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Il futuro del calcio? Partecipativo

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2008
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 08 febbraio 2008
Quando i club sono in difficoltà, nell'era del calcio business, spesso sono i tifosi a prendere le redini del gioco. E a diventare imprenditori. Ecco le storie di tifosi un po' speciali in Francia, Germania e Inghilterra.

Il logo del futuro club di tifosi (Foto dal sito Internet Cmonclubdefoot.fr )

La battaglia alla moda degli ultimi mesi? Lottare contro l’espansione del “calcio business” e fare di tutto per preservare la «specificità del modello sportivo europeo». Michel Platini, vecchia gloria del calcio francese e da poco presidente dell’Unione delle Associazioni Europee di calcio (Uefa), ha dichiarato, il 24 gennaio 2008, di fronte al Consiglio d’Europa: bisogna «lottare contro la commercializzazione ad oltranza del calcio».

Le iniziative dei tifosi si moltiplicano, e sempre di più vogliono essere parte del processo decisionale della loro squadra. Andy Smith, sociologo, si è interessato alla relazione tra sport e identità. Secondo lui «i tifosi si sentono spossessati e hanno l’impressione che il club non abbia più bisogno di loro». E per una buona ragione: se nel 1970, gli incassi dei botteghini rappresentavano l’81% dei budget delle squadre, un quarto di secolo più tardi, con la manna dei diritti Tv, la quota è scesa al 15%. Oggi i tifosi hanno deciso di rimboccarsi le maniche.

Tifosi di tutta Europa, unitevi!

Per rispondere alle derive del “calcio business”, tre trentenni francesi si sono lanciati una sfida divertente: riunire 60.000 persone per rilevare un club professionale in perdita e scommettere su una politica di management che metta il tifoso al centro del gioco. Per Clément Meunier, uno dei tre fondatori del progetto Cmonclubdefoot (“è il mio club”), lo scopo della manovra non sono i soldi: «Abbiamo sempre ammirato lo spirito dei “socios” spagnoli (associazioni di tifosi spagnoli che sono azionisti della propria squadra, ndr), che sono parte fondamentale nella vita dei club di calcio. Vogliamo che i tifosi possano conoscere e influenzare quello che succede. Non devono essere solo spettatori».

Disponendo di un controllo maggiore sulla vita del club, i membri dell’associazione potranno eleggere il presidente, partecipare alla scelta dell’allenatore e seguire la politica sportiva del club in modo privilegiato. Queste sono le promesse fatte ai futuri azionisti del primo club professionale francese. Dopo la moda della democrazia partecipativa rilanciata dalla campagna della candidata socialista Ségolène Royal, ecco emergere il calcio partecipativo!

«Abbiamo preso l’impegno presso i nostri soci di acquistare un club nel giro di un anno», hanno annunciato i fondatori di Cmonclubdefoot in un’intervista al quotiano sportivo francese L’Equipe. Se non fosse possibile «coloro che hanno contribuito verranno rimborsati», prosegue Clément Meunier. «La somma è versata alla nostra associazione, legata al sito Cmonclubdefoot, che abbiamo creato appositamente per questo progetto, che diventerà poi la principale azionista del nostro club professionale».

Numerose iniziative in Europa

Anche se questa iniziativa appare ancora insolita in Francia, nel resto d’Europa ci sono già dei precedenti. Nel 2005, in seguito al riacquisto del Manchester United Fc da parte di Malcolm Glazer, 3.000 tifosi si sono ribellati e hanno fondato il loro circolo: il Fc United of Manchester. Dopo aver visto all’opera 900 giocatori, ne hanno selezionati 17 per portare i colori del club durante la prima stagione. Dopo essere salita di campionato due volte, la squadra gioca ormai in quello che sarebbe il nostro campionato dilettanti.

Tra i principi che fondano il progetto del club: i dirigenti vengono eletti democraticamente dai tifosi, il club si impegna a mantenere dei prezzi d’entrata bassi e i dirigenti veglieranno a che la commercializzazione ad oltranza non sia l'unico motore della politica aziendale. Nel futuro, il club cercherà di dotarsi di un nuovo stadio e di mettere in piedi una squadra femminile. Un’altra particolarità di questo club: nel momento in cui le marche sovraffollano le maglie dei nostri atleti, il club rifiuta di applicare qualsiasi logo alla sua divisa. Un gesto che la dice lunga sul senso del progetto.

Un altro esempio più simile al progetto Cmonclubdefoot, è il sito Internet myfootballclub.co.uk , il primo a lanciarsi nell’avventura e a superare il primo grande ostacolo: riacquistare un club. I suoi 27.000 membri hanno appena acquistato l'Ebbsfleet United, club della quinta divisione inglese, dopo aver riunito 850.000 euro. Questa iniziativa è stata poi ripresa in Francia, e in Germania, con il sito www.klub-der-fans.de.

Quando si vedrà uno storico club tedesco in mano ad un consorzio di 50.000 co-azionisti che partecipano alle grandi decisioni che concernono la gestione del club?

Ancora più impressionante: i tifosi del Liverpool hanno appena inaugurato l’associazione Share Liverpool Fc, con l’obiettivo di mandare a casa i due proprietari americani, Tom Hicks et George Gillett. A questo scopo hanno attivato una sottoscrizione e l’hanno proposta a 100.000 tifosi per riunire la modica cifra di 650 milioni di euro.

Contrariamente al club israeliano Hapoel Kiryat Shalom, il “fan coaching” (l’allenamento fatto dal tifoso stesso) non esiste ancora in Europa : i tifosi non sono ancora pronti a gestire le scelte sportive, come ad esempio la composizione delle squadre o le tattiche e i cambiamenti durante la partita.