società

Il ritorno dell'uomo virile: perché noi valiamo!

Articolo pubblicato il 13 marzo 2013
Articolo pubblicato il 13 marzo 2013
Ormai non si contano più le riviste rivolte alle donne o agli uomini, ma non si è ancora vista una testata dedicata ad entrambi. In un’epoca in cui si mettono in discussione le idee legate ai generi, femminile e maschile, emerge un’altra tendenza: il ritorno del maschio, quello vero, quello che dice “tipa” e “birrozza”, rivendicando anche una certa irriverenza.
Qualche blogger ha trasformato questa vena in una vera e propria linea editoriale. Tra i vari, l’ultimo arrivato, Jooks, uscito nell’aprile 2012.

In un articolo apparso su Slate, Jooks è descritto come un “blog al femminile” riservato ai soli uomini. Un concetto sintetizzato nel modo seguente: “esiste un buon senso maschile, una saggezza popolare che trascende le generazioni e la stratificazione sociale, una saggezza fatta di giudizi estetici ricalcati con lo stampino e applicati sull’altra metà dell’umanità”. In effetti, la promessa editoriale di Jooks è quella di “diventare il tuo migliore amico”. Insomma, il lettore, maschio per intenderci, ha trovato pane per i suoi denti. E gli autori, che sono soliti non firmare gli articoli, giocano la carta del cameratismo spicciolo con titoli che puntano a ricordare momenti idealmente condivisi (belli o brutti che siano): “Ma perché ci piace tanto pisciare nel lavandino?” oppure “Penoso: l’amico che si fa solo delle gnocche”.

Critica del rimorchio e tecniche di abbordaggio

Il ritratto del lettore tipo è facilmente intuibile: giovane, magari post-adolescente, lettore accanito di blog e ossessionato dai social media – la pagina facebook del sito conta già più di 17.000 like dopo poco meno di un anno dalla sua nascita – un tipo che non ne sa molto in materia di ragazze, o meglio, di relazioni amorose. Un target che richiede un piccolo supplemento di doppi sensi e un'inclinazione all'umorismo pesante. Ormai Jooks è un sito cult, che si permette di non andare tanto per il sottile: qualche immagine porno vivacizza gli articoli che parlano essenzialmente di “scopate” e la cui profondità sembra non andare oltre le tecniche di rimorchio.

Si parla principalmente di ragazze. E di come attirarle nel proprio letto. Le prede in questione sono, a scelta: 1. potenziali avventure d'una notte 2. splendide cretine delle quali approfittare – soprattutto se escono da relazioni lunghe 3. semplici bitch (sì, fa più effetto in inglese) che hanno spezzato il cuore ai nostri eroi. Da notare la presenza di una sotto-categoria, piena di vantaggi, quella della ninfomane, con la quale è assolutamente vietato uscire, ma che tuttavia risulta meno noiosa delle sue consorelle.

Leggere per credere, con l’articolo "Aime-t-on les filles qui font des blagues?" (letteralmente “Ci piacciono davvero le ragazze divertenti?”) apparso su Jooks, che mette in luce quanto la misoginia ostentata dal magazine non sia solo uno scherzo. La ragazza simpatica il più delle volte è ingrata e mette il suo ragazzo in ombra: “L’uomo è un animale suscettibile e non vuole che la sua donna lo sminuisca a colpi di frasi taglienti e battute umilianti”. Inoltre l’articolo afferma a priori che lo humour è una qualità maschile. Una ragazza divertente è, nella migliore delle ipotesi, asessuata o, nella peggiore, anormale. È soprattutto questo tipo di ragazze a minacciare in qualche modo la “virilità” degli uomini. Che sia dunque per questa ragione che i nostri si siano decisi a giocare senza complessi la carta del maschilismo?

Riservato ai soli cazzuti

Una cosa è certa, Jooks rispolvera un vecchio stile da macho fin troppo affabulatore per essere considerato mero doppio senso. Al giorno d’oggi si parla spesso e volentieri (per mancanza di argomenti, forse?) di crisi della virilità in una società in cui le donne sono al potere in misura maggiore rispetto al passato. Eppure, a parità di lavoro, le donne continuano a non essere pagate quanto gli uomini e a morire sotto i colpi dei loro coniugi. No, le donne non hanno preso il potere e la virilità ha ancora fin troppo spazio per esprimersi.

Leggi anche "Cento modi per dire 'maschio' prima che sia troppo tardi" su cafebabel.com

Di recente, Brain Magazine ha pubblicato un eccellente articolo sul ritorno degli “uomini con le palle”, esemplari maschili alquanto giovani che sentono il bisogno di tanto in tanto di mettere in bella mostra il proprio testosterone, preferibilmente tra di loro. Il testo è davvero accattivante: “Due volte al mese ci troviamo tra ‘cazzuti’, nella foresta di Rambouillet. Passiamo due giorni e due notti all’aperto e ci arrangiamo. (…) Da un po’ di tempo a questa parte la società ci dice che la violenza è una brutta cosa. Morale, quando una vecchietta si fa strappare la borsetta in metropolitana, non c’è un solo maschio che si muova: se la fanno sotto i ragazzini. Sono diventati delle checche.

Al di là dell’umorismo puerile, l’articolo e il fenomeno rivelano un vero problema d’identità tra i più giovani. Uomini cresciuti in una società regolata da principi come mescolanza e uguaglianza tra i sessi, nelle scuole, nelle università e negli uffici. Cosa bisogna dedurne dunque? Che la presenza, relativamente recente nella storia del nostro paese, delle donne nella sfera pubblica, minacci il genere maschile? In un momento storico in cui alcune femministe ritengono che la loro lotta stia facendo dei passi indietro, si fa strada l’idea secondo la quale il concetto di virilità è messo in pericolo. Una domanda sorge spontanea: e se iniziassimo a dire basta a riviste ‘di genere’?

Foto: copertina (cc) babimouton/flickr (sito ufficiale); testo (cc) Jooks © screenshot dal sito, Tronçonneuse (cc) monojussi/flickr; Action Man (cc) alxmls/flickr