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Herman Van Rompuy : "Con il Maggio 68 sapevamo che sarebbe cambiato tutto"

Articolo pubblicato il 16 maggio 2018
Articolo pubblicato il 16 maggio 2018

Sono passati cinquant'anni dal Maggio 68, simbolo delle lotte studentesche in Francia. Quello stesso anno, il Belgio non ha aspettato maggio per vedere i suoi studenti ribellarsi alla KU Leuven, l'università cattolica di Lovanio. Herman Van Rompuy, ex presidente del Consiglio europeo, allora studente, se lo ricorda bene.

Tra il gennaio e il marzo 1968 il movimento « Leuven Vlaams » (Lovanio fiammingo) imperversa tra gli studenti fiamminghi della KU Leuven (Università Cattolica di Lovanio Fiammingo), composta fin dai tempi della sua fondazione da una sezione olandofona e una sezione francofona. 

Dall'inizio degli anni 60, si era cominciata a temere la francesizzazione della regione fiammincga. Ma è nel 1968 che esplodono le tensioni: gli studenti fiamminghi si mobilizzano per far espellere i valloni francofoni dalla più grande università del Belgio. Mentre in Francia le rivolte studentesche mirano alla liberalizzazione dei costumi, il Belgio si strugge tra lotte di emancipazione linguistica. 

Herman Van Rompuy, ex primo ministro belga, primo presidente del Consiglio Europeo e membro dal 1968 del partito CVP (il partito democratico cristiano belga), all'epoca studiava alla KU Leuven. E rispolvera i suoi ricordi per CaféBabel.

Cafébabel: Cosa studiava alla KU Leuven, nel maggio 1968 ?

H.V.R : Me lo ricordo bene, ho cominciato a studiare giurisprudenza nel 1965. Dopo due anni mi sono accorto che il diritto non faceva per me e ho cambiato. Un cambio che ha comportato un anno di transizione, perché dovevo seguire qualche corso di economia per effettuarlo. Ho approfittato di questo periodo meno impegnativo per studiare un po' di filosofia. L'anno accademico 1967-68 è stato quindi abbastanza leggero da permettermi di seguire da vicino questi eventi a Lovanio, e altrove. 

Cafébabel : Come ha vissuto gli avvenimenti dell'inizio dell'anno 1968?

H.V.R:  A Lovanio è successo qualcosa di molto interessante. Nel 1965 c'era già stata una specie di rivolta da parte degli studenti fiamminghi contro un messaggio particolarmente risoluto dei vescovi, che non condividevano l'idea di scindere l'università. Perchè erano i vescovi la "forza organizzatrice" dell'università. Quindi, c'era stata una reazione molto violenta da parte degli studenti. 

Nel gennaio 68, comincia una nuova ribellione. Un po' bizzarra, dato che era una sorta di mix: il movimento studentesco era diretto da marxisti con un programma molto rivoluzionario, che prevedeva il capovolgimento della società. Ma la maggior parte degli studenti non aveva occhi che per il  "Leuven Vlaams" (Lovanio fiammingo). Una tendenza maggioritaria, ma guidata da leader di sinistra. Persone molto intelligenti e manipolatrici. Io ho vissuto tutto questo da vicino, ma senza esserne coinvolto in nessun modo: in questo senso ho seguito gli avvenimenti davvero a distanza.  

CaféBabel : Qual era il fine principale di queste rivolte?

H.V.R : L'obiettivo a breve termine era chiaro: bisognava far cadere il governo (quello di Paul Vanden Boeynants). Ed è caduto. È stata, diciamolo, la grande vittoria del movimento "Leuven Vlaams". Ovviamente non è caduto solo a causa delle manifestazioni in piazza. Anche dei partiti politici, come il mio (il CVP di allora), chiedevano le dimissioni del governo anche se ne facevano parte! Il Parlamento, dal canto suo, aveva minacciato di far cadere il governo. Questo è bastato a far rassegnare le dimissioni. Non sto minimizzando l'impatto del movimento degli studenti fiamminghi a Lovanio ma, certo, avevano un sostegno politico in Parlamento. La fine del governo di Vanden Boeynants ha avuto luogo quella primavera. Poi il movimento ha cominciato a conquistare Parigi, a maggio. 

Cafébabel : Potremmo attribuire questi eventi al fatto che i giovani fossero, all'epoca, molto politicizzati? Più politicizzati, forse, di oggi?

H.V.R : Sinceramente, non lo so. Nelle Fiandre sicuramente in quel periodo c'è stata molta mobilitazione politica, soprattutto tra i giovani. Ma dopo la caduta del governo questo movimento studentesco si è spento: hanno avuto quello che volevano. Dopo di che, non si è mosso più niente. Il movimento di sinistra, che è stato sfruttato e manipolato, è sparito. E' stato il motivo nazionalista a dominare il dibattito pubblico, poi. Tutto il resto è passato abbastanza in secondo piano. 

Cafébabel : Ha detto di aver assistito a questi eventi come osservatore esterno. Quello che è successo ha però influenzato il suo percorso politico in seguito?

H.V.R : Sì! Io avevo tutto un altro pensiero politico, ma sono sempre rimasto fedele ai miei principi, indipendentemente dalle circostanze. Dopo il 1968 ho partecipato attivamente ai movimenti giovanili fiamminghi socio-cristiani. E ne ho ricavato qualcosa: per esempio, molte nuove idee per rifondare il partito su altre basi. Io ero contrario, ho combattuto tutte queste idee. E alla fine dei conti, ho vinto. Ma questo non significa che non riflettessimo su quello che succedeva intorno a noi. Non significa che non avessimo la percezione che il mondo stava cambiando: ne eravamo assolutamente coscienti. 

Io non facevo parte di quelli che dicevano: "non è vero", o "la rivoluzione è irraggiungibile", o "non ci saranno delle consequenze politiche". No, non era questo il punto. Quello che non potevamo ignorare era che le strutture tradizionali dell'autorità erano in procinto di crollare. I miei professori delle scuole medie, con i quali ho sempre mantenuto degli ottimi rapporti, mi dicevano: "Tu appartenevi ancora alla generazione precedente".  Ovvero, la generazione che aveva avuto o subìto un'istruzione da 16esimo secolo. Ma a partire dal 1968 è cambiato tutto!

Cafébabel : Cosa?

H.V.R : Nel periodo di "Leuven Vlaams" persino gli alunni delle medie andavano a Lovanio a manifestare contro il governo e per la scissione dell'università. Si ritrovavano in piazza con i loro insegnanti. Mettendosi su un piano più egalitario, i rapporti di autorità si attenuavano. Io invece ero stato educato nel rispetto della gerarchia nei confronti del nostro professore, che spesso era un prete gesuita. Era il nostro educatore, nutrivamo molto rispetto nei suoi confronti. Ma il giorno in cui ti trovi in piazza a gridare "Leuven Vlaams" con il tuo professore di storia e geografia, tutto cambia. A partire dal maggio 1968 la cultura e la mentalità delle nostre scuole sono cambiate radicalmente. 

Credo che oggi, la generazione che è venuta dopo il 68 sia molto più tranquilla. Ma c'è sempre questa contestazione nei confronti dell'autorità. E questo è un aspetto fondamentale, perché è un'eredità del maggio 1968. Perché in quel momento l'individualità è entrata a far parte della storia e ci è rimasta: prendiamo le nostre decisioni secondo la nostra filosofia di vita, ascoltiamo i nostri genitori e chi ci sta vicino, ma alla fine siamo noi a decidere. Anche chi è giovane. E in questo credo che il maggio 1968 abbia avuto molte responsabilità.

Cafébabel : E tutto ciò come si è tradotto, politicamente parlando? 

H.V.R : Secondo me ci sono state conseguenze molto profonde, spesso sottovalutate. Il movimento del « Maggio 68 » e il fenomeno dell'individualizzazione della vita all'interno della società hanno mirato alle fondamenta della chiesa. Ed erano quelli che consideravamo i pilastri della nostra società: nasci in una famiglia cattolica, vieni battezzato, frequenti una scuola cattolica, sei parte di un'associazione cattolica, entri nel movimento dei giovani cattolici e, quando sarai più vecchio, nel movimento dei cattolici veterani, eccetera. La stessa cosa succedeva con i socialisti e, in misura minore, con i liberali. Ad ogni modo tutta questa cultura è stata distrutta dal « Maggio 68 ». A poco a poco è stata indebolita ed è quasi scomparsa del tutto, mentre la secolarizzazione della società avanzava. Un partito come il mio si fondava su persone che si dicevano cristiane, o cattoliche. Oggi questa base tende a sparire. Nel 68 il mio partito raccoglieva facilmente il 48% dei voti nelle Fiandre. Oggi abbiamo solo tra il 15 e il 18%... 

Cafébabel :  Da un punto di vista nazionale che conseguenze ha avuto?

H.V.R : È finita bene. E' stata costruita una nuova università che ha un'ottima reputazione a Louvain-la-Neuve, nella Vallonia. Ed è stata mantenuta l'eredità culturale della KU Leuven nelle Fiandre. Questi 20 chilometri di distanza, in un altro paese, non avrebbero significato niente di particolare. Ma per noi simboleggiavano una frontiera linguistica, ed era molto importante. 

Per il Belgio, ha voluto dire l'inizio del federalismo, che è stato voluto da entrambe le comunità, e non solo dai fiamminghi. Dopo di che, il paese è cambiato. Siamo passati per forza di cose attraverso un periodo difficile. Ma quando tutto va per il meglio, si guarda al passato con occhi diversi. Eppure, vi posso assicurare che è stato un passaggio violento. Violento non nel senso fisico del termine...ma violento emotivamente.