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Influx: un viaggio nel cuore della Londra italiana

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 21 gennaio 2015

Sempre più italiani stanno lasciando la madrepatria in cerca di un futuro migliore nel Regno Unito. Ecco l'intervista col regista Luca Vullo.

Nel 2013, il numero di migranti italiani ha raggiunto il suo picco con 94.000 persone, superando per la prima volta il flusso migratorio verso il Belpaese. Il Regno Unito, e Londra in particolare, è diventato la destinazione principale di questa nuova migrazione italiana. Abbiamo incontrato Luca Vullo, un regista nato a Caltanissetta e responsabile di INFLUX, un documentario sulla comunità italiana a Londra. Vullo stesso fa parte di questa comunità da quando si è trasferito due anni fa. 

Luca aveva affrontato l'argomento migrazione nel suo lavoro precedente in un documentario del 2008, Dallo zolfo al carboneIl film «analizzava l'accordo segreto del 1946 tra l'Italia e il Belgio riguardante la migrazione di minatori, contadini e ribelli»

Se ci spostiamo invece verso «la migrazione attuale, quella a cui appartengo, non differisce per lo scopo finale di trovare lavoro, opportunità e formare una famiglia, ma nella tipologia di migranti. Il nuovo modello migratorio comprende molte persone istruite e, in questo senso, si distanzia molto non solo dai migranti italiani in Belgio a seguito della Seconda Guerra Mondiale, ma anche da quelli arrivati nel Regno Unito 50-60 anni fa con una professione. Spesso erano muratori o elettricisti».

La caratteristica comune a entrambi i gruppi migratori si può trovare nel loro malessere: «Non abbiamo provato la Guerra Mondiale, ma il nostro paese sta cadendo a pezzi e la gente non lo può più sopportare». È complicato definire in modo specifico l'identità degli italiani a Londra, perché «siamo gente particolare con un'identità schizofrenica».

Ci sono personalità come il sindaco di Camden, Lazzaro Pietragnoli, la conduttrice di Al Jazeera English, Barbara Serra, e la giornalista e scrittrice Caterina Soffici (autrice del libro Italia yes, Italia no pubblicato dalla casa editrice Feltrinelli) che rappresentano, nel documentario, «la prospettiva di chi ha avuto successo e osserva i nuovi arrivi a Londra».

«Londra non è una città semplice - dice Vullo - per questo motivo il film segue anche la prospettiva di quelli che non hanno raggiunto le loro ambizioni, ma continuano ad avere difficoltà ogni giorno. Noi italiani abbiamo il segno dell'eccellenza: dagli stereotipi come il cibo, la moda, lo stile e il design, alla finanza. Dall'altra parte si notano vuoti sociali e familiari della comunità, come descritto nel film dalle interviste con gli psicologi, insieme a una mancanza di strategia».

Nel trailer del film, la giornalista Barbara Serra affronta la competizione, una questione che lascia gli italiani totalmente disarmati. Un'altra parola che entra nel lessico, una volta giunti a Londra, è meritocrazia. Meritocrazia e competizione, come dice Vullo: «Finché non ci abituiamo alla meritocrazia, prevarrà l'importanza della furbizia, mentre l'Inghilterra ci insegna che se hai le capacità puoi far parte del gioco con opportunità reali».

Per coprire i costi di produzione e post-produzione di INFLUX, il team tutto italiano ha lanciato una riuscita campagna di crowdfunding su Indiegogo terminata a inizio Gennaio, raggiungendo il suo obbiettivo di 20.000 sterline (circa 26.000 euro). Il grande vantaggio di queste campagne è l'opportunità di «sviluppare una relazione sinergica con il pubblico che una produzione mainstream non potrebbe creare».

Sul vento euroscettico che soffia nel Regno Unito, con le Elezioni Generali di maggio, il regista sottolinea che «adesso siamo in molti, e tra noi c'è anche gente che beneficia dei sussidi pubblici e che segue un percorso diverso che infastidisce la popolazione inglese».

Per quanto riguarda la dimensione della comunità, il gruppo italiano compete con i polacchi per la prima posizione. «Siamo al secondo posto, dietro alla comunità polacca e prima di quella spagnola. INFLUX aiuterà a vedere la comunità italiana dal suo interno, nel realizzare un processo di auto-analisi» e, in questo senso, il lavoro sarebbe interessante anche per le altre due suddette comunità.

INFLUX vuole anche essere interessante per la popolazione inglese, rappresentando la Londra italiana. Per raggiungere questo obbiettivo è stato «fondamentale avere un team italiano, poiché si tratta delle nostre storie, del nostro popolo e del nostro Paese».

I piani per il futuro di questo documentario includono proiezioni a festival internazionali, una première in Italia e una a Londra, in collaborazione con l'Ambasciata e il Consolato italiani e l'Istituto italiano di cultura e cinema. Sarà distribuito su tre piattaforme: la versione per i teatri, le televisioni e il web. 

Londra non è El Dorado ma, come disse Samuel Johnson: «Quando una persona si stanca di Londra, è stanca della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire». La caratteristica più importante di Londra, però, è il fatto che permette alla gente di partecipare al gioco e avere la loro chance, e questa caratteristica rappresenta per i londinesi italiani un successo di per sé.