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L' altra faccia di Barcellona: oltre Gaudí, ripidi pendii e blocchi di cemento

Articolo pubblicato il 29 marzo 2011
Articolo pubblicato il 29 marzo 2011
La città comitale, che fu culla del movimento architettonico piú vivace, dove si innalzano le torri dell'incompiuta Sagrada Familia e il Parc Güell, ci mostra l' aspetto tanto amato dai turisti.
Alzi la mano però chi conosce le borgate lungo i fianchi della Collserola, e il quartiere di Ciutat Meridiana, dove non vanno neppure i barcellonesi, insospettiti da una reputazione di ghetto povero e malfamato. Riuscirà l'amministrazione municipale a sdoganare queste periferie dimenticate?

Ciutat Meridiana è il primo quartiere a salutare i turisti che arrivano in città con l' autostrada. Appartenente al distretto di Nou Barris si trova, letteralmente, incastonate tra i fianchi dei monti di Collserola. È il maggiore esempio architettonico del liberismo franchista: quantità senza qualità. Molti appartamenti, uno sull'altro, senza ordine né logica. Fu così che nacque la città satellite, come erano soliti chiamarla gli architetti del regime.

L'esclusione a due passi dal mare

Quello che in principio doveva essere il nuovo cimitero cittadino finì per diventare un quartiere che accolse l' immigrazione dal sud negli anni '60. Manolo Martínez vive nel quartiere sin da quando arrivò dalla sua città natale, Cordova: “Siamo qui dalla fine degli anni 60. Io e quasi tutti gli altri residenti ci trasferimmo contemporaneamente, sistemandoci dove fu possibile”. Durante i suoi primi anni di vita, il quartiere si riempì di giovani che arrivavano alla ricerca di un futuro migliore. Lo stesso valse per i giovani di quella che venne definita la seconda ondata migratoria, provenienti dal Sud America e dal Nord Africa. Sul totale della popolazione (11.121), oggi gli immigrati rappresentano il 40% (4.467). In molti hanno aperto piccole attività e riempono le strade con negozi di frutta e verdura, di parrucchieri o di alimentari.

Dall' alto del Tibidabo la visuale è molto diversa da quella che si ha passeggiando tra le strade di Ciutat Meridiana. Una delle zone più esclusive di Barcellona si trova, curiosamente, ai piedi della catena di Collserola. Ma qui non c'è caos né ci sono edifici a 17 piani. Da Pedralbes, un ghetto di tutt'altro genere, forse il più ricco di Barcellona, deve costare un bel po' di fatica non stigmatizzare i cittadini di Ciutat Meridiana. Di sicuro non hanno mai passeggiato tra le sue strade con salite che arrivano al 15%, né si sono seduti nella Piazza Rossa (chiamata così per le azioni sindacali durante gli ultimi anni del franchismo), ma l' immagine di questa banlieue appare loro ben chiara: droga e violenza. O per lo meno questo è quello che hanno sentito dire. Corre anche voce che sia una città senza leggi e che la polizia non si arrischi ad entrare nel quartiere.

Chi è nato prima, il ghetto o la gallina?

Dato che il quartiere è un ghetto, non ci sono servizi di connessione con il resto della città. Oppure, forse, il quartiere si è trasformato in un ghetto proprio perché mancano questi servizi. Juan Castillo, residente a Ciutat Meridiana da circa 40 anni, prendeva l' autobus ogni mattina: “Se perdevi l' autobus delle cinque di mattina dovevi andare fino a Sant Andreu. Quello era l' unico autobus in tutto il quartiere”. Durante gli ultimi 10 anni la zona ha sperimentato un cambiamento importante e dispone, attualmente, di due stazioni della L11 (linea undici) della metropolitana di Barcellona.

In passato, l'unico modo per arrivare in centro era prendere un autobus alle 5 del mattino

L' Accademia Reale Spagnola definisce il ghetto come un “quartiere o sobborgo in cui vivono persone emarginate dal resto della società”. Molti cittadini sono d'accordo sul fatto che il quartiere sia stato lasciato a se stesso. I pochi investimenti pubblici e la mancanza di interesse per mantenere questa zona isolata dal resto della comunità urbana generano malcontento. Victoria Lindao gestisce un negozio di parrucchieri e si lamenta della poca volontà  di rinnovare il quartiere: “Si sono dimenticati di noi. Gli ascensori che servono ad evitare di salire tutte le scalinate a piedi ogni volta si guastano, e ci mettono settimane per ripararli”.

Le zone più povere delle città sono quelle in cui c'è maggiore tensione sociale e in cui si vivono situazioni di insicurezza di forma più frequente. Carmen López, commessa in una panetteria, assicura che ci sono piccoli furti e tumulti tra i diversi gruppi del quartiere. “Prima si notava di più il traffico di droga. Sono sicura che il fenomeno non è scomparso, ma non è così esplicito come anni fa”. Carmen nota miglioramenti nella vigilanza, ma aggiunge che la criminalità è aumentata negli ultimi anni a causa, forse, della crisi economica. Per migliorare la situazione il comune di Barcellona applica dal 2008 un piano triennale per consolidare le reti di sostegno agli immigrati e promuovere l'integrazione linguistica attraverso dei corsi di catalano. 

Benvenuto a chi non ci vedrà mai

Ciutat Meridiana è divisa dall'autostrada di ingresso a Barcellona. Sopra di questa ci sono i blocchi di cemento del quartiere e in basso si scorgono alcuni edifici e baracche. Scendendo per un lato si assiste ad un radicale cambio di paesaggio: a Vallbona si arriva per una stradina interna. Su entrambi i lati della strada vi sono cespugli e arbusti di cui nessuno si prende cura e dove si nascondono galli e galline. Il centro è costituito da due edifici di recente costruzione, svariati negozi chiusi e due bar. Ma se si cammina un altro po', si scopre una fila di baracche situate proprio sotto l' autostrada. Cartoni, ondolux, e pareti di alluminio danno forma ad un paesaggio completamente nuovo: l' altra faccia della mia città.

Il vento, la pioggia e le inondazioni hanno distrutto in varie occasioni le abitazioni di centinaia di persone. Senza riscaldamento, acqua calda o luce vigilano l' entrata di Barcellona, dando il benvenuto a coloro che non li vedranno mai. Il fatto è che nella vetrina di Gaudí non c'è spazio per quelli che vivono ai margini della società. Per quelli che qualcuno ha avuto il coraggio di definire cittadini satellite.

Foto : home-page:  (cc) Victoria Gracia/flickr; El Born: lefthandrotation/flickr ; fermata della metro: orionomada/flickr