società

Jack Buckby: "L'UE non dovrebbe esistere"

Articolo pubblicato il 06 febbraio 2014
Articolo pubblicato il 06 febbraio 2014

L'Europa? "Non dovrebbe esistere". Il multiculturalismo? "Una bufala". Gli immigrati? "Mettono in pericolo la nostra cultura nazionale". Intervista con Jack Buckby, il nuovo volto del partito anti-immigrazione, Liberty GB

Chi, se non Jack Buc­k­by, po­treb­be rap­pre­sen­ta­re al me­glio le po­si­zio­ni an­ti-im­mi­gra­zio­ne in Eu­ro­pa? Il ven­tu­nen­ne, nuovo volto pu­li­to della po­li­ti­ca bri­tan­ni­ca, è stato mi­nac­cia­to dai par­ti­ti di de­stra e si­ni­stra del suo Paese. Ora è can­di­da­to al Par­la­men­to eu­ro­peo. Ca­fé­ba­bel lo ha in­ter­vi­sta­to.

Ca­fé­ba­bel (Cb): Cos’è il cul­tu­ra­li­smo?

Jack Buc­k­by (JB)Il Cul­tu­ra­li­smo è un pen­sie­ro se­con­do cui le iden­ti­tà na­zio­na­li de­vo­no es­se­re pre­ser­va­te, per­met­ten­do alle cul­tu­re di svi­lup­par­si se­con­do il vo­le­re della pro­pria po­po­la­zio­ne. I giap­po­ne­si pos­so­no con­si­de­rar­si su­pe­rio­ri agli in­gle­si e, que­st’ul­ti­mi, se cre­do­no, ai te­de­schi: è le­git­ti­mo. Tutti ab­bia­mo la no­stra cul­tu­ra na­zio­na­le e do­vreb­be es­se­re per­mes­so di di­fen­der­la senza es­se­re con­si­de­ra­ti raz­zi­sti.

Cb: Quali sono le idee sul­l’im­mi­gra­zio­ne del par­ti­to Li­ber­ty GB?

JB: L’im­mi­gra­zio­ne è fuori con­trol­lo da de­cen­ni. Ab­bia­mo bi­so­gno di una chiu­su­ra com­ple­ta dei con­fi­ni: 5 anni in cui a nes­su­no sarà per­mes­so di en­tra­re nel Regno Unito. Poi si vedrà.

Cb: Per­ché pensi che l’im­mi­gra­zio­ne sia fuori con­trol­lo?

JB: Per prima cosa c’è il pro­ble­ma delle ri­sor­se: siamo so­vrap­po­po­la­ti. Inol­tre c’è la que­stio­ne del­l’i­den­ti­tà na­zio­na­le. Quan­do si "rim­piaz­za" la po­po­la­zio­ne di una na­zio­ne, la cul­tu­ra fa la stes­sa fine.

Cb: In­ve­ce di “rim­piaz­za­re”, non sa­reb­be me­glio par­la­re di coe­si­sten­za?

JB: Sa­reb­be un sogno se tutti po­tes­se­ro coe­si­ste­re pa­ci­fi­ca­men­te, ma il fal­li­men­to del mul­ti­cul­tu­ra­li­smo ha di­mo­stra­to che ciò non è pos­si­bi­le.

Cb: Cosa pensi del mul­ti­cul­tu­ra­li­smo?

JB: Il mul­ti­cul­tu­ra­li­smo op­pri­me la cul­tu­ra ospi­tan­te. Tutto il mondo, ec­cet­to l'Oc­ci­den­te, ha un at­te­gia­men­to cul­tu­ra­li­sta. Per­ché l'A­sia e l'A­fri­ca pos­so­no per­me­tter­se­lo, men­tre l'In­ghil­ter­ra do­vreb­be ri­ma­ne­re una sorta di "cro­gio­lo"? L’i­dea di va­rie­tà vei­co­la­ta dal mul­ti­cul­tu­ra­li­smo è una presa in giro. Unen­do due cul­tu­re si crea omo­lo­ga­zio­ne, non di­ver­si­tà.

Cb: L’im­mi­gra­zio­ne non è una so­lu­zio­ne al­l’in­vec­chia­men­to della po­po­la­zio­ne?

JB: Anche gli im­mi­gra­ti in­vec­chia­no: non pos­sia­mo con­ti­nua­re sem­pli­ce­men­te a rim­piaz­zar­li. I cit­ta­di­ni di un Paese si de­vo­no sen­ti­re a pro­prio agio nella loro na­zio­ne. Al­tri­men­ti cre­de­ran­no che met­te­re al mondo un fi­glio in que­sto caos eco­no­mi­co e so­cia­le non sia la cosa giu­sta da fare e si ali­men­te­rà il "white flight".

Cb: Non c'è nulla di po­si­ti­vo nel­l’im­mi­gra­zio­ne?

JB: Scien­zia­ti nu­clea­ri giap­po­ne­si e in­ge­gne­ri te­de­schi sono ben­ve­nu­ti, ma con 2.32 mi­lio­ni di di­soc­cu­pa­ti non ab­bia­mo bi­so­gno di altri la­vo­ra­to­ri non qua­li­fi­ca­ti.

Cb: Mi puoi par­la­re degli abusi e delle vio­len­ze che hai su­bi­to a causa dei tuoi idea­li?

JB: Nel 2013 sono stato cac­cia­to dal­l’u­ni­ve­ri­stà per aver par­la­to dei pro­ble­mi le­ga­ti al­l’I­slam e al mu­lti­cul­tu­ra­li­smo. Uno dei no­stri pro­fes­so­ri era mus­ul­ma­no e cer­ca­va di giu­sti­fi­ca­re l’o­mi­ci­dio di Lee Rigby. Ho di­chia­ra­to il mio dis­sen­so e que­sta è una delle cause per cui sono stato cac­cia­to. Si ten­go­no le­zio­ni sul mul­ti­cul­tu­ra­li­smo in cui agli stu­den­ti viene detto che “se non ac­cet­ta­no l’u­gua­glian­za e la di­ver­si­tà come re­go­le, de­vo­no ab­ban­do­na­re il corso”. Le pro­spet­ti­ve dif­fe­ren­ti sono esclu­se e, fin­ché sarà così, per­so­ne come me con­ti­nue­ran­no a es­se­re chia­ma­te “fa­sci­ste”, quan­do in real­tà di fa­sci­sta non ab­bia­mo nulla. Per for­tu­na non c’è stata an­co­ra nes­su­na vio­len­za: la si­ni­stra ab­ba­ia, ma non morde. Ma ho ri­ce­vu­to nu­me­ro­se mi­nac­ce di morte a Li­ver­pool e la gente nel cam­pus ha cer­ca­to di at­tac­car­mi. Gi­ra­vo con una guar­dia del corpo.

Cb: Vor­resti mai degli amici mus­ul­ma­ni?

JB: No, i mu­sul­ma­ni che af­fer­ma­no di es­se­re pa­ci­fi­ci e mo­de­ra­ti ing­no­ra­no ciò che la loro re­li­gio­ne gli in­se­gna, op­pu­re pra­ti­ca­no la taq­qiya, ov­ve­ro “men­to­no”.

Cb: Ci puoi rac­con­ta­re la tua espe­rien­za nel Par­ti­to Na­zio­na­le Bri­tan­ni­co (BNP)?

JB: Sono stato coin­vol­to quan­do ero molto gio­va­ne. Al tempo pen­sa­vo che fos­se­ro cam­bia­ti, che stes­se­ro cam­bian­do idea sul­l’im­mi­gra­zio­ne. Loro hanno su­bi­to rea­liz­za­to che ero in­tel­li­gen­te e schiet­to. Ero in con­tat­to re­go­la­re con Nick Grif­fin e con la di­re­zio­ne. Poi ho ca­pi­to che la mo­der­niz­za­zio­ne del par­ti­to era una farsa, una bugia: erano an­co­ra an­ti­se­mi­ti e raz­zi­sti. Io in­ve­ce cer­ca­vo di pro­muo­ve­re il cul­tu­ra­li­smo. Du­ran­te la con­fe­ren­za dell’Al­lean­za eu­ro­pea dei mo­vi­men­ti na­zio­na­li­sti ho pro­po­sto di non par­la­re più di "razza", ma di "cul­tu­ra­li­smo". Mi hanno riso tutti in fac­cia. Poi ho ini­zia­to a ri­ce­ve­re mi­nac­ce dai mem­bri del BNP. Mi chia­ma­va­no "ebreo", "sio­ni­sta", "agen­te del go­ver­no”. 

Cb: Che vi­sio­ne hai del­l'Eu­ro­pa?

JB: Beh… L’U­nio­ne eu­ro­pea non do­vreb­be esi­ste­re.

Cb: La­vo­re­resti con altri lea­der della de­stra eu­ro­pei, come per esem­pio Ma­ri­ne Le PenGeert Wil­ders?

JB: Di certo con Geert Wil­ders. In­fat­ti ab­bia­mo con­tat­ti con il PVV (Par­tij voor de Vri­j­heid, "Par­ti­to per la Li­ber­tà", ndr.). Forse anche con il FN (Fron­te Na­tio­nal, "Fron­te Na­zio­na­le" ndr.). Ab­bia­mo la­vo­ra­to con molti par­ti­ti che sono an­ti-isla­mi­ci, ma non fa­sci­sti o neo-na­zi­sti.

Cb: Sei pre­oc­cu­pa­to di aver rac­col­to solo £500 con la tua cam­pa­gna si­no­ra?

JB: Il no­stro si­ste­ma di do­na­zio­ne ha avuto al­cu­ni pro­ble­mi tec­ni­ci, ma ab­bia­mo rac­col­to molto più.

Cb: Cosa pensi del­l'im­ma­gi­ne della de­stra vei­co­la­ta dai media?

JB: Le per­so­ne più istrui­te e in­tel­li­gen­ti che co­no­sco sono schie­ra­ti a de­stra. I media vo­glio­no far cre­de­re che siamo tutti dei na­zi­skin che si in­con­tra­no al pub a bere birra e che hanno una sva­sti­ca ta­tua­ta sul brac­cio.

- Que­sto ar­ti­co­lo fa parte del Dos­sier-Im­mi­gra­zio­ne di Ca­fé­ba­bel -