società

Kosovo: l'indipendenza mutilata. Si apre il dibattito

Articolo pubblicato il 20 febbraio 2008
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 20 febbraio 2008
Il 17 febbraio 2008 il Kosovo si è autoproclamato indipendente di fronte a una comunità internazionale spaccata. Ecco le testimonianze di un kosovaro, un russo e una serba.

Gëzim Visoka, 21 anni, studente kosovaro: «Finalmente libertà e dignità»

Nel 1999, allo scoppio della guerra della Nato contro la Serbia di Milosevic, avevo tredici anni e in Kosovo ho vissuto molte esperienze, anche dure, sin da quando ero bambino. Per questo il momento dell'indipendenza è qualcosa di estremamente importante: indimenticabile, confuso, ma positivo.

Nonostante fossi persuaso che questo giorno sarebbe arrivato, i lunghi negoziati, i ritardi e le attese estenuanti mi hanno fatto sentire l'espressione “Kosovo indipendente” lontana.

Il 17 febbraio ho visto molte facce felici per le strade: persone che si sentivano libere, orgogliose e parte di un Paese.

Certo non mancano le preoccupazioni: una nuova fase di transizione, una nuova situazione economica, e la ricostruzione della città. Tutti problemi che rappresentano una sfida per noi, giovani kosovari, che assumeremo il controllo del Paese domani. Per tutto questo mi sento oggi più motivato a studiare e a lavorare: il mio impegno contribuirà alla rinascita della nazione.

Il nuovo stato del Kosovo sarà un banco di prova anche per l’identità nazionale. Abbiamo una nuova bandiera, nuovi simboli e un dubbio: ci sentiamo kosovari o albanesi?

Questa confusione potrebbe essere pericolosa: da una parte potrebbe risvegliare sentimenti neo-nazionalisti, dall'altra farci perdere l'identità etnica.

Lo studente russo 25enne: «Si tratta di un'occupazione»

Sono devastato e arrabbiato. Quello che è successo non farà che esasperare le tensioni etniche nella regione. L’appoggio che la comunità internazionale ha dato al Kossovo costringe la Serbia a rinunciare a questo territorio, considerato come storicamente serbo (Il Kosovo è considato la culla della nazione serba a partire dalla battaglia di Kosovo polje, combattuta nel 1389 a nord di Pristina, tra l'esercito dell'impero serbo e quello ottomano, ndr).

I serbi hanno sbagliato tutto: invece di usare l'esercito avrebbero dovuto cercare un via per integrare le due comunità. Non ho certo visto il Regno Unito cedere la città di Leicester all’India perché ha una forte presenza di immigrati indiani (la città inglese ha circa il 30% di popolazione di origine indiana, ndr).

Si sarebbe dovuto lavorare sulla riconciliazione, imparando a vivere all'interno della stessa nazione.

Gli albanesi kosovari hanno già l’Albania come patria, perché dunque un governo albanese su un territorio serbo? È forse diverso da una occupazione? È forse una cosa diversa dal controllo assunto dalla Turchia su mezza Cipro? Bisognerebbe chiedere ai ciprioti cosa ne è stato del patrimonio ortodosso al quale hanno dovuto rinunciare.

Si tratta di una situazione diversa rispetto a quella del popolo ebraico che non aveva un territorio sul quale tornare.

Ana Stojakovic, serba 27enne, consulente a Parigi: «Il Kosovo era e sarà sempre serbo»

I serbi hanno dato ai kosovari nazionalità, patria, la possibilità di conservare la loro lingua e di praticare la loro religione. In cambio, dopo aver espulso più di 250.000 serbi dal Kossovo (a seguito della guerra della Nato, ndr) ottengono ora una rappresentanza in tempi velocissimi, diventano maggioranza, e ora hanno l'indipendenza. È incredibile!

Il Kosovo non era e non è mai stato indipendente, a differenza delle altre repubbliche ex-jugoslave, che godevano di statuti o che erano già indipendenti prima e autonomi poi nello stato multietnico di Tito. Il Kosovo era serbo e sarà sempre parte della Serbia, non importa chi ci viva.

Tutto questo porterà a nuove aggressioni? Io penso a mio padre, mio fratello, i miei amici e alla mia famiglia. Penso a un intero paese devastato da anni di comunismo e poi da guerre, bombardamenti Nato, embargo, sanzioni.

Personalmente io non appartengo a nessuno schieramento politico. Ma oggi sono spaventata per il futuro dei serbi in Kosovo. E ho anche paura per il resto della Serbia, per il comportamento e le critiche che riceve dai paesi filo-americani, che hanno deciso, appoggiando questa politica, di rendere difficile – vedi impossibile – la transizione democratica, minando l'integrità, territoriale e culturale del Paese.

Il Babelblogger , dalla Spagna (stato che non ha riconosciuto l'indipendenza del Kosovo, insieme alla Grecia, alla Romania, alla Slovacchia e a Cipro), si chiede se . Partecipa alla discussione sul della nostra community

Piconil Kosovo è un problema europeoforum

Foto nel testo: La scultura ufficiale all'indipendenza(Flora Loshi), Cinquecento serbi in manifestazione a Parigi il 17 febbraio(Ana Stojakovic), le celebrazioni a Trafalgar Square a Londra(grange85/ Flickr), homepage and in-box: celebrations in Geneva, Switzerland (iGenc/ Flickr)