società

Il poema di Günter Grass: l'Europa non si vergognerà mai

Articolo pubblicato il 15 giugno 2012
Articolo pubblicato il 15 giugno 2012
Lo scrittore tedesco di 84 anni e premio Nobel della letteratura, Günter Grass, si è fatto cantore di una certa coscienza europea. Nel suo poema pubblicato sul sito del quotidiano di Monaco, Süddeutsche Zeitung, verseggia liberamente sulla crisi greca e il grado di responsabilità dell’Europa. Ma, secondo l'autrice di questo editoriale, non cambierà nulla.

In questo testo di dodici strofe composte da due versi ciascuna, intitolato “La vergogna dell’Europa”, Günter Grass scrive: “Messo nudo alla gogna come debitore, soffre un Paese al quale dover riconoscenza era per te luogo comune”. Questo paese, secondo lui “condannato alla povertà, le cui ricchezze ornano i musei”, si ritrova “a pena sopportato” in mezzo ai suoi pari. In uno slancio poetico, lo scrittore si indirizza direttamente all’Europa: “Prossima al caos, perché non all’altezza dei mercati, lontana sei dalla terra che a te prestò la culla”. Il poema si chiude su una maledizione degli dèi: “priva di spirito deperirai senza il Paese il cui spirito, Europa, ti ha inventata”.

Leggendo questo poema, ho sorriso. Non pensate che sia ironia, la mia, piuttosto una vena di tristezza. Perché, in una certa maniera, il poema segue il modello classico dei pregiudizi; “i poveri greci vittime dei ricchi tedeschi e del nord contro il sud”. In poche parole, un'espressione che mi fa sentire a disagio.

Sono nata al tempo dell’Unione Europea, vivo in Germania da diversi anni ma porto con me un nome greco e ho passato la maggior parte della mia vita in Grecia. In questo senso, vivo tra due mondi le cui frontiere sono talvolta opposto e l’integrazione è spesso causa di una crisi esistenziale: in Germania, io sono "la greca”, e in Grecia sono “la tedesca”. Sono due mondi che si ignorano a vicenda, dal momento in cui ai greci viene addossata tutta la responsabilità della crisi economica.

"Leggendo questo poema, ho sorriso. Non pensate che sia ironia, la mia, piuttosto una vena di tristezza"

Forse queste dodici strofe potrebbero far prendere coscienza al Nord della sua appartenenza e dipendenza dalla cultura greca. E, di conseguenza, della sua responsabilità in questa crisi. Ma non sono sicura che i versi di Grass possano cambiare le cose. Per la maggioranza dei non-greci, lo splendore culturale e intellettuale della Grecia si è spento 2.500 anni fa. Ho il presentimento che la gloria del passato non impressioni più nessuno – anche se si parla dei fondamenti della civiltà occidentale. Per i greci, la cultura degli antenati viene sempre più utilizzata come scusa per un paese che manca ormai di ogni slancio. L’eredità di un passato glorioso è la vera maledizione della Grecia moderna.

E’ pertinente usare l’eredità di una cultura antica come (solo) argomento di riflessione? Io, non lo penso proprio.

Foto di copertina: (cc) ggladman/flickr