società

In Scandinavia la ricetta per abbattere le differenze di genere

Articolo pubblicato il 17 novembre 2014
Articolo pubblicato il 17 novembre 2014

La scorsa settimana il Forum Economico Mondiale ha redatto il resoconto globale delle differenze di genere. Sorpresa! Islanda, Finlandia, Svezia, Norvegia e Danimarca hanno portato a casa i primi posti in classifica con i punteggi più alti per quanto riguarda le differenze di genere. Qual è la ricetta segreta per raggiungere la parità dei sessi?

Oltre ad essere il posto più felice del mondo, l'Europa del nord occupa i primi cinque posti in classifica del  Global Gender Gap Report (Resoconto Mondiale delle Differenze di Genere). Perchè proprio in Scandinavia?

La risposta non sta solamente nelle politiche sulle parità di genere, ma soprattutto in quelle sociali. In realtà si raggiunge, più specificatamente, attraverso la giusta distribuzione di profitti, per esempio la distribuzione delle spese pubbliche, stesse risorse e opportunità per gli uomini e per le donne. La configurazione storica e istituzionale ha permesso a tutti questi paesi di creare uno stato universalista dove la parità è un aspetto vitale nelle politiche pubbliche.  Inoltre questi sviluppi hanno aperto le porte a una serie di eventi che hanno a che fare con tre tipi principali di politica sociale, i quali sono direttamente responsabili della posizione che la Scandinavia occupa nel Global Gender Gap Report. Le politiche statali in questione sono: l'istruzione e il mercato del lavoro e della famiglia, i quali toccano il tema della parità di genere sotto vari aspetti.

Ma guardiamo questo fenomeno attraverso la nozione di stato sociale, un concetto che affonda le sue radici nell'epoca dell'industrializzazione. In molti hanno adottato un regime di stato che è stato poi adattato sulla base delle esigenze, credo, capitali politici e sociali dei vari stati. A quei tempi i paesi scandinavi erano gli unici dove il partito di sinistra aveva un potere decisivo e promuoveva ardentemente un'ideologia democratica. Secondo questa ideologia ogni persona, nonostante il proprio capitale o posizione sociale, avrebbe dovuto avere uguali opportunità per scalare la piramide sociale. Fin dal principio questa ideologia fu più forte in Svezia e Danimarca, successivamente si diffuse anche in Finlandia, Norvegia e Islanda.

Il secolarismo fu un elemento di grande importanza. Al contrario del resto dell'Europa, dove le chiese protestanti e cattoliche intervenivano spesso negli affari di stato, la chiesa protestante scandinava non aveva un grande potere e neanche interesse a intervenire nelle politiche sociali dello stato che riguardavano la famiglia o il lavoro, come per esempio la richiesta di indennità più generose per le madri al posto della maternità o paternità obbligatoria.

L'accesso sicuro e privo di costi all'istruzione obbligatoria e a tutti i livelli sono i primi strumenti che le donne scandinave hanno per costruirsi una base solida sulla quale poter competere con gli uomini riguardo a salari e opportunità lavorative. Inoltre i forti movimenti femministi sostengono una serie di iniziative che prevedono capacità di comando o imprenditoriali per le donne di qualsiasi età e formazione. Perciò non è una sorpresa che la Feministisk initiative (Iniziativa Femminista) svedese sia entrata nel Parlamento Europeo e sia diventata un feroce combattente per la parità dei sessi nella sua regione e, si spera nel prossimo futuro, in tutta Europa. Le statistiche nazionali e l'OECD confermano che questo investimento è stato sicuramente ripagato visto che il guadagno non solo è duplicato (la percentuale di donne che proseguono gli studi e trovano un lavoro) ma in alcuni stati (Islanda e Finlandia) più donne che uomini completano con successo l'educazione secondaria.

Il buon senso dice che un risultato positivo in un campo di traduce molto spesso con il successo in un altro. Le politiche del mercato del lavoro scandinave sono sempre esaminate e messe in linea con quelle sulla famiglia, principalmente perchè il fatto di creare un bilanciamento lavoro/famiglia è basilare. Ma anche qui i sacrifici che entrambi i generi devono fare sono minimi. Un modello di famiglia nella quale lavorano entrambe le persone funziona ormai in Scandinavia da una decina di anni, e se l'Islanda è stata il precursore su questo tema, i vicini hanno preso esempio facendo aumentare il numero di nuclei familiari nei quali sia uomini che donne contribuiscono alle entrate e al mantenimento della casa.

Le politiche familiari vantaggiose servono da indicatori della parità di genere nel mercato del lavoro. Per esempio la Scandinavia ha una tradizione molto lunga per quanto riguarda i congedi parentali dove entrambi i partner sono obbligati a condividere il periodo di congedo quando hanno un figlio. Questi congedi sono abbastanza generosi, quasi l'85% dello stipendio. Alle donne viene lasciato un congedo di maternità flessibile per aiutarle a mantenere le loro capacità lavorative e reintegrarle poi più facilmente nel mondo del lavoro. Allo stesso tempo esiste un'assistenza statale per quanto riguarda le indennità per i figli e gli asili nidi, di modo che la coppia sia libera di organizzarsi tra famiglia e lavoro. Soluzioni intelligenti per le famiglie e l'appoggio dello stato hanno garantito le basi per far sì che la parità tra donne e uomini possa prosperare.

Ad ogni modo bisogna ricordare che la parità dei sessi non può esistere senza sforzi, anche tra i paesi nordici. L'uguaglianza si può esprimere in modi molto diversi in base al paese in cui ci si trova. Ciò nonostante l'attuazione di queste politiche in altri contesti può, senza ombra di dubbio, essere un buon modo per dimostrare come altri paesi possano lentamente adattarsi al modello scandinavo quando si parla di parità dei sessi.