società

Jacques Delors: “Il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà”

Articolo pubblicato il 25 novembre 2011
Articolo pubblicato il 25 novembre 2011
Una piccola sala nel palazzo del rettorato dell’Institut Catholique di Parigi, un vassoio di croissants e appena venti sedie. Un incontro privato e piuttosto esclusivo. Una conversazione tra pochi e sul tavolo, all’ordine del giorno, il tema: “I giovani e l’Europa”. Gli sguardi dei presenti (tutti francesi) diretti verso una sola persona: Jacques Delors.

Presidente, per molti certamente il migliore, della Commissione Europea fra il 1985 e il 1995, grande pensatore di matrice europea, membro del Partito socialista francese, ex ministro dell’Economia e quasi candidato alla presidenza del Paese nonché padre di Martin Aubry (segretario del Partito Socialista francese), Jacques Delors, a prima vista, appare come un uomo tutto d’un pezzo, un politico d’altri tempi, un politico nella sua vera essenza. A 86 anni, pare conosca abbastanza bene la gioventù europea, ma sa che si tratta di un concetto elitario:“C’è un’idea di appartenenza all’Europa, ma riguarda solo i laureati”.

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Nonostante la situazione attuale, Jacques Delors difende l’Europa a spada tratta. Ricorda come l’unione faccia la forza e cerca di convincere anche i più riluttanti: “Possediamo una radice culturale comune che dobbiamo impegnarci a preservare: la democrazia greca, il Diritto romano e le rivoluzioni sono stati e continueranno ad essere patrimonio europeo”.

Purtroppo non ha parole confortanti sul futuro: “In questo momento sono diviso fra il pessimismo che domina la mia ragione e l’ottimismo di cui si nutre la mia volontà. Le nostre scelte sono state fatte pensando agli adulti e agli anziani, ma senza pensare ai giovani. Abbiamo sacrificato le nostra gioventù”.

Nella sala cala il silenzio, gli assistenti di Jacques Delors annuiscono con la testa accompagnando le sue parole mentre io, unica giornalista straniera (spagnola) fra i presenti, tutti francesi, mi domando: “Non è assurdo riflettere sull’identità europea senza considerare gli ‘europei’? Hanno mai pensato ai giovani di Lituania, Estonia e Cecoslovacchia? A parte l’Erasmus, cosa sappiamo degli altri valori sociali condivisi dai giovani europei?

Foto: apertura (cc) Push Europe UK/Flickr; Delors (cc) European Parliament/flickr