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Il profugo-ambasciatore: «Fallimento Ue in Cecenia»

Articolo pubblicato il 12 gennaio 2007
Articolo pubblicato il 12 gennaio 2007
La scadenza per la fine della guerriglia cecena è fissata per il 15 gennaio.

L’annuncio del capo dell'Fsb, Servizio di Sicurezza Federale russo, Nikolai Patrushov, ai miliziani indipendentisti ceceni sembrava allettante: tregua in cambio di pace. E un libero processo per condiscendenza. Imran Aghayov, rappresentante ufficiale in Estonia della Repubblica Cecena di Ichkeria (il governo indipendentista non riconosciuto da Mosca ndr) liquida questa offerta come pura propaganda.

«La Russia con i suoi ultimatum grida sempre “al lupo al lupo”. E i ceceni ridono a queste vuote minacce, che non sono nient’altro che macchinazioni belle e buone. Ho visto il servizio televisivo in cui delle persone in Cecenia stanno consegnando le armi. Ma non sono ceceni. È propaganda sfacciata» dice Aghayov.

Per Mosca 400 milizie hanno reso le armi. «Bugie» per Aghayov

«Ci sono più di 100.000 immigrati ceceni in tutto il mondo, di cui 40.000 bambini» sostiene Aghayov. «Ho visto giovani stranieri ceceni in Europa parlare correttamente altre lingue nei paesi in cui vivono, altrettanto bene della loro lingua madre. Le persone in esilio sono una grande risorsa. Ma il nostro più grande potenziale giace nelle montagne della Cecenia –finchè ci sono munizioni nelle montagne, i ceceni vi resteranno».

Più di 400 milizie cecene hanno deposto le loro armi dall’entrata in vigore della tregua nel luglio del 2006, trasmessa dalla televisione ufficiale Voice of Russia. Il signor Aghayov considera queste informazioni illegittime. «Le voci dei media che sostengono che alcuni dei nostri leader hanno ceduto sono pura fantasia. I nostri leader non si arrendono, possono solo morire. Ma non muoiono mai nei nostri cuori. Se la questione è la dignità, l’onestà e l’orgoglio nazionale, noi desideriamo dare la nostra vita per questo. È così da generazioni» dichiara Aghayov.

Il diplomatico ceceno dice che un quarto della popolazione cecena, all’incirca 250.000 persone, è stato ucciso a causa della guerra contro la Russia. «Dodici anni di terrore russo pesano sulla coscienza dell’Unione Europea e del mondo. Si è trattato di un genocidio perpetrato ai danni del popolo ceceno. Come disse una volta il nostro primo presidente Djovkhar Dudayev, la nostra gente non ha visto altro che dolore».

Con lugubre ottimismo, Aghayov sostiene che «piangere non serve a niente. I russi hanno distrutto tutti i nostri libri e la nostra storia. Ma affideremo memoria, conoscenza e folklore alle future generazioni cecene. Le nostre radici sono profonde».

Un diplomatico che stringe la cinghia

La residenza di Aghayov è un piccolo appartamento malandato della tetra periferia di Tallin, che il diplomatico condivide con sua moglie, tre bambini e tre gatti. In netto contrasto con la vita glamour di un diplomatico, il profugo-diplomatico si preoccupa di pagare le bollette e portare a casa il pane.

«Non ho lavorato per 12 anni, dal 1995. Sono riuscito a tenermi un lavoro full-time come carpentiere solo negli ultimi tre mesi. Non ho studiato per fare questo mestiere, ma vado al lavoro felice tutti i giorni. Penso alla mia famiglia, lavoro con le mie mani e dopo una lunga giornata mi sento soddisfatto. Anche mia moglie lavora, e un’estate l’intera famiglia non è andata in vacanza per poter comprare una macchina. Di fatto, mio figlio maggiore sta ancora lavorando come guardia di sicurezza in un nightclub, mentre studia al politecnico. Parla correttamente l’estone e guadagna per mantenersi» confida Aghayov.

Il diplomatico, ufficialmente non riconosciuto, ha ricevuto le sue funzioni rappresentative nel 1993, dall’ultimo presidente ceceno Dudayev. Aghayov non ha mai studiato per diventare ambasciatore. Ma ha imparato il lavoro sia da ceceni del luogo che da estoni in esilio. Ha studiato zoologia all’ Estonian Agricultural University nei lontani anni Settanta.

Ritorno a casa?

«È stato difficile vivere senza la mia terra, senza la mia gente vicina. Non sono stato in Cecenia per 8 anni: un’eternità. Quando studiavo in Estonia tornavo spesso a casa in Cecenia, che era a cinque chilometri a piedi da casa mia dalla stazione più vicina. Non potevo aspettare l’autobus: andare a piedi mi permetteva di essere a casa prima. La mia casa era un luogo così magico. E ce l’hanno portata via», ricorda Aghayov.

Che non ha intenzione di trasferirsi di nuovo in Cecenia, almeno finchè si trova in mani russe.

«Non tornerò in una terra di banditi, ma in una Cecenia libera. Spero che troveremo sostenitori e amici, anche estoni». E condanna la politica dell’Ue, perché non si attiva per risolvere l’infinito conflitto. «Questo è un vero fallimento. Non ho nulla da aggiungere. È la pura verità».