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Immigrati nel Regno Unito: denigrati o benvenuti?

Articolo pubblicato il 09 marzo 2015
Articolo pubblicato il 09 marzo 2015

Con le elezioni di maggio alle porte, in tutta Londra stanno spuntando manifesti e cartelloni che sfidano la diffusa retorica anti-immigrazione che anima gran parte dell'attuale dibattito politico. Riuscirà l'iniziativa a modificare (positivamente) l'opinione pubblica nei confronti dei migranti che, al di là di tutto, costituiscono gran parte della popolazione?

Nel novembre 2014, durante un discorso in una fabbrica nello Staffordshire, il Primo Ministro inglese David Cameron promise che, in caso di rielezione, avrebbe messo fine all'immigrazione europea in Gran Bretagna e alle richieste di assistenza sociale, incluse l'assegnazione delle case popolari e degli assegni familiari fino ai quattro anni di vita del bambino. Le promesse di Cameron nascevano dalla decisione, presa un mese prima dalla Corte di Giustizia Europea, di lasciare ai governi la libertà di negare gli aiuti ai quei cittadini europei che hanno cambiato paese "esclusivamente" per ottenere quei benefici.

Dall'inizio della crisi economica, il Regno Unito è diventato una destinazione allettante per i disoccupati europei, soprattutto per quelli dei paesi del Mediterraneo o dell'Europa dell'Est alla perenne ricerca di lavoro lontano dalla stagnante crescita dell'Eurozona.

Tuttavia, secondo recenti studi, gli inglesi hanno una percezione decisamente distorta degli immigrati che vengono dunque discriminati a causa dell'accesso alle prestazioni sociali e dell'apparente sostegno che ricevono dai servizi pubblici e dallo Stato. Questo ragionamento, fomentato dal senso di equità degli "inglesi", accresce l'idea che gli immigrati siano attualmente una priorità rispetto alla popolazione "nativa".

I partiti anti-immigrazione, come il Partito Nazionale Britannico (BNP) e il Partito per l'Indipendenza del Regno Unito (UKIP), hanno sin dall'inizio sfruttato l'esasperazione dei cittadini per fomentare un'intensa retorica razzista e xenofoba. L'obiettivo del razzismo è coltivare il rancore. Le persone sono portate a credere che gli immigrati abbiano rubato loro qualcosa come il lavoro, i sussidi pubblici o gli aiuti sociali. In pratica, questi "estranei", questi "intrusi" stanno "vivendo sulle nostre spalle" pur essendone "indegni". Gli studi dimostrano che il profilo di chi tende a un nazionalismo indignato è quello del lavoratore, di chi appartiene alle classi medie e che per decenni hanno vissuto una parabola discendente.  

Nonostante la popolarità del BNP sia in declino – ha preso solo l'1.09% di voti alle Elezioni Europee del 2014, ovvero il 4.95% in meno rispetto al 2009, perdendo i suoi due seggi al Parlamento Europeo –  l'UKIP è in crescita, ha vinto le Elezioni europee con 4.3 milioni di voti ed è ancora in aumento nei sondaggi in vista delle elezioni di maggio.

Dichiarando che l'unico modo per fermare l'afflusso di immigrati dall'Unione Europea - e il "malessere" che li accompagna - è lasciare l'Unione Europea tutti insieme, la popolarità dell'UKIP ha spinto i due maggiori partiti inglesi, quello Laburista e quello Conservatore, a orientare verso destra la loro posizione su Unione Europea e immigrazione.

Un recente sondaggio dell'Eurobarometro (novembre 2014) ha rivelato che, per la maggior parte degli intervistati, l'immigrazione da altri stati membri dell'Unione Europea evoca un sentimento negativo (52%) così come l'immigrazione di persone extracomunitarie (57%). 

Eppure, nonostante tre inglesi su quattro siano a favore della riduzione dell'immigrazione, i sondaggi rivelano che la maggior parte delle persone che hanno un'opinione contraria all'immigrazione non hanno mai avuto un'esperienza negativa. Infatti, le persone che vivono in aree con più immigrati sono meno propense a esprimere sentimenti anti-immigrati: chi ha avuto esperienze dirette si rende conto che i miganti non sono quei "demoni" che che si vorrebbe ritrarre. 

Secondo i dati del 2013, gli immigrati costituiscono una parte consistente della popolazione inglese, con il 12,5% dei residenti nel Regno Unito che è nato all'estero (13,5% se si considerano i migranti senza documenti) e il 7,8% che è cittadino straniero (sebbene gli inglesi percepiscano questo numero come molto più alto). Per completare il quadro, il 37% della popolazione della Grande Londra è di origine stranieria (la più alta percentuale tra tutte le regioni con simili dati).

Non è una sorpresa, quindi, che l'immigrazione sia uno dei problemi più importanti di tutti i dibattiti politici e uno dei temi centrali nel periodo antecedente le elezioni di maggio. Stephen Tall, direttore del Liberal Democrat Voice, il più importante sito indipendente per i sostenitori del partito Britannico dei Liberali Democratici, ha dichiarato che «l'immigrazione ha fomentato la crescita economica di Londra ed è probabilmente [parzialmente responsabile] dello straordinario miglioramento delle scuole della città nell'ultimo decennio, che ne ha fatto una delle capitali accademiche di maggior successo del mondo - e questo è stato in gran parte guidato dall'ambizione degli immigrati che si sono stabiliti qui».

Questa è esattamente l'idea che il Movimento Contro la Xenofobia (MAX) cerca di valorizzare. Attraverso il finanziamento collettivo, il gruppo mira a mettere in atto una campagna che dimostri come gli immigrati «non solo collaborano, ma sono parte del tessuto della societa britannica e una parte vitale della Gran Bretagna multiculturale».

In vista delle elezioni, il manifesto sarà esposto nelle metropolitane e nelle stazioni di tutto il paese e servirà a «onorare, non a denigrare» l'impatto dell'immigrazione sulla vita in Gran Bretagna, mostrando persone vere impegnate in una varietà di professioni. L'obiettivo è «promuovere un dialogo aperto e generale su una politica d'immigrazione costruita sui diritti umani e sull'uguaglianza».

Nello stesso discorso, nel novembre del 2014, Cameron aveva anche lodato gli immigrati, dichiarando che la Gran Bretagna è quello che è grazie all'immigrazione, non suo malgrado. Con il fine di mantenere questa apertura e questa multiculturalità, anche gli immigrati devono avere la loro voce e la loro parte nella società dove vivono, lavorano e alla quale contribuiscono.