società

Il ruolo ambiguo della UE nei processi di democratizzazione in Europa

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2003
Articolo pubblicato il 23 gennaio 2003
Per fortuna, negli ultimi trent'anni, l'Europa non ha solo vissuto le guerre balcaniche, ma ha anche visto molti dei suoi paesi lasciarsi alle spalle anni di regimi autoritari per abbracciare la democrazia, in generale con risultati molto positivi.

La democrazia è una dama delicata

Nulla è così volatile come una giovane democrazia: i processi che portano all'abbandono dell'autoritarismo sono molto complessi. Coloro che ne sono a capo devono essere dei veri strateghi, devono incoraggiare la democrazia e legalizzare i partiti e, contemporaneamente, calmare l'esercito, assicurarsi l'appoggio della maggioranza dei generali, oltre a quello della borghesia e di una parte delle sfere politiche, devono inoltre controllare i processi rivoluzionari che inevitabilmente si mettono in moto.

In questo processo è difficile che un agente esterno possa avere un ruolo positivo. Alla luce dell'esperienza accumulata (Pinochet, Nicaragua) si può pensare che per un paese che si sta trasformando in democrazia la cosa migliore sia di condurre tale processo senza alcuna influenza esteriore. Per quanto benintenzionato, un intervento esterno può essere letale. Il caso Pinochet, qualche anno fa, ha fatto rivivere uno dei grandi problemi delle transizioni: quello del perdono dei crimini commessi. I dirigenti della transizione devono scegliere tra un’amnistia generalizzata che crea un'amnistia nazionale ma permette la calma, e una persecuzione giudiziale che sarebbe sicuramente giusta ma renderebbe difficile il processo. Per molte altre ragioni, personalmente, appoggio l'intervento di Garzón, ma non bisogna dimenticare il pericolo che implica.

Lo scopo di questo articolo è quello di chiedersi quale ruolo ha avuto l'Unione Europea in questi processi. Ci si limita a considerare i paesi europei che possono aspirare, nel momento della transizione democratica, ad entrare nell'Unione Europea a breve o medio termine.

Ricchezza e democrazia: un modello che attrae

L'Unione Europea è sempre stata un "club per ricchi”. È vero, ma è anche un club di democrazie che non accetta paesi considerati non democratici. Questa politica si è cristallizzata recentemente nei criteri di Copenhagen ma è sempre stata applicata. Questa doppia circostanza, che coniuga alla ricchezza l’esclusione delle dittature, ha assunto un ruolo chiave in tutti i processi di democratizzazione in Europa. Perchè esattamente? Direi che le ragioni sono molteplici, ma la principale è l’adesione al processo democratico della borghesia del paese. Tranne che i suoi settori più illustri, le borghesie e altre aristocrazie di questi paesi privilegiano alle turbolenze dell’imprevedibile democrazia la quiete delle dittature repressive, che permette loro di esercitare il potere e fare affari tranquillamente. L’Unione Europea, e la possibilità di integrazione, cambia totalmente la situazione: le possibilità di arricchimento nel mercato unico sono enormi e questa è una giustificazione indispensabile nell’adesione di queste classi sociali alla democrazia.

Bisogna ringraziare dunque la tradizionale esigenza democratica dei leader europei. Ma bisogna anche prendere in considerazione le sue ambivalenze. Se l'UE vuole favorire questi processi democratici, non può negare il dialogo ad un paese anche se è soggetto a dittatura, deve anzi fargli intendere che desidera la sua integrazione ma non può accettare un regime di quel tipo, deve quindi forzare la riforma. L'affermazione di Giscard d'Estaing che in ogni caso la Turchia non può entrare nella UE non perchè non sia uno Stato democratico ma perchè non è uno Stato europeo, è un atteggiamento isolazionista, con il quale la UE non si interessa di ciò che accade in quello Stato.

Generare speranza: una dinamica di cambiamento che può essere pericolosa

Se cerchiamo di osservare il fenomeno dal punto di vista della popolazione del paese in questione possiamo trovare altri aspetti del ruolo positivo che assume la UE. Si tratta, in generale, di nazioni che vivono nella paura, soffocate da ricordi cruenti se associati a qualsiasi tentativo di vivere in democrazia. La popolazione tende ad accettare la situazione e ad allearsi ad un conservatorismo forzato dalla repressione. Senza dubbio la UE gli mostra ciò che possono arrivare ad essere: una nazione moderna, ricca e democratica, che guarda al futuro. Per l’integrazione la UE offre un modello di società. Quando il desiderio di cambiamento nasce nella società si trova finalmente la base dalla quale può nascere la democrazia.

Senza dubbio le speranze che le possibilità di integrazione possono generare nella popolazione sono un'arma a doppio taglio: se si accumula un capitale elevato di speranza e termina creando delusione siamo di fronte a una bomba ad orologeria. In Turchia, Romania e Bulgaria, che sono stati accettati nella prima ondata di allargamento, questo potrebbe succedere facilmente e potrebbe suscitare un rifiuto, non solo dell’UE ma anche del modello democratico che rappresenta, generando una regressione autoritaria. Giocando con la democrazia si gioca con il fuoco, con le illusioni di un popolo intero e con la sete di libertà e di benessere. I sacrifici che la UE chiede per integrarsi all' acquis comunitario, ovvero l'enorme legislazione europea, sono enormi per democrazie così giovani, senza dimenticare che queste norme possono essere viste come elementi estranei e addirittura aggressivi.

Ci sono poi numerose ragioni per pensare che la UE costituisca un fattore positivo nelle transizioni verso la democrazia in Europa, anche se non bisogna dimenticare l'altra faccia della medaglia.

Il congelamento della democrazia

A parte queste conseguenze sull'animo democratico della nazione, si pone una domanda fondamentale: la UE ha veramente diritto di affermare che possiede la formula magica della democrazia, di decidere cosa è o non è una democrazia? È una questione importante che pone un problema di rilievo e riguarda tutti gli Stati membri, ciò che definirei “congelamento della democrazia”. Nel darsi la potestà di giudicare il grado di democrazia nel quale vivono le altre nazioni, gli Stati europei danno per scontato che vivono in una situazione democratica, se non piena quantomeno soddisfacente, alla quale gli altri dovrebbero aspirare. Di fatto, in vista dei vantaggi che porta l'integrazione nella UE, tutto lo stato europeo aspira ad emulare questo modello, ma ha l'inconveniente, dalle conseguenze imprevedibili, di negare la possibilità di trovare la formula di nuovi sistemi, più o meno adatti alle realtà nazionali o locali. Non so se Porto Alegre è l'esperienza democratica più interessante degli ultimi anni, ma non mi stupisce che provenga dal di fuori delle frontiere europee, all’interno delle quali il sistema democratico tende ad anchilosarsi senza capire che è necessario un rinnovamento.

Per concludere, vorrei ricordare che l'opportunità di tale rinnovamento potrebbe venire proprio dalla UE attraverso la Convenzione per il futuro dell'Europa. Tale futuro può sembrare paradossale, poichè la UE, con il suo funzionamento poco democratico è proprio uno dei principali fattori di anchilosamento del modello democratico europeo, che permette ai dirigenti politici di rifiutare nelle proprie capitali la responsabilità delle decisioni di Bruxelles, decisioni che sfuggono al controllo della nazione e dei suoi rappresentanti. Per questo motivo e affinchè l'Unione Europea possa continuare ad avere un ruolo positivo nei processi di democratizzazione che ci aspettano nei prossimi anni (nei Balcani in particolare), bisogna esigere una Convenzione che dimostri un’immaginazione sufficiente per creare una struttura europea di partecipazione democratica che permetta di sbloccare il modello europeo e permetta all'Europa e agli europei di pensare che sono all'avanguardia della democrazia. Perchè coloro che credono che la democrazia sia uno stato si sbagliano. La democrazia non può mai essere soddisfatta di se stessa in questo senso. I processi di democratizzazione non finiscono mai e l'errore delle vecchie democrazie è pensare che sono arrivate alla fine del cammino e che possono risposare all'ombra delle proprie conquiste.

Foto: (c) Eole/flickr