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Il muro anti-migranti in Ungheria

Articolo pubblicato il 17 agosto 2015
Articolo pubblicato il 17 agosto 2015

Secondo l’Ufficio immigrazione ungherese, dall'inizio dell'anno più di 57 mila persone sono entrate illegalmente nel Paese magiaro. La cifra desta stupore, soprattutto se si considera che in tutto il 2014 non sono state più di 43 mila. Ora il Primo ministro ungherese ha adottato una misura controversa per tenere al di là della frontiera i migranti: costruire un muro di recinzione.  

L'Ungheria è diventata una delle principali vie di accesso in Europa per i migranti, attraverso la "celebre" rotta dei Balcani, e ha ricevuto quest’anno più rifugiati di quelli che sono arrivati in Italia o in Grecia. La maggior parte di essi sono cittadini originari del Kosovo, della Siria, dell'Afganistan e dell'Iraq, che attraversano il territorio ungherese per cercare di arrivare in altri Paesi come l'Austria o la Germania.

Quella ungherese è una delle più grandi frontiere esterne dell'Unione europea, la quale, per far fronte alla crisi migratoria che preme sul Continente, ha stabilito delle "quote" di distribuzione degli immigrati tra i vari Stati membri. Tuttavia, Budapest ritiene che l’UE non stia facendo abbastanza per alleviare la pressione migratoria subìta dal suo Paese e, facendo leva sul "carattere volontario" di questa redistribuzione, si è rifiutata di concedere asilo ai migranti. Infatti, è stato l’unico Paese – insieme all’Austria – che ha affermato che il suo contributo nell'implementazione del piano europeo sarà pari a «zero».

In compenso l'Ungheria ha pensato a un'altra soluzione per risolvere il problema dell'immigrazione: costruire un muro di recinzione al confine con la Serbia, alto 4 metri e lungo 175 chilometri, che impedisca l’accesso agli stranieri irregolari. I lavori sono iniziati nel mese di luglio, usando il materiale fabbricato dai prigionieri delle carceri ungheresi, e dovrebbero concludersi entro novembre.  

Sostenitori e oppositori

Il Premier ungherese, Viktor Orbán, afferma di contare sull'appoggio della popolazione verso quello che definisce un provvedimento necessario, data l’assenza di misure adottate dall'UE. Sicuramente l’espediente di Orbán riceve un certo grado di consenso, così come è stato dimostrato dalla manifestazione tenutasi nei giorni in cui è stata annunciata la decisione. Un altro esempio eloquente è stato fornito dai "Soldati di Cristo" che, a fine luglio, hanno costruito un muro simbolico di croci bianche e si sono proposti come sentinelle lungo la frontiera serba con lo slogan: "Per un'Ungheria di Cristo e un'Europa che difende la vita", cercando di bloccare i migranti in arrivo verso il loro Paese.

Tuttavia, l'opinione pubblica non sembra essere molto d’accordo con le decisioni prese dal leader di centrodestra, e anche i detrattori hanno manifestato tutto il loro dissenso contro l’erezione del muro di cinta. Rebeka (25 anni, di Budapest) pensa che si tratti di «una decisione orribile» e che i fondi impiegati per la costruzione delle barriere dovrebbero essere, invece, utilizzati per «aiutare gli immigrati affinché abbiano migliori condizioni di vita nel momento in cui si trovano nel nostro Paese». «Il problema non è l’immigrazione, bensì la reazione di panico che ha provocato tra gli ungheresi; perché è chiaro che non possiamo offrire lavoro a tutti coloro che entrano in Ungheria, ma la questione dovrebbe risolversi con la comprensione,» sentenza la giovane.  

«Mi fa piacere che si sta discutendo in tutto il mondo di quanto sta accadendo, e spero che l’energia che si sta impiegando per risolvere questa controversia serva da spunto perché l’Europa affronti il problema in modo globale,» afferma un architetto ungherese di 35 anni, che preferisce restare anonimo. Anche lui è contrario all’idea che si debba costruire un muro di recinzione e ricorda che nel 1956, quando ci fu la Rivoluzione ungherese, «l'Austria non costruì nessuna recinzione per bloccare fuori gli ungheresi, ma li aiutò».

Orbán contro l'Europa

Non è la prima volta che il Primo ministro ungherese si scontra con il resto d'Europa. L'ha già fatto quando ha proposto la revisione della pena di morte nel Paese e, più recentemente, di fronte alla crisi migratoria. In questi giorni, Orbán ha distribuito alla popolazione un questionario sul tema dell’immigrazione, una consultazione che i membri dell’opposizione e diverse ONG internazionali hanno criticato per essere finalizzata a promuovere la xenofobia.

Il Premier stesso ha promosso anche varie campagne di comunicazione contro i migranti in Ungheria: una delle più recenti, che campeggiava su vari manifesti pubblicitari del Paese, invitava i rifugiati a "rispettare le leggi locali e a non rubare i posti di lavoro agli ungheresi". In quell'occasione molti ungheresi sono scesi in piazza per porgere le loro scuse a nome del proprio Primo ministro.

A questo punto, Viktor Orbán deve valutare chi lo potrebbe sostenere, sia dentro che fuori il suo Paese, e valutare i costi e l'efficacia del muro di recinzione. Come ha detto una delle tante persone che abbiamo intervistato «sembra che costruire recinzioni serva solo a evitare di affrontare direttamente i problemi e non aiuti, di certo, a risolverli».