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I Giochi europei di Baku: una falsa partenza?

Articolo pubblicato il 13 luglio 2015
Articolo pubblicato il 13 luglio 2015

L'ultima domenica di giugno abbiamo assistito alla conclusione dei primi Giochi europei, inaugurati nella Capitale dell'Azerbaigian: un'intensa competizione multisportiva, che durante le due settimane di gare ha accolto atleti da tutto il mondo. Tra l'indifferenza generale. Ma qual era esattamente il vero obiettivo di Baku?

«Lo sport e la politica dovrebbero rimanere separati,» commentano gli ingenui, gli ottimisti dalle belle speranze, o i più spudorati truffatori politici che usano lo attività sportive per mascherare i loro misfatti. Siamo nel 2015 e abbiamo già letto le rivelazioni dell'impressionante corruzione che dilaga all'interno della FIFA,  così come il bilancio delle vittime (continuamente in crescita) tra i lavoratori migranti schiavizzati per l'improvvisata Coppa del mondo in Qatar. Di sicuro i primi Giochi europei saranno in grado di liberarci da questo male, e rendere questo continente orgoglioso?

Un favoloso "biglietto da visita"

Dopo essere salita alla ribalta per aver organizzato l'edizione 2012 dell'Eurovision Song contest, l'ex Repubblica sovietica dell'Azerbaigian, nonché grande produttrice di petrolio, ha avuto ancora una volta l'opportunità di proiettare la propria immagine in tutto il mondo. Dopo essere stata nominata nel 2012 la prima città ospitante dei Giochi europei (grazie anche al fatto di essere stata l'unica disponibile), Baku ha avuto meno di tre anni per costruire tutta le infrastrutture necessaria. Dei tempi molto stretti, è vero, ma l'Azerbaigian ci è riuscito.

Scintillanti stadi olimpici e arene per la ginnastica, centri acquatici e velodromi, tutti circondati da prati curati, superfici di marmo luccicante e spaziose alloggi per atleti e giornalisti. Nuovi autobus con corsie preferenziali sono stati introdotti per sfuggire ai ben noti ingorghi del traffico; l'aria condizionata è stata installata persino nella metro; mentre gli innumerevoli poliziotti corrucciati che facevano roteare i loro manganelli, hanno garantito la sicurezza. 

Soltanto la cerimonia d'apertura è costata 100 millioni di dollari. I fuochi d'artificio hanno illuminato il mar Caspio, con la tradizionale e folcloristica musica Mugham che risuonava nelle casse, e Lady Gaga che ha fatto la sua apparizione, stupendo tutti con l'esecuzione al pianoforte di Imagine, la canzone di John Lennon.

La doppia faccia dei Giochi 

Tutto sembrava essere stato realizzato in tempo e in modo professionale, ma in realtà i Giochi europei soffono di una crisi esistenziale. Se tutti gli altri Continenti hanno le loro competizioni interne, perché anche l'Europa non dovrebbe averle? D'altra parte, l'attività sportiva europea si è sviluppata a tal punto da prevedere già da molto tempo prestigiosi campionati per ogni sport. Molti degli atleti più importanti non erano presenti perché impegnati negli allenamenti per altri eventi. Analogamente, i leader di soli quattro Paesi UE hanno presenziato ai Giochi (quelli di Lussemburgo, San Marino, Monaco e Bulgaria), mentre Putin, Erdogan ed i Capi stato di Bielorussia, Tagikistan e Turkmenistan si hanno avuto di che divertirsi. 

L'allenatore della squadra di nuoto sincronizzato inglese, Karen Thorpe, mi ha detto che per tutte le ragazze in gara, anche per le più giovani, è stata un'opportunità entusiasmante: «Potrebbero non arrivare mai alle Olimpiadi, ma almeno questa è la cosa che più gli si avvicina». 

L'allenatore olandese, Kees Van Hardeveld, è rimasto piuttosto deluso della decisione del suo Paese di rinunciare a ospitare i prossimi Giochi previsti nel 2019 a causa di problemi economici. I Paesi Bassi si sono rifiutati di pagare i 58 millioni di euro richiesti, mentre l'Azerbaigian ha già speso una somma molto maggiore: 8 miliardi di dollari. «È un peccato! Dovrebbe esserci un Paese disposto a organizzare questo tipo di eventi, ma gira tutto intorno al denaro. È vero, infatti è per questo che si fanno qui».

Il miracolo economico di Baku e le sue contraddizioni

Camminando per la città si vedono numerosi grattacieli, uffici e abitazioni che sono stati costruiti ma sono ancora vuoti. Baku assomiglia a un villaggio Potëmkin. Sulle sponde sabbiose del mar Caspio, le pompe di estrazione del petrolio vanno su e giù, ricordandoci qual è una delle più vaste risorse dell'Azerbaijan. Ciò nonostante, questa risorsa è apparentemente impiegata per spettacoli e pubbliche apparizioni invece che in formazione o infrastrutture. Questo spiega l'impiego dei circa 12 mila volontari locali, anche se gran parte del management dei Giochi era di origine straniera.

I visitatori stranieri, con i loro badge appesi al collo, girano per le strada della città come se fossero una presenza coloniale, godendo del lusso e dello sfarzo della zona più centrale di Baku. Per quanto riguarda gli abitanti locali, le autorità di Baku hanno vietato la circolazione all'interno della città alle automobili provenienti dalle regioni adiacenti; hanno proibito alla gente di stendere i propri panni all'esterno e hanno persino impedito matrimoni e funerali.

Già alcuni mesi prima che il prezzo mondiale del petrolio crollasse sotto i 60 dollari a barile, l'Azerbaigian aveva svalutato la propria valuta, portanto molti dei suoi abitanti all'indebitamento. Gli azeri si erano tirati indietro dopo aver saputo che erano loro a pagare gran parte dei costi di tutte le delegazioni ospitate. In un Paese dove un insegnante guadagna circa 150 dollari al mese, questa notizia non poteva essere accolta positivamente. Sebbene le proteste possano portare grossi guai, questo non è il caso dell'Azerbaigian, considerato uno dei 5 paesi più censurati al mondo, secondo il CPJ (Committee to Protect Jounalists).

Guadagnare visibilità internazionale: ma a che prezzo?

Molti amici azeri con cui sono in contatto sono comprensibilmente orgogliosi che il loro paese, una volta sconosciuto, sia finalmente noto al resto del mondo. Ad ogni modo c'è stata una diretta correlazione tra il numero maggiore di eventi ospitati dall'Azerbaigian, e quello (anch'esso in crescita) di prigionieri politici. L'anno scorso, praticamente chiunque si sia dichiarato contro le violazioni dei diritti umani è stato arrestato, esiliato o semplicemente fatto tacere. Ai giornalisti della BBC o del Guardian sono stati negati i visti precedenti all'inizio dei Giochi: molto probabilmente un segno di ritorsione per aver discusso di questioni politiche invece di celebrare le notizie sportive; il che si ritorce inevitabilmente contro le autorità azere, mettendo ancor di più in luce le questioni più spinose.

Le istituzioni e le fondazioni internazionali come Radio Free Europe, National Endowment for Democracy, Open Society e l'OSCE sono state perseguite, spesso accusate di spionaggio. I media sono sotto il controllo rigido de Governo, di fatto l'unico partito esistente, e un sistema oligarchico assicura che la circolazione della ricchezza solo intorno al vertice.

Gli attivisti che ho incontrato hanno perso ogni speranza. Uno mi ha detto: «Sono diventato un pessimista. Se l'opposizione tenesse una manifestazione qui, potrebbero esserci 3 o 4 mila persone al massimo. Al giorno d'oggi abbiamo solo panem et circenses. E Lady Gaga che canta John Lennon. Cosa ci aspetta? Rihanna che canta Wind of change? Tutti i miei amici sono ancora in galera».

Tutti coloro che hanno a cuore i cittadini dell'Azerbaigian dovrebbero preoccuparsi del futuro democratico e sociale del Paese prima di ogni altra cosa. Ovunque si tengano (o meglio: se si terrano) i prossimi Giochi nel 2019, dovrebbero essere organizzati in un clima di accoglienza e eguaglianza. Altrimenti, non si meritano l'etichetta "europei".