società

Il Papa ai giovani: niente lavoro? Non importa, c'è Dio!

Articolo pubblicato il 06 settembre 2010
Articolo pubblicato il 06 settembre 2010
Benedetto, fai attenzione, perché sennò qui ti rovini la piazza! Le parole del Pontefice che invitano i giovani a non pensare al posto fisso, ma al Vangelo, hanno spazientito l'opinione pubblica. E ora cosa faranno gli inglesi, che già non volevano pagargli il viaggio in Gran Bretagna? È l'ora di correre ai ripari: breve incontro con le vittime dei preti pedofili e scarpe nuove

Dio li ha dimenticati...«Il posto fisso non è tutto, cercate Dio!». No, non è uno scherzo. È l’appello che il Papa ha rivolto qualche giorno fa ai giovani precari di tutto il mondo, scrivendo loro una lettera aperta in occasione della XXVI Giornata della Gioventù, in programma a Madrid dal 16 al 21 agosto 2011. «Senza la fede, neanche la sicurezza economica può dare il “paradiso” in terra», ha aggiunto. Chissà cosa ne pensano tutti gli europei sotto i 25 anni che non hanno un lavoro. Secondo gli ultimi dati Eurostat, sono il 19,9% nell'Eurozona e il 20,5% nell'Ue a 27. E chissà cosa ne pensano quelli che lavorano, ma che sono precari. In Europa, secondo i dati della Fondazione Europea, più di 40 milioni di persone, ovvero circa il 22% dei lavoratori, sono colpiti da depressione causata da stress. Spesso legata al fattore mobilità/precarietà. O forse è solo perché non hanno ancora trovato la fede.

Una cosa è certa: l'opinione pubblica non l'ha presa bene e la dichiarazione del Papa ha generato un gran polverone mediatico. Il Pontefice è stato accusato addirittura di essere a favore del precariato. Così, prima si è mobilitata la stampa legata al Vaticano, poi sono arrivate le parole dello stesso Papa, che, durante l’Angelus di domenica ha detto che «sono altri, non la Chiesa, ad esaltare la mobilità e la flessibilità del lavoro giovanile» e che il suo è stato un invito ad essere «controcorrente», ad andare contro la società. Non è un bel periodo per il pontefice. Dal 16 al 19 settembre, infatti, sarà in visita in Gran Bretagna, il primo viaggio nel paese dopo quello di Giovanni Paolo II nel 1982. E gli inglesi non lo vogliono. O meglio: secondo un sondaggio dei teologi di Theos, il 77% dei britannici è convinto che non dovrebbero essere i contribuenti a pagare il suo viaggio. Come biasimarli? La visita pastorale, secondo l’ultima stima, costerebbe complessivamente tra i 10 e 12 milioni di sterline. Cosa fare? Ma certo! Incontrare le vittime degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti inglesi. Ora può andare?

Insomma, che lo vogliano o no in Gran Bretagna, è indubbio che il Papa viaggi molto. Nel correre da una parte all’altra, tra dichiarazioni e smentite, il Pontefice ha consumato le scarpe che nel 2007 gli valsero il titolo di “Accessorizer of the year” e di uomo meglio vestito dell’anno da parte della rivista americana Esquire. Il nuovo paio, anche questo rosso fiammante, gli è stato consegnato da Adriano Stefanelli in persona, il "calzolaio dei grandi". Chissà se il Papa ha parlato anche del suo look al giornalista tedesco Peter Seewald. Lo sapremo entro la fine dell’anno. Le loro lunghe conversazioni, infatti, diventeranno un libro, che, secondo il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, uscirà entro la fine dell'anno dai tipi della Libreria Editrice Vaticana. Amen.

Foto: julien/flickr; GhostSwann/flickr; video: vaticanit/YouTube