunters

Non perdetevi la prossima parte di questa serie approfondita realizzata da Anna Patton e Lorelei Mihala, perché nel prossimo capitolo si parlerà di come i giovani londinesi si rapportano con gli ostacoli per la ricerca di un lavoro!