società

Il bullismo a scuola

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2008
Articolo pubblicato il 14 ottobre 2008
È stata creata una rete europea contro il bullismo e la violenza a scuola, Vistop. Ne abbiamo parlato con Thomas Jäger, il coordinatore, e con Karl Gebauer, pedagogo e scrittore.

(http://www.vistop.org)Il palmo della mano di colore blu segnala “stop” e il pollice a forma di testa di uccello, ricorda la buona vecchia colomba della pace. Questo è il logo del Vistop, Violence in Schools Training Online Project (Progetto Trainig online contro la violenza nelle scuole). Il programma, promosso dall’Ue, propone dei moduli d’apprendimento sul tema del bullismo a scuola. Il concetto di “bullying” (dall’inglese: bully, prepotente) indica, in maniera analoga al mobbing sul posto di lavoro, una forma di violenza psicologica fra studenti. Il materiale del Vistop è stato elaborato in maniera multimediale per tre gruppi di riferimento: insegnanti, genitori e rappresentanti della polizia, amministrazione scolastica e comuni. Il 6 ottobre sono incominciati i corsi online, il cui contenuto dovrebbe essere a disposizione, per l’apprendimento autonomo, già da gennaio 2009. Fino ad allora anche i testi dovranno essere tradotti dall’inglese alle altre lingue.

Signor Jäger, Lei è il coordinatore del progetto Vistop, com’è la percezione del progetto?

Thomas Jäger: «Molto buona. Per il corso degli insegnanti per ora abbiamo circa trenta utenti invece dei venti previsti, proprio perché la domanda era molto forte. I partecipanti vivono in Gran Bretagna, Romania, Irlanda, Spagna, Polonia, Germania, Cipro e Giappone».

Esiste un concetto europeo di bullismo? Ci sono statistiche?

(D.R)«Certo che si sono statistiche, ma non si possono confrontare fra i diversi Paesi europei. Oltre alle differenze legate ai metodi usati e alla popolazione esaminata, anche i diversi concetti giocano un ruolo importante. L’espressione inglese “to bully” ad una prima analisi è tradotta come “prendere in giro”, “tormentare”, in questa traduzione la componente violenta scompare. Anche il concetto stesso di violenza è diverso, così si è cercato di trovare un minimo comune denominatore: la “convivenza” come pacifica coesistenza che viene raggiunta grazie allo sforzo di comprendere gli altri e di risolvere conflitti senza l’uso della violenza».

Gli episodi di bullismo sono aumentati?

«I mass media spesso danno informazioni sbagliate, ma non risulta invece che in realtà gli episodi di bullismo siano aumentati. Nel frattempo però, è nato il fenomeno del “cyber-bullismo”, che crea delle situazioni completamente diverse per le vittime. Mentre prima le umiliazioni avvenivano davanti ad un gruppo piuttosto ristretto, adesso grazie a YouTube esse possono essere viste da migliaia di persone».

Gli insegnanti possono esprimersi sui casi di bullismo?

«Credo che l’informazione fatta dai mass media a riguardo, abbia portato a fare cadere il tabù del bullismo. Mi ricordo, per esperienza personale, che negli anni Novanta gli studenti avevano paura a partecipare ai programmi di prevenzione della violenza. Ora le cose sono cambiate».

Signor Gebauer, lei è stato preside di una scuola, quali sono gli indizi che indicano mobbing e bullismo?

http://www.gebauer-karl.de/Karl Gebauer: «Genitori, educatori e gli insegnanti dovrebbero stare attenti alle piccole cose di tutti i giorni. Ci sono alcuni segnali che si possono individuare, come per esempio indumenti che vengono nascosti , quaderni e altri oggetti che spariscono, se si prende in giro un bambino o se viene messo in ridicolo davanti gli altri».

Come si riesce ad uscire da un caso di mobbing?

«Gli insegnanti devono accorgersi dell’emarginazione e considerare come sfide quello che gli studenti si permettono di fare davanti ai loro occhi. Se nonostante gli sforzi dell’insegnante non si riesce ad avere risultati, allora la vittima si trova in una situazione senza speranza. Da notare che i bulli diventano così sempre più forti e pensano di potersi permettere sempre di più. A tale riguardo, gli insegnanti che non osservano questi comportamenti, possono favorire il mobbing. Quando invece gli insegnanti intervengono, la situazione si evolve in tutt’altra maniera: l’aggressione viene scoperta e il bullo e i suoi perdono potere».

Ci si può difendere dal mobbing?

«Una buona formazione porta ad avere sicurezza in sé stessi. È uno dei fattori di protezione più importanti. I bambini e gli adolescenti raccontano,in questo caso, velocemente l’accaduto alle persone di fiducia».