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Il microcredito: utopia anche in Europa

Articolo pubblicato il 30 settembre 2008
Articolo pubblicato il 30 settembre 2008
I progetti di “microfinanza”, concepiti da Muhammad Yunus per aiutare le persone escluse dal sistema finanziario tradizionale, sono ormai una realtà che ha preso piede anche in Europa.

La parola “micro” è associata a “piccolo”: questo fu quello che pensò Muhammad Yunus – professore di economia del Bangladesh, e Premio Nobel per la pace nel 2006 – in occasione della carestia che colpì il suo Paese nel 1974. Secondo le stime di Yunus i contadini avrebbero potuto far fronte alle difficoltà economiche avendo a disposizione la modica cifra di un dollaro a testa. Nessuna banca però sembrava disposta a concedere questi “microprestiti” senza garanzie finanziarie da parte dei clienti. Yunus decise quindi di offrirsi come garante, diventando così il ”banchiere dei poveri”.

Un’opportunità contro la miseria

(IRRI Images/flickr)Grazie ad un tasso d’insolvenza irrisorio, questo modello si diffuse ben presto anche in altre provincie deI Bangladesh. Nel 1983 nacque la prima banca che concretizzò questo sistema di prestito solidale: la Banca Grameen (che in bengalese significa banca del villaggio, ndr). A distanza di venticinque anni la Banca è presente in più della metà dei villaggi del Bangladesh, e il 5% dei suoi clienti riuscirebbe ad uscire dalla povertà ogni anno. Su 2,1 milioni di clienti a cui vengono concessi i finanziamenti il 94% sono donne. Le donne, infatti, si mostrano più determinate e combattive degli uomini quando gli si offre – in questo caso “presta” – la possibilità di uscire dalla miseria.

Sono cinquantotto oggi i Paesi a proporre programmi di microcredito, adattati alle esigenze specifiche dei luoghi in cui vengono attivati. I paesi in via di sviluppo sono il principale obiettivo delle istituzioni di “microfinanza”, ma anche le grandi economie di mercato hanno visto fiorire un discreto numero d’imprese grazie al microcredito.Chi mai immaginerebbe che nelle regioni del circolo polare, in Norvegia, zona economicamente florida, si ricorra al microcredito per frenare lo spopolamento delle isole Lofoten? Ma qual è la situazione del microcredito, e quale il ruolo della microfinanza, nel resto del Vecchio continente?

Troppe disparità in Polonia

(msdm/flickr)Negli anni Ottanta quasi ovunque nel mondo – e solo più recentemente in Europa – la “microfinanza” è stata accettata a pieno titolo come strumento di sviluppo economico. L’importanza dei servizi non finanziari è una delle caratteristiche salienti del settore in Europa, come il profilo della popolazione interessata (disoccupati, persone in fase di reinserimento sociale o escluse dal sistema bancario classico). Ci sono però differenze significative tra est ed ovest Europa.

Nell’Europa dell’Est e in quella centrale il microcredito ha iniziato a svilupparsi soltanto dopo il crollo del comunismo: il generale desiderio di rinnovamento è stato un vero trampolino di lancio per la microfinanza. Negli anni Novanta gli Istituti di Microfinanza (Imf) in Europa Centrale e dell’Est, hanno potuto beneficiare di una crescita annuale media del 30%. Attualmente in quest’area si riscontra un discreto successo della microfinanza: accanto agli Imf e alle Ong, le banche commerciali mostrano un interesse crescente nel proporre “microcrediti” a persone in condizioni economiche svantaggiate. Quest’andamento generale non è però distribuito in modo omogeneo all’interno dello stesso territorio.

Il caso della Polonia esemplifica le sfide che la microfinanza deve affrontare nell’Est. La mancanza, a livello nazionale, di una politica comune dei servizi di microcredito accentua notevolmente le disparità regionali.

Timida crescita nell’Europa occidentale

Nell’Europa occidentale la filosofia del microcredito – la cui crescita è recente e non ha ancora conosciuto grande fortuna – ha principalmente come obiettivo la coesione sociale. L’economia dell’Europa occidentale poggia su un sistema di piccole e medie imprese (99% di Pmi hanno da zero a nove dipendenti, sono cioè delle microimprese), fatto che spiega l’importanza di supportare le iniziative a livello locale. Nonostante le imprese nate grazie al microcredito rinforzino legami a livello locale, molti imprenditori non hanno accesso ai servizi finanziari ”classici”, anche perché queste microimprese si sviluppano principalmente nel settore terziario e in ambiti che non interessano i grandi gruppi. Secondo Philippe Guichandut, direttore della Rem (Rete Europea della Microfinanza), il processo d’integrazione degli esclusi nel sistema bancario «è da ricondurre più a logiche sociali che commerciali».

Anche se generalmente gli organismi di microcredito in Europa nascono da ambiti associativi, le legislazioni in materia, sempre più flessibili, danno luogo a parternariati con grandi gruppi bancari e assicurativi. Nel Regno Unito, ad esempio, è previsto un supporto economico per gli organismi che offrono servizi alle persone escluse dal circuito finanziario. Il Programma di prestiti a garanzia per le piccole imprese – Small Firms Loan Guarantee Scheme – garantisce condizioni vantaggiose alle banche che finanziano soggetti che non possono fornire garanzie per l’accesso al credito.

Quello dei microcrediti è diventato nel corso degli anni, più che una moda, uno strumento importante per aiutare le persone in difficoltà a rimettersi in gioco. In Francia l’Adie (Associazione per il Diritto all’Iniziativa Economica) ha contribuito, dal 1989, alla creazione di 50mila imprese, che hanno generato a loro volta 58mila posti di lavoro per altrettanti prestiti solidali concessi. In futuro questo sistema dovrebbe fornire un significativo contributo per la creazione di sistemi finanziari accessibili a tutti.

La stessa Unione europea ha fatto ricorso a questo sistema con l’adozione nel 2007 di un’iniziativa per lo sviluppo del microcredito da parte della Commissione, ma anche con la creazione di una Rete Europea per la Microfinanza. Per il periodo budgetario 2007-2013, la Commissione europea e il Fondo Europeo d’Investimento hanno promosso un’iniziativa denominata JEREMIE, che permetterà di trasformare una parte dei fondi regionali in capitali per prestiti. Strumenti che dovrebbero permettere di approdare un giorno al sogno del premio nobel Mohammad Yunus: «Eliminare la povertà, ovunque e in breve tempo, fornendo ai più poveri i mezzi per controllare il proprio destino».