società

Italiani brava gente: La Sapienza e il vizio del pensiero

Articolo pubblicato il 28 novembre 2012
Articolo pubblicato il 28 novembre 2012
La legge di stabilità proposta dal governo italiano prevede numerosi tagli all’istruzione, ripercuotendosi sul futuro già incerto delle giovani generazioni in Italia. Tra proteste contro l'austerità “No Monti”, minacce di tagli al progetto Erasmus e rabbia per essere stati accusati di essere “choosy”, i giovani italiani espongono i loro punti di vista.

Mentre belle giornate assolate danno il benvenuto ai turisti a Roma, il baccano attorno all’università La Sapienza manda vibrazioni di confusione, delusione, ribellione e rabbia. Il 27 ottobre scorso, migliaia di studenti soprattutto italiani hanno messo in scena il No Monti day – mi informa un poster gigante su uno degli edifici dell’università. La protesta anti-austerità è diretta contro il primo ministro italiano Mario Monti e le misure di austerità imposte dall’Unione Europea. La legge di stabilità proposta dal governo prevede tagli indispensabili ai fondi per l’istruzione, con conseguenze non tanto gradite dalle delle giovani generazioni.

La brava gente non pensa

Le persone istruite sono difficili da manipolare: il raziocinio porta alle rivolte.

I tagli minacciano anche il programma di scambio Erasmus che ha unito studenti di tutta l’Europa per 25 anni. "Siamo condannati", dice Eleonora Massi, mentre sediamo a chiacchierare a La Sapienza; è appena tornata dalla sua esperienza Erasmus in Norvegia. "Non so se ci sia una via d’uscita. L’Erasmus mi ha permesso di esplorare una realtà parallela.Osloè veramente multiculturale: ti senti davvero fuori dall’Unione Europea. Ai norvegesi non importa molto dell’Unione. Sembra che abbiano preso la decisione giusta". Altri come Edoardo, studente al primo anno a La Sapienza, non hanno ancora avuto la possibilità di partecipare al progetto Erasmus. "L’Erasmus è un’esperienza ancora più formativa dello studio", dice, "se non vado, sarà un’esperienza persa".

I fondi insufficienti per l’Erasmus sono solo una faccia della moneta; i tagli all’istruzione hanno conseguenze maggiori. Agli insegnanti sarebbe richiesto di lavorare sei ore in più con lo stesso stipendio. "I tagli proposti avranno come risultato meno docenti per più alunni, meno attività, meno tempo ed energia dedicati ai bambini, e perciò una generale riduzione della qualità degli insegnamenti", dice il professor Alessandro Natalini. "Simili difficoltà per gli alunni sono state osservate fin dal 2008 quando gli insegnati sono stati ridotti di circa 80.000 unità. Ciò fu accompagnato da una diminuzione degli scambi di studenti simili all’Erasmus, come il Comenius". Natalini evidenzia la mancanza di comprensione della gravità della situazione. "La crisi è solo un alibi", dice. "Le persone istruite sono difficili da manipolare: il raziocinio porta alle rivolte. Invece, le persone non istruite sono private del loro potere di protestare".

'Choosy'

Forse mia madre può dirmi che sto facendo la schizzinosa, ma non un ministro

Eleonora è d’accordo; i tagli all’istruzione sono "un piano diabolico". L’Italia sta sperimentando solo l’illusione di una democrazia? "Gli studenti in particolare sanno sempre di meno", dice, "non sono ben informati. C’è un’ignoranza generale. Le loro proteste non hanno alcuna eco e di conseguenza il governo non presta attenzione. Protestare e far sentire la propria voce è il cuore della democrazia". Mentre potrebbe sentirsi impotente davanti a una classe politica che fa finta di ascoltare, Eleonora suggerisce una forma di protesta più radicale. "Se almeno la maggioranza dei votanti votasse in modo da annullare il voto, si comunicherebbe un messaggio importante".

I giovani in Italia sono stati irritati dalla recente affermazione di Elsa Fornero, ministro del Lavoro e del Welfare, che ha dichiarato che non dovrebbero essere 'choosy' (ha usato il termine inglese) al momento di cercare lavoro. "Forse mia madre può dirmi che sto facendo la schizzinosa, ma non un ministro", dice Monica, una radiogiornalista specializzata in problematiche legate ai diritti umani. "Sono stata molto turbata quando l’ho sentito", aggiunge Eleonora, "i giovani sono pronti a fare sacrifici, ma i nostri politici non sono informati: loro sono ricchi e non ci capiscono. Paragonata agli anni di Berlusconi, la situazione è migliorata sul piano etico, ma non c’è spazio per le giovani generazioni. O per meglio dire, lo spazio c’è, ma non c’è la volontà di sfruttare l’energia dei giovani laureati".

La situazione non sembra migliore neanche per i ricercatori. Un recente studio condotto dall’associazione dei dottori, dottorandi e ricercatori italiani (ADI) rivela tendenze negative riguardo alle borse di studio disponibili per la ricerca, con una diminuzione del 25.9% nel numero di borse tra il 2009 e il 2012. "La mancanza di fondi per la ricerca si sta ripercuotendo in modo negativo sulla qualità dei settori di ricerca italiani, che di solito era al top", spiega Francesco, segretario nazionale dell’ADI. "Ha effetto sulla libertà di ricerca. Mentre i ricercatori lavorano con contratti a tempo determinato, sono i primi ad essere licenziati. Né viene più garantita la mobilità: ciò non permette ai giovani ricercatori di inserirsi in campo internazionale e avere un’idea delle migliori esperienze e pratiche di tutto il mondo". Dunque cos’ha in serbo il futuro per le giovani generazioni italiane? Il futuro è incerto. L'unica cosa certa è che, dopo aver passato mesi in Scandinavia, Eleonora sa di non voler rimanere nella nativa Italia, dove per le giovani generazioni le porte sono chiuse.

Questo articolo fa parte dell'ultima edizione del progetto "Orient Express Reporter II", che ha inviato giornalisti provenienti dai Balcani nelle città europee e viceversa per un punto di vista altro sul continente. Un grazie all'équipe di Cafebabel di Roma.

Foto: copertina © zibibboo ; nel testo © geomangio; © jerik0ne/ Flickr