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Il futuro? Gli alimenti biotecnologici

Articolo pubblicato il 24 gennaio 2006
Articolo pubblicato il 24 gennaio 2006
Cresce la domanda di alimenti sani e di alta qualità: l’Unione Europea ha perciò incrementato gli investimenti in biotecnologie. Cosa mangeremo domani?

In Europa è mutato lo stile di vita e la popolazione è invecchiata, ecco perché anche la nostra alimentazione cambierà. E non solo in Europa, a causa della crescente popolazione mondiale, si dovrà produrre sempre più cibo.

Spesi in ricerca 400 milioni di euro

La Commissione europea vuole reagire a questa sfida e cercare di trovare un nuovo equilibrio tra economia e ambiente. Per questo ha fatto della realizzazione di una “bio-economia” la sua bandiera, impegno che implica anche immensi progressi nelle biotecnologie. Gli agricoltori, i produttori alimentari e tutti gli altri settori dell’economia, che producono, amministrano, o in altro modo recano vantaggio alle risorse biologiche (animali, piante, microrganismi), dovrebbero raggiungere una produzione competitiva e sostenibile.

Per permettere che questa visione diventi realtà in campo alimentare, la Commissione europea ha fondato il gruppo di ricerca “Food for life”. In questa sede si riunisce la lobby dei ricercatori e degli industriali nel settore alimentare, che dovrebbe stimolare la ricerca e lo sviluppo, per far sì che presto si possano produrre nuovi alimenti: questi ed altri temi interessano il settimo programma europeo per la ricerca nel settore “Alimentazione, agricoltura e biotecnologie”. L’Unione Europea, perciò, vuole svolgere un ruolo attivo nella competizione mondiale per la produzione biotecnologica di generi alimentari, poiché le aziende biotech negli Stati Uniti ora investono 650 milioni di euro l’anno in ricerca e sviluppo, mentre alle loro controparti europee sono distribuiti solo 400 milioni di euro.

La conoscenza base della bio-economia stimola anche grandi progressi nelle biotecnologie, le quali giocano un ruolo importante nell’industria alimentare, aprono la strada a nuove applicazioni nell’agricoltura e nella produzione alimentare, e possono anche impedire che avvengano delle perdite nei raccolti in caso di cambiamento ambientale.

Le aziende agricole del futuro saranno dunque gestite secondo criteri biotecnologici, solo con colossali investimenti di capitali, invece di utilizzare grandi terreni? Già oggi troviamo sugli scaffali dei supermercati europei latte, carne, frutta, verdura fabbricati biotecnologicamente. Ma, alla domanda cosa mangeremo in futuro, non possiamo dare risposta.

Nuovi alimenti

L’analisi della struttura del genoma umano e delle interazioni tra i suoi geni ha fatto molti progressi negli ultimi anni, cosicché attualmente siamo in grado di riconoscere il comportamento dei componenti alimentari a livello molecolare. In tal modo, in futuro potranno essere prodotti su vasta scala generi alimentari per aiutare la prevenzione contro malattie e ridurre i rischi per la salute. Saranno pensabili anche alimenti con “funzioni” estese, i cosiddetti nuovi alimenti o “nutricamenti”, che si adatterebbero al nostro stile di vita e renderebbero possibile un’alimentazione intelligente e sostenibile. Inoltre si può pensare a frutta e verdura, abbinate ad una porzione aggiunta di speciali sostanze nutritive. L’analisi del genoma delle piante ha ad esempio permesso una mutazione genetica del farro, che ne esalta il suo contenuto proteico.

Ci sono inoltre molti altri progetti di successo nei laboratori europei che dovrebbero portare a piante dotate di pseudogeni (copie genetiche) supplementari o manipolati. Queste cosiddette piante “transgeniche” dispongono anche di altre qualità. A queste appartiene la produzione di fruttano nelle barbabietole da zucchero. Oppure anche la produzione di patate con alti valori di lisina, un amminoacido essenziale per gli uomini. Ancora, si può pensare a piante prodotte con anticorpi per difendersi da determinati agenti esterni.

La ricerca nel campo della genomica delle piante serve anche ad aumentare i raccolti, mentre, aumentando le capacità naturali di resistenza di piante e animali, si potrebbe ridurre la diffusione di pesticidi e fertilizzanti. Inoltre queste nuove tecnologie di raccolta, stoccaggio e lavorazione del grano potrebbero ridurre in parte le enormi perdite durante il ciclo produttivo, e queste ricerche consentirebbero la coltivazione di una vasta gamma di piante. In tal modo il consumatore avrebbe accesso ad un’offerta di generi alimentari mai conosciuta prima. Una cosa è sicura: il domani offrirà agli europei sapori e universi alimentari finora sconosciuti.