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«Il pubblico giocherà un ruolo importante nel giornalismo di domani»

Articolo pubblicato il 17 luglio 2006
Articolo pubblicato il 17 luglio 2006
Con i blog oggi siamo tutti giornalisti. Ma la qualità complessiva della stampa non ne risentirà? Alla fine questo nuovo strumento sarà utile a qualcuno secondo Dan Gillmor, autore di We the Media.

Dan Gillmor è il fondatore e direttore del Center for Citizen Media che mira a studiare e promuovere il giornalismo cittadino. Dal 1994 al 2004, ha lavorato come giornalista professionista per il San Jose Mercury News, quotidiano della Silicon Valley, il Mercury News, e il Kansas city Times, oltre a diversi giornali nel Vermont. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente nel suo ufficio.

In Internet il confine tra giornalismo professionale e amatoriale è davvero sottile. I bloggers scrivono articoli e i giornalisti professionisti hanno i loro blog. Tutto ciò può danneggiare la nostra fiducia nei media?

Dobbiamo comunque far prova di scetticismo quando leggiamo. E questo a prescindere dal mezzo di comunicazione, che sia un articolo su Internet o su un classico giornale. La gente ha bisogno di saperne di più riguardo al modo in cui lavorano i media. È vero che con la diffusione dei blog e del giornalismo cittadino abbiamo maggiore lavoro e dobbiamo darci da fare per riconoscere ciò che è buono da ciò che non lo è. Tutti abbiamo bisogno di giudicare le cose in base alla nostra esperienza ma anche in base a quella della comunità virtuale. Sarà un lungo processo di apprendimento e un lungo e complesso periodo di transizione, ma il risultato sarà una ventata di novità e un maggiore accesso a un’informazione varia e di qualità.

Ma il libero accesso all’informazione non danneggerà la capacità dei media di pagare forme importanti e costose come il giornalismo investigativo?

Non si possono paragonare un reporter che lavora tutto il giorno e il pezzo occasionale che un internauta può scrivere per un giornale collaborativo o nel caso di una catastrofe naturale come lo tsunami che colpì il Sud-Est asiatico. Ciò che minaccia il giornalismo costoso non è tanto la concorrenza di altri modi di fare giornalismo, quanto quella proveniente da un nuovo genere di inserzionisti. Compagnie come Google e eBay stanno guadagnando molto tramite la pubblicità al di fuori dell’economia che ruota attorno ai media tradizionali.

Può un blogger essere considerato un giornalista anche se non sempre verifica le proprie fonti o firma con il proprio nome?

Credo che non bisogna mai credere a ciò che viene pubblicato in maniera anonima. In quel caso è meglio presumere che si tratti di un falso. Tuttavia una notizia può diventare più convincente se proviene da una fonte di fiducia oppure se l’informazione pubblicata potrebbe mettere in pericolo la vita dell’autore.

Sento però il dovere di ricordarvi che molte riviste popolari e di successo nel mondo danno false informazioni, mentre alcuni bloggers lavorano meglio di certi giornalisti.

Per mantenere un certo livello di credibilità al New York Times si spende molto tempo e si profonde molto impegno nel controllare ciò che viene pubblicato. Alcuni bloggers fanno lo stesso. È solo una questione di assumersi delle responsabilità.

Al giorno d’oggi la responsabilità deve esserci da entrambe le parti. Il creatore deve assicurarsi dell’accuratezza dell’informazione che pubblica perciò, se si fa del giornalismo online, è necessario essere responsabili e rispettare l’etica comune. Ma dal momento che risulta impossibile forzare qualcuno a farlo, il pubblico deve essere ancora più attento a ciò che legge. Esistono alcuni blog che leggo solo per farmi quattro risate. Altri invece sono pronti a rettificare ciò che pubblicano se gli si fa notare che qualcosa non è corretto. Questi ultimi sono i blog seri. Bisogna solo riuscire a distinguere i due tipi.

In che modo quindi i mezzi di comunicazione digitale possono influenzare la qualità del lavoro del giornalismo professionale?

Credo che i giornalisti debbano continuare a fare bene il loro mestiere con i mezzi utilizzati finora ma anche utilizzando alcuni strumenti dei media digitali. Personalmente incoraggerei i giornalisti a sfruttare le risorse del giornalismo colloquiale. Sarebbe cosa saggia per tutti i giornalisti di tenere un blog in modo tale da trasformare il proprio lavoro in un colloquio coi lettori e di non ridurlo ad una lezione cattedratica. Il pubblico giocherà un ruolo importante nel giornalismo di domani. La mia esperienza personale mi dice che spesso i miei lettori ne sanno molto più di me. Sono stati spesso critici nei miei confronti ma mi hanno davvero aiutato ad imparare ad essere un giornalista migliore.