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Il mediatore europeo: «Senza larghe intese non si può essere Presidente»

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2007
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 16 gennaio 2007
Nikiforos Diamandouros spiega il dietro le quinte dell'elezione di Pöttering alla Presidenza del Parlamento Europeo.

Come descriverebbe Hans Gert Pöttering?

Pöttering è un europeista convinto. I suoi 28 anni di esperienza lo rendono a buon diritto uno dei nostri veterani. Suo obbiettivo è formare un’identità europea forte. Quando Jacques Santer, ex presidente della Commissione Europea, e il suo staff, diedero le dimissioni in blocco il 15 marzo 1999 (in seguito ad accuse di corruzione), fu lui che prese in mano la situazione e appoggiò Romano Prodi come sostituto (1999-2004). Pöttering è stato veramente uno dei pionieri dello spirito europeo fin dall’inizio della sua carriera politica, nel 1979.

Quali pensa che dovranno essere le priorità di Pöttering quando diventerà presidente?

La sfida più difficile sarà come far avanzare il modello Europa dopo l’allargamento da 15 a 27 membri. E più precisamente la sua strategia sarà rafforzare e consolidare tutti gli elementi positivi dei primi 50 anni di Unione Europea.

E riguardo alla sua posizione sull’adesione della Turchia all’Ue?

Non abbiamo discusso ancora ufficialmente la richiesta della Turchia. Ma nel 2004 Pöttering era un sostenitore della politica di allargamento, ed era particolarmente a favore dell’adesione di Cipro.

Il presidente uscente, Josep Borrell, ha recentemente dichiarato che vorrebbe essere ricordato per aver reso il Parlamento «qualcosa di più della proverbiale Torre di Babele». Lei è d’accordo?

Borrell ci lascia un Parlamento in cui sono rappresentati 27 Paesi, 7 gruppi politici e più di 100 partiti nazionali. Riconosciamo a Borrell di essere riuscito a produrre una legislazione costruttiva e alleanze efficaci: la personalità di un leader è molto importante.

Pöttering diventerà presidente della Commissione per una decisione della Cdu nel 2004, che prevede che il Partito Popolare Europeo e i Socialisti votino per lui in cambio del supporto che il suo partito diede nel 2004 a Borrell. Può spiegare questo processo di elezione?

Dipende dalle alleanze create dai due partiti maggiori. Borrell sfruttò la collaborazione accordandosi con la fazione conservatrice, il Ppe di Pöttering. Senza questo tipo di alleanze, in un parlamento con 785 membri, nessuno può essere eletto.

La presidenza riflette il colore politico dei partiti come al livello nazionale?

No, la presidenza del Parlamento è un incarico di portata europea. L’irlandese Pat Cox (presidente del Parlamento dal 2002 al 2004) proveniva da un gruppo liberale molto piccolo, che però venne appoggiato ed eletto in base alla pratica tradizionale dell’accordo. Le dinamiche tra grandi partiti possono pesare nelle decisioni, ma la qualità del candidato è altrettanto importante.

Pöttering cercherà di rilanciare la Costituzione europea?

L’Europa che abbiamo costruito non può guardarsi indietro: non si può pensare, da un punto di vista storico, di abbandonare la Costituzione. Riusciremo però ad avere un quadro d’insieme solo dopo le elezioni presidenziali francesi e dopo l’annuncio delle iniziative della presidenza tedesca. Non dubito del fatto che sarà una delle priorità più impellenti, dal momento che Pöttering e il suo partito fanno parte dell'attuale coalizione al governo in Germania. Ma è necessario che il nuovo testo faccia proprie le basi legislative contenute nella prima parte del testo rigettato.

Lei parla ogni giorno con cittadini europei. Che cosa pensano del futuro?

C’è un’atmosfera di imbarazzo e di attesa. Nessuno vuole far marcia indietro nel processo di unione. Ma nonostante la creazione del commissario alla comunicazione (la svedese Margot Wallström), ci sono ancora problemi nel comunicare con i cittadini, per le questioni importanti come per quelle più piccole.