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Inna Shevchenko: "Sono stata contraria al topless per molto tempo"

Articolo pubblicato il 12 aprile 2013
Articolo pubblicato il 12 aprile 2013
Al Lavoir Moderne, il quartier generale di Femen nel diciottesimo distretto di Parigi, la ventiduenne femminista ucraina ha appena finito l’allenamento e mi concede qualche minuto per un’intervista. All’inizio è un po’ fredda, non è facile scioglierla ma poi si dimostra cordiale e appassionata.

cafebabel.com: Inna, com’è nato Femen?

Inna Shevchenko: Quando tutto è iniziato, nel 2008, Femen era un movimento completamente diverso. Ci incontravamo la sera in una caffetteria per bere del tè e raccontarci: “Ah, e mi ha chiamato di nuovo ‘prostituta’”. Così abbiamo deciso insieme che qualcosa andava fatto, che dovevamo agire. Abbiamo cominciato a vestirci di rosa e, armate di enormi striscioni, abbiamo provato a sollevare delle proteste. Continuammo a farlo per due anni senza che nessuno ci degnasse di uno sguardo, senza che nessuno ci ascoltasse. E mentre la gente ci ignorava la nostra rabbia cresceva. Dopo il fallimento della rivoluzione arancione la gente era delusa quanto noi. Ma non ci volle molto, di fatto, perché tutti se ne dimenticassero. Nonostante al governo ci fosse un dittatore.

sono stata a lungo contraria al topless, non riuscivo ad accettarlo, ma non potevamo restare a guardare

La nostra prima azione in topless è stata di carattere politico. Non pensavamo di continuare a farlo in seguito. In effetti, sono stata a lungo contraria al topless. Non riuscivo ad accettarlo. Ma non potevamo restare a guardare. Perciò abbiamo deciso di fare qualcosa di davvero radicale. E siccome non eravamo pronte a impugnare le armi, ci siamo dette: “Ok, le mie armi sono queste e sono sempre con me. Con questo li spaventerò”. Il giorno dopo ci siamo rese conto che era la prima volta, nella storia dell’Ucraina indipendente, che delle femministe scendevano in piazza a protestare. Avevamo catturato l’attenzione della gente di tutto il mondo. E capito che sì, poteva funzionare.

cafebabel.com: Perché vi siete spostate a Parigi?

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Inna: Non l’avevamo pianificato. Ma dovevo scappare dal paese dopo aver abbattuto la croce. Dopo essere fuggita dall’Ucraina, sono rimasta alcuni giorni in Polonia a chiedermi cosa avrei potuto fare, dove sarei potuta andare dopo. Quale avrebbe potuto essere il luogo più strategico? E poi mi è venuta in mente la Francia. Qui avevamo diversi sostenitori già allora e molti attivisti ci stavano aspettando. In più, se il tuo scopo è quello di dare un nuovo impulso al femminismo, non puoi che scegliere la Francia come punto di partenza.

cafebabel.com: E cosa fai oggi, a parte l’attivista?

Inna: Oggi faccio soltanto l’attivista. Ma ovviamente non sono stata così fin dall’inizio. Qualche volta, di notte, quando chiudo gli occhi mi chiedo: “E se domani mi dovessi svegliare e Femen non esistesse?” Che farei allora? Non sarei nulla (ride, ndr). Non mi interessa nient’altro, non sento di voler fare nient’altro. Quello che faccio mi fa sentire bene.

cafebabel.com: Hai qualche amico maschio? Oppure hanno tutti paura di te?

Inna: Non saprei, dovreste chiedere a loro! Non è che abbia molto tempo per gli uomini. Se parli della mia vita personale, non ho nessuna relazione seria o a lungo termine. È una scelta personale. Di sicuro ci sono quelli che scappano perché sono spaventati o che non sostengono né apprezzano quello che faccio. Ma non avrei problemi a stare con un uomo, perché ce ne sono molti che supportano e aiutano Femen.

cafebabel.com: Una volta hai detto che le vostre azioni consentono di sondare il livello di libertà di ciascun paese. Come vedi la Francia alla luce delle tante proteste che vi avete portato avanti?

Inna: Se vieni dall’Ucraina, hai un’immagine molto idealizzata di questo paese e senti dire di continuo che è un paese femminista, che le donne sono emancipate, che tutti i traguardi sono già stati raggiunti. Ed ecco perché qui scrivono libri: perché non devono fare più nulla. Quando vivi in Europa orientale ti aspetti una vita perfetta, il paradiso, in pratica. Ed ecco perché quando poi arrivi qui non riesci a capire, sei un po’ confusa.

mi sono già trovata in una situazione in cui ero pronta a morire, in Bielorussia, lì mi sono resa conto che non devo scusarmi né cambiare per continuare a vivere

Sì, senza dubbio è un posto migliore. Ma una volta che inizi a grattare la superficie ti accorgi che la questione del secolarismo è solo una teoria. Quando parlo alle ragazze capisco che anche qui ci sono uomini che palpano i sederi alle donne! Uomini che propongono alle ragazze di fare sesso per un cocktail. Ecco perché proviamo a spiegare che non ci sono società in cui gli uomini e le donne hanno realmente pari diritti. Non posso fare paragoni tra la Francia e l’Ucraina. Tra loro c’è un abisso. Ci sono un sacco di cose che in Francia sono già state fatte e che ti rendono orgogliosa di trovarti in questo paese. Ma non illudiamoci: c’è ancora tanto da fare e lo faremo.

cafebabel.com: Ricevi mai minacce?

Inna: Sì. ieri sera, prima di andare a letto, ho ricevuto un messaggio da un numero francese (mi mostra il suo cellulare): “Muori. Vaffanculo Femen, siete una vergogna per le donne e per il mondo. Vaffanculo Inna, il giorno che morirai stapperò una bottiglia di champagne. Spero che tu muoia presto”. Stanne sicuro (ride, ndr).

cafebabel.com: Hai paura?

Inna: La nostra unica protezione sono le nostre azioni, la nostra attività. Finché continuiamo a farlo siamo protette perché loro ci temono. Certo, so che potrebbero uccidermi. Si tratta di una scelta personale, è una cosa a cui pensiamo tutte.

Ma forse sono l’unica che lo dice perché mi sono già trovata in una situazione in cui ero pronta a morire. È stato in Bielorussia, quando per ventiquattro ore ho aspettato la morte. E in quell’arco di tempo mi sono resa conto che non sento di dovermi scusare per nulla né di voler cambiare nulla di me stessa per continuare a vivere. Se provano a ucciderci mostrano quanta paura hanno di noi e quanto grande sia il potenziale di quel che facciamo.

Foto: © Inna Schevchenko facebook page; nel testo (cc) Inna da Femen France © Alexandra Kuderski/ video (cc) BanyanHell/ youtube