società

«Immigrati invisibili», per gli italiani è sfida

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2007
Articolo pubblicato il 11 gennaio 2007
Il 10% degli abitanti di Roma è ormai costituito da immigrati. Che ora possono votare. Ma...

«L’immigrazione è un fenomeno presente in Italia da almeno 30 anni, eppure non abbiamo un ministero che se ne occupi, né una politica per affrontare il fenomeno» ammette Franca Eckert Coen, consigliere comunale di Roma, con delega alle politiche della multietnicità.

Le statistiche più recenti parlano di 114.000 cittadini stranieri residenti a Roma, ma le richieste di permesso di soggiorno pervenute al Ministero dell’Interno sono più di 300.000. La maggior parte sono rumeni, circa 75.000, seguiti da filippini (26.000) e poi polacchi, peruviani, egiziani e cinesi, per un totale di circa 8.000 anime. L’Italia sembra essere un paese di transito per i rifugiati e gli immigrati provenienti dall'Africa e dagli altri paesi in via di sviluppo.

Destinazione provvisoria, anzi stabili

Non sempre però. Spesso Roma finisce per diventare la destinazione ultima. Secondo la Coen, la spiegazione del fenomeno è nella presenza del Vaticano e delle altre comunità religiose. In primo luogo queste organizzazioni forniscono appoggio morale, abitazioni e mezzi di sussistenza. Inoltre garantiscono cure mediche e assistenza scolastica, anche per gli stranieri privi di permesso di soggiorno. Infine Roma può offrire un tenore di vita migliore di quelli possibili nel sud Italia, dove gli immigrati vivono prevalentemente di lavoro agricolo.

Ma anche a Roma vi sono lavori di fatto riservati agli immigrati. Se è difficile, per il momento, che un immigrato trovi lavoro come tassista, e se tutto il mondo del pubblico impiego è ancora un territorio off-limits, le strade di Roma pullulano invece della loro presenza, in buona parte come venditori nei dintorni della stazione Termini e nelle zone vicine a piazza Vittorio Emanuele II.

Secondo gli ultimi dati resi noti dall’ufficio statistico del comune di Roma, circa i tre quarti degli immigrati hanno una qualche forma di lavoro nella capitale. La metà lavora presso famiglie italiane, come colf ad esempio, mentre la ristorazione e l'edilizia offrono impiego a un altro 10%. I lavoratori stranieri sono disponibili a fare quei lavori considerati umili, che la maggior parte degli italiani non è più disposta a svolgere. I dati evidenziano anche come la mano d’opera straniera abbia un’età più bassa della media e come più della metà sia costituita da donne, che lavorano principalmente come baby-sitter o come badanti per gli anziani.

Matrimonio, se la straniera piace

Il numero crescente di matrimoni misti dimostra quanto gli stranieri si siano integrati nella popolazione italiana. In un quinto dei matrimoni, almeno uno degli sposi ha origini straniere. «È interessante vedere come nei matrimoni misti, su 1000 casi in cui la sposa è straniera solo in 341 lo straniero è il marito» osserva la Coen. E quindi quali sono le donne straniere più attraenti per gli uomini italiani? Ancora le statistiche dicono che sono prima di tutto le romene, le russe e le sudamericane.

«L’Italia è l’unico paese europeo privo di una legge sull’accoglienza che pone grossi limiti alla gestione del flusso migratorio» spiega Claudia, una giovane avvocatessa. Il governo ha varato recentemente il disegno legge fimato Giuliano Amato e che concede la cittadinanza a chi vive in Italia da almeno cinque anni e che lavora regolarmente nel paese.

Quando gli immigrati hanno diritto di voto

Nel dicembre scorso, gli immigrati residenti a Roma hanno potuto eleggere per la seconda volta i propri rappresentanti nelle istituzioni locali. Tutti i cittadini extra-europei sopra i 18 anni che vivono, lavorano o studiano nella capitale hanno potuto scegliere i loro rappresentanti in una rosa di 41 candidati. Ciascuno dei nuovi consiglieri rappresenta un’area geografica (Africa, Europa extra-UE, Asia e America) e ha diritto a partecipare ai consigli locali. «Anche se non hanno diritto di voto – commenta la Coen – hanno la possibilità di intervenire su tutta una serie di questioni». Di diverso parere Claudia, che vive in un quartiere con un'alta concentrazione di immigrati, che pensa invece che «la partecipazione al consiglio comunale è un importante passo in avanti, che però influirà poco sulla loro vita di tutti i giorni».

Anche con un numero di cattolici dichiarati in declino negli ultimi anni (per arrivare all’odierno 86%), Roma può ancora essere definita come una città prevalentamente cattolica. Un’opinione largamente diffusa nella stessa popolazione della capitale: i romani saranno quindi sorpresi di sapere che, secondo la Coen, il comune di Roma riconosce 20 diverse religioni. Una presenza fatta di presbiteriani, battisti, buddisti o musulmani che è difficilmente percepita.

«L’approccio degli italiani verso l’immigrazione è influenzato in larga parte dalla politica e dal populismo» afferma Claudia. «La gente ha la percezione che gli immigrati siano un pericolo, li considera all'origine dell'aumento della violenza e della mancanza di sicurezza». Certamente la crescita del numero di immigrati finirà per portare a una modifica di questo approccio.

La Coen ha un chiaro mandato: cambiare il modo in cui gli italiani considerano gli immigrati. «Devono capire che la gente che viene a Roma è qui per arricchire la comunità italiana» spiega. Ma qui i problemi dell’immigrazione saranno sempre legati a doppio filo con i motivi religiosi. Adesso spetta agli italiani decidere se sono pronti ad accettare contributi diversi alla loro società.