società

In piazza contro il primo ministro: la giovane Zagabria vuole capire la crisi

Articolo pubblicato il 16 maggio 2011
Articolo pubblicato il 16 maggio 2011
Devastati dalla corruzione e consumati dall'incompetenza politica, i croati d'ogni luogo sfilano da mesi per manifestare contro un governo muto. Alla luce della rivoluzione Facebook, i giovani cercano un futuro. Giornalisti e studenti croati tracciano un quadro al vitriolo di un paese balcanizzato. Sommerso dalla “pioggerella” politica di Zagabria.

Tutto ha inizio con un burek. Mentre giro fra le vie di Zagabria ingozzandomi della pietanza locale, finisco per caso in mezzo a una folla di persone circondate da un nugolo di telecamere. Falsamente ingenuo, mi fingo un turista per raccogliere al volo delle informazioni mentre, con occhio esperto, osservo la situazione. Il corteo, formato all'inizio da un centinaio di persone, s’ingrandisce a tutta velocità man mano che i bardi rivoluzionari si sgolano nei megafoni. È una città intera che si risveglia al ritmo di uno slogan insistente. “In strada con noi” risuona nei timpani degli avventori che affluiscono come resistenti all’alba di una liberazione popolare, dato che questa manifestazione assomiglia più a una festa nazionale che a un’ondata di proteste. La composizione del corteo ne è testimonianza. Giovani, anziani, uomini, donne incinte sfilano lungo le strade. Il venditore di fischietti fa i migliori affari della sua vita dalla caduta del muro. Per accertarmi che non mi sono sbagliato sulla manifestazione avrò bisogno di vedere il manifesto "internazionale" di un quarantenne con la scritta “Prime minister Kosor = stupid” .

"Penso che il nostro paese abbia bisogno dell'UE"

In mezzo a un caos senza nome, cerco di cogliere la traduzione degli slogan scanditi o affissi su pezzi di legno. Niente di speciale, si va da “Kosor, ritirati!” a “HDZ, ladri!” (l’HDZ o Unione Democratica Croata è il partito al potere in Croazia) Ciò che mi tocca maggiormente è l'orda di giovani muniti di giganteschi drappi il cui simbolo è una bandiera dell'Unione Europea barrata. Ingegnosi nazionalisti? No. Antonija Letinic, uno dei miei fixer sul posto, spiega: “Più che una dimostrazione di nazionalismo è un rifiuto nei confronti di un'Unione che funziona solo su base economica” Anticapitalisti insomma. Come Marina Kelava, giovane giornalista in uno degli ultimi mezzi d’informazione indipendenti della città, H-Alter.com: “Se entrassimo a far parte dell’Unione Europea la Croazia diventerebbe servile e cadrebbe sotto il giogo degli investimenti europei. Il paese diventerebbe la Florida dell'Europa”. Bene. Ma quando incontro Tomislav e Luka, entrambi studenti della facoltà d'economia di Zagabria, la minestra è meno amara: “Penso che il nostro paese abbia bisogno dell’UE. Dopo tutto quello che abbiamo vissuto abbiamo bisogno di qualcosa di diverso dal nostro governo corrotto. ". Che cosa hanno vissuto? La guerra (1991-1995), la corruzione (l'ex primo ministro, Ivo Sanader, ora è in carcere), la disoccupazione (il 14%)... e altre cose che hanno fatto di questo paese una polveriera latente. “Se le persone manifestano è perché hanno capito che manca loro qualcosa. Il problema è che diversi gruppi vogliono cose diverse. Ci sono studenti che vogliono una riduzione delle spese scolastiche, quelli anti-europei, quelli che si battono solo per la loro squadra di calcio", sottolineano i due studenti.

A 13.5% nel marzo 2011, dopo essere sceso all'8% nel 2008

Il ruolo degli studenti: uno scontro ideologico

Rassegnato come un ex combattente mutilato, Luka, 22 anni, mi spiega la situazione attraverso un’analisi generazionale: “I nostri genitori vivevano in condizioni atroci ma sapevano il perché. Noi invece non capiamo. La maggior parte dei giovani se ne frega, e non aspettarti che abbiano un'opinione politica perché il tasso d'istruzione nell'insegnamento secondario in Croazia è solo del 7%”. Tuttavia quando parlo di questa visione delle cose a Marina Kelava, lei sussulta: “Pensare in questi termini è pericoloso. Gli studenti hanno il dovere di avvisare la popolazione. Trasformarsi in un'alternativa all'avanguardia. Essere istruito all’interno di una piccola sfera specializzata non fa di te un intellettuale!".

Tra il cemento e il cielo

Fatalismo da una parte e indignazione dall’altra. I croati sono stretti nelle lotte intestine che ne minano la coesione. Tuttavia il grido è univoco. L’avversario è comune. E l’incertezza politica non può che avere origine nella società civile. Sergej Zupanic, giornalista di Večernji list, mi riceve ai piedi di un grattacielo di ventuno piani in cui vivono le principali vittime di questo profondo decadimento sociale. Ex combattenti, disoccupati, donne incinte… è il ghetto. E Sergej, vestito tutto di nero, inizia secco: “Le persone vivono sempre peggio. È una crisi grave. Il 14% della popolazione è disoccupato ed è lo stesso tasso che c’era in Tunisia prima della rivoluzione". Ma si rallegra per la rinascita democratica poiché queste manifestazioni trasmettono dei segnali forti al governo. Come in Egitto, il primo segnale viene dalle reti sociali: “Hanno permesso ai cittadini di organizzarsi, i giornalisti ne amplificano la funzione dando gli strumenti per accedervi”. La generazione 2.0 prende d’assalto la rete per farne un forum di rivendicazione e, allo stesso tempo, un think tank. Un esempio di questa rivoluzione digitale è il sito www.nogomudupe.com (letteralmente ”calcio nel sedere”), versione croata dell’americano www.pressthepresident.com, che permette di postare messaggi di rivendicazione distribuendo ceffoni virtuali ai membri del governo.

Gli studenti hanno preso il timone delle manifestazioni contro il governo di Zagabria

Tuttavia, anche se la gioventù croata s’infiamma, i fantasmi del passato ritornano. Alcuni sono preoccupati. Antonija teme un rallentamento del movimento che “gioverebbe ai nazionalisti”, Sergej ha paura di un immobilismo che "condurrebbe il paese nel caos”. Altri sognano già l’evasione. A 22 anni, Luka non si immagina “di passare la sua vita in Croazia” e dubita che per la sorella minore di 14 anni ci sarà un futuro migliore. Quindi, sotto il pavè la spiaggia? Sì… ma altrove.

Foto : Home-page (cc)black stena/flickr ; Nel testo: ©Nemanja Knežević