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Immigrati allo sbando: l'Europa si sfascia?

Articolo pubblicato il 14 aprile 2011
Articolo pubblicato il 14 aprile 2011
«Il governo si è comportato come un gruppo di dilettanti allo sbaraglio». Parla così l’ex Ministro degli esteri e attuale presidente del Copasir (organo di controllo dei servizi segreti), Massimo D’Alema, della gestione dell’emergenza immigrati nel Consiglio Europeo.
Il governo dei dilettanti è quello italiano, che dapprima ha tentato invano di coinvolgere gli stati membri dell’Unione Europea per l’attuazione della direttiva 55 - uno strumento legislativo che permette di condividere il peso di grandi flussi migratori tra i 27 paesi membri - e poi ha minacciato l’addio dell’Italia all’Unione Europea.

Il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, lunedì 11 aprile ha presentato a Bruxelles un testo in cui invocava la solidarietà e l’assistenza ai rifugiati, la richiesta di fondi aggiuntivi, il rafforzamento di Frontex, l’agenzia che vigila sulle frontiere comunitarie e l’attuazione della direttiva 55. A queste richieste ha preventivamente risposto la Commissaria europea Cecilia Malmstrom con una lettera inviata allo stesso ministro italiano, anticipando la decisione della Commissione. La Malmstrom ha chiarito che i permessi di soggiorno temporanei a fini umanitari non permettono la circolazione nell’area Schengen, ovvero: non consentono l’espatrio, quindi il nostro paese non può sperare che i clandestini scappando all’estero vi trovino ospitalità.

"Meglio soli, che mal accompagnati"

Leader della Lega Nord con Umberto Bossi, ha minacciato l'uscita dell'Italia dall'Unione EuropeaRiguardo alla direttiva 55, poi, ci sono due ragioni che ne impediscono l’attivazione, una è numerica – gli immigrati sono pochi e si possono tranquillamente distribuire sul suolo italiano – e l’altra è che gli immigrati sono in maggioranza non richiedenti asilo ma sono fuggiti per motivi “economici”, da rinviare in Tunisia. Rispetto ai fondi aggiuntivi, nonostante gli 80 milioni stanziati dall’Ue siano già sufficienti, la commissione si è dichiarata disponibile, così come per il rafforzamento della Frontex con l’ampliamento del pattugliamento navale. Visto che l’obiettivo è l’attuazione della direttiva 55 i segnali d’apertura provenienti da Bruxelles non sono sufficienti per il governo italiano, che da un lato si vede rispedire indietro dalla Francia i profughi che cercano di superare il confine a Ventimiglia, e dall’altro incassa il rifiuto della Germania che ritiene i 23.000 rifugiati un numero esiguo, soprattutto rispetto ai suoi 100.000 esuli dall’ex Jugoslavia accolti senza l’aiuto di nessuno.

Ed è proprio questa chiusura totale da parte non solo delle nazioni del Mediterraneo ma di tutti i membri dell’Europa unita ad aver indispettito a tal punto Maroni da paventare un’eventuale uscita dall’eurozona :«Meglio soli che male accompagnati!». In realtà lo stesso premier Berlusconi, non troppo tempo fa, a Lampedusa per un sopralluogo, lo disse senza mezzi termini: «Se l’Europa non c’è, è meglio dividerci». L’euroscetticismo italiano è di tutt’altra pasta rispetto a quello storico inglese e a quello tedesco durante la profonda crisi economica, ha ragioni politiche che poco hanno a che fare con le relazioni internazionali, ma sono legate a fatti interni: il totale rifiuto degli immigrati così come lo screditamento dell’Unione Europea fanno gioco alla Lega Nord (forte alleata del Pdl berlusconiano nonché partito del ministro Maroni) che rischia – proprio a causa degli sbarchi e il timore che i clandestini raggiungano il nord del paese – di perdere consensi alle vicine elezioni amministrative.

Tragedie e domande

Nel frattempo gli sbarchi proseguono, nonostante gli accordi con la Tunisia e la visita di Barroso che ha ribadito l’impegno economico dell’Europa affinché ai clandestini non sia permesso lasciare il nord Africa. Le ultime vittime sono due donne affogate nel tentativo di raggiungere a nuoto Pantelleria. Si aggiunge poi la rabbia per le notizie dei rimpatri sistematici verso la Tunisia: nel centro di accoglienza di Lampedusa è scoppiata di nuovo la rivolta, i rifugiati hanno dato fuoco ai materassi e saliti sui tetti hanno urlato «Libertà, viva l’Italia!». Ignari del proprio destino, vengono ripartiti nei vari centri sul suolo italiano, mentre i trafficanti di Zarzis continuano ad imbarcare persone senza che la polizia di Tunisi riesca a fermarli. «Clandestini o rifugiati?», si chiede confuso il popolo italiano. E, nel marasma della retorica pre-elettorale, l’Europa rischia davvero di passare per egoista: perché non aiuta l’Italia?

Foto: home-page (cc) Antonello Mangano/flickr; Roberto Maroni (cc) Premio Chiara/flickr; video: Agrigento TV/YouTube