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Il grande pasticcio dei voucher in Italia

Articolo pubblicato il 28 marzo 2017
Articolo pubblicato il 28 marzo 2017

Al centro del dibattito politico italiano tornano i buoni lavoro, quei buoni che hanno creato una nuova forma di precariato. E' stata proclamata la loro abolizione, ma solo nel 2018. Cosa erano, come funzionavano e quali le possibili alternative. 

AAA: Regole Cercasi

Dovevano essere una soluzione per la legalità, invece sono stati uno dei sintomi della trappola del super-precariato: i voucher. Ovvero, come essere pagati per il proprio lavoro con dei fogli da cambiare in euro. Ora sono stati eliminati per evitare un referendum, ma che situazione hanno lasciato in Italia?

Questa strana modalità di pagamento rimarrà utilizzabile fino al 31 dicembre per poi essere eliminata in Italia. Tramite il decreto legge 25/2017, il Consiglio dei Ministri è alla ricerca di nuovi metodi per la regolamentazione del lavoro occasionale. 

Sono un cachet di fogli con una cifra che può essere di 7,50 o 15 o 37,50 euro.  Da quando ritiri il voucher hai un anno di tempo per cambiarlo in denaro. Infatti, i voucher non sono merce di scambio, bisogna sempre cambiarli in euro dal tabbaccaio. 

I buoni lavoro nacquero come modalità di pagamento in caso di lavoro occasionale al fine di regolamentare quelle prestazioni saltuarie che non potevano essere inscritte in determinati contratti di lavoro. "Lo scopo- precisa Anna Zilli, docente di Diritto del Lavoro- era espressamente quello di creare uno strumento di contrasto al lavoro illegale ed all’occupazione irregolare”. Cioè, anche per una solo giornata di lavoro, il datore era costretto grazie ai voucher a non pagare in nero e a versare automaticamente il 25% della cifra come tasse, perchè per esempio acquistando un voucher da 10 euro, 7, 50 euro andavan0 al lavoratore e il resto in contributi e coperture assicurative e infortunistiche. 

Creare un sistema di legalità contro il crescente fenomeno del lavoro in nero nei settori degli “small jobs”, come li definì l’Unione Europea e di permettere al lavoratore pagato tramite i buoni del lavoro, di vedersi comunque riconosciuti i versamenti pensionistici, senza che tale retribuzione intaccasse il suo stato di disoccupato od inoccupato. 

I dati

Per poter meglio comprendere l’impatto dei buoni lavoro nel mercato del lavoro è meglio farsi aiutare dai dati rilasciati dall’Inps e dall’Istat: prima della riforma del lavoro Biagi (biennio 2002/2003) vi furono quasi centocinquantamila accertamenti ispettivi Inps all’anno. Il dato relativo all’irregolarità peggiorò notevolmente da un anno all’altro (dal 53% al 61%), con un preoccupante incremento del lavoro autonomo irregolare ed un “nero” stabile e profondissimo nel settore agricolo, quasi il 90% degli occupati.

Nel 2004 furono svolti meno accertamenti, con oltre il 75% di posizioni irregolari; nel 2005 vennero effettuate ancor meno ispezioni (134.067), con, però, un ulteriore incremento delle criticità (+19%). Dal 2009, si misurò un’inversione del trend nel lavoro irregolare, che iniziò a diminuire. Contemporaneamente, il numero dei lavoratori coinvolti nel lavoro a voucher iniziò a crescere: raddoppiò rispetto all’anno precedente (59.206). 

"Nel biennio 2014/2015 invece l’utilizzo dei voucher è esploso- spiega la professoressa Zilli- a suon di alleggerimenti normativi. Dal  2014 più di un milione di persone ha lavorato per voucher. Hanno quindi aiutato a combattere l'illegalità, ma hanno creato più irregolarità".

Fra irregolarità e precariato, i voucher furbetti

Le problematiche sono emerse quando i datori di lavoro cominciarono a preferire le assunzioni tramite buoni lavoro ai normali contratti. Questa procedura faceva sì che lo strumento creato per combattere il lavoro nero fosse diventato, a sua volta, l’arma più forte e legale contro le assunzioni regolari.

I voucher erano diventati, per i titolari degli esercizi, un’assicurazione contro ispezioni a sorpresa, indagini finanziarie ed infortuni sul lavoro, per di più eliminando sul nascere tutti quei costi che deriverebbero da una regolare assunzione. Un vero e proprio e abuso che è andato, nel corso degli anni, a sostituire alcune tipologie di contratti come il contratto stagionale e quello part-time.

Quello che doveva essere uno strumento utilissimo e veramente alternativo al lavoro nero per famiglie, piccole associazioni ed imprenditori senza altri dipendenti- continua la docente di Diritto del Lavoro- era diventato un’alternativa, per i datori di lavoro, al mercato normale”.

L’abolizione e la nuova fase

Come dichiarato già dal Primo Ministro Paolo Gentiloni “C’è l’esigenza di una regolamentazione seria per il lavoro saltuario ed occasionale. Nella consapevolezza che quello strumento (i voucher ndr) si era gradualmente deteriorato, modificando le intenzioni per le quali era stato introdotto".

Una risposta sbagliata, o che con il tempo si è rivelata sbagliata,  ad un’esigenza giusta. E all’esigenza giusta adesso ci rivolgeremo per l’individuazione di strumenti efficienti e moderni per regolare il lavoro saltuario ed occasionale. Nuovi metodi di regolamentazione vanno trovati, e rapidamente. Il rischio, infatti, è quello di dar nuova linfa al lavoro nero o sommerso che minaccia di tornare a picchi altissimi soprattutto in quei settori dove, come spiegato dalla docente: “Ci sono tanti lavori piccoli, spezzettati, rispetto ai quali non si riesce nemmeno ad arrivare ad un contratto part-time”.

Con l’abolizione totale dei voucher ci sarà di nuovo il lavoro nero domestico e nei piccoli lavori, mentre le imprese si orienteranno verso la somministrazione di lavoro o verso il contratto a chiamata, nei settori dove è previsto. 

I buoni lavoro in Francia e Germania

Gli strumenti regolatori sotto la lente di ingrandimento, al momento, sono principalmente due: il modello tedesco dei “mini-jobs”, per le imprese e le aziende e i voucher francesi, leschèque emploi (assegni lavoro), per quanto riguardo il lavoro domestico.

Gli assegni lavoro francesi possono essere utilizzati solamente dalle famiglie per pagare direttamente od indirettamente le varie figure che caratterizzano i collaboratori domestici, come badanti, colf, babysitter e giardinieri, e riconoscono ai lavoratori i contributi pensionistici. I voucher francesi hanno però un carattere decisamente più burocratico e meccanico rispetto a quelli nostrani: sono costantemente sotto controllo da parte del centro nazionale CESU, le Chèque Emploi Service Universel (Il servizio Nazionale degli Assegni di Lavoro), che, col fine di limitarne gli abusi, registra e traccia tutti i pagamenti tramite voucher per poi generare direttamente le buste paga ed il calcolo dei contributi. Richiedono una registrazione al portale generale online, la creazione di un profilo attraverso i propri dati , incluso il conto bancario e la continua sottomissione di documenti e moduli.

Insomma, non proprio come andare dal tabaccaio. Per quanto riguarda le imprese invece è al vaglio l’ipotesi “mini jobs” sul modello tedesco. Un modello che prevede un tetto massimo di 450 euro mensili per 15 ore di lavoro la settimana, esenti da tasse e contributi previdenziali (a carico del datore di lavoro) e più coperture per i lavoratori.

Non è tutto rose e fiori però. Il sistema dei “mini jobs” ha creato in Germania una intesa coltre di abusi e una generazione di pensioni bassissime. Come riportato anche dal Sole 24 Ore più di 7 milioni di persone, ad oggi, lavorano tramite un contratto “mini jobs”, le quali, non avendo maturato abbastanza contributi pensionistici rischiano di gravare sul welfare nazionale.

Non a caso il candidato socialdemocratico Martin Schultz ha fortemente dichiarato di voler modificare tale strumento e di volerne limitare gli abusi. “Una risposta sbagliata ad un’esigenza giusta” sembra aver detto (questa volta in tedesco).

Quale sarà la soluzione che il Governo intenderà adottare, al momento è solo immaginabile, ma effettivamente l'Italia è un paese in stallo che non riesce a garantire un lavoro stabile e capace di creare fondi pensionistici per i giovani. "Sarebbe opportuna una riflessione- dice la professoressa Zilli- su cosa deve fare un’impresa per sopravvivere nel nostro iper-burocratico paese. Se guardiamo indietro, abbiamo pensionato persone di 45 anni, poi di 50 anni, con l’idea di fare posto ai giovani. Oggi ci ritroviamo al punto di partenza. Forse pensare meno agli incentivi e di più ad una revisione complessiva della macchina pubblica potrebbe essere la soluzione di lungo periodo. Ma intanto incombeva il referendum e sui voucher nessuno voleva farsi troppo male."

I voucher in Belgio,in Inghilterra e in Austria

Mentre in Italia i voucher venivano usati pressoché per qualsiasi tipo di prestazione ed in ogni settore, in Europa le cose sono completamente diverse:

In Belgio, ad esempio, i voucher o titres-services permettono di comprare solo determinati servizi come l’assistenza a persone con mobilità ridotta o la cura della casa o degli anziani. In oltre i datori di lavoro non possono usufruire di tali buoni per pagare mansioni rintracciabili nella loro stessa professione.

Nel Regno Unito, invece, esistono dal 2005 i childcare vouchers, veri e propri aiuti per l’infanzia deducibili dalle tasse. La possibilità è quella di convertire fino a £ 243 del proprio stipendio in vouchers per l’assistenza di bambini e dei propri figli. I servizi disponibili tramite i voucher sono: l’assistenza infermieristica, badanti, babysitting, dopo scuola ecc. e possono essere utilizzati anche dalle aziende sotto forma di assistenza e controllo per i figli dei lavoratori durante l’orario di ufficio.

In Austria sono presenti i Dienstleistungsscheck che vengono usati solo per pagare servizi di assistenza familiare e attività domestiche come il babysitting, il giardinaggio e l’assistenza ad anziani ed invalidi. Sono rari e possono avere la durata massima di un mese (anche se rinnovabili), con un pagamento che non deve eccedere i 569 euro al mese (più compensi feriali e pagamenti speciali), anno 2016.