società

Grecia: start-me up

Articolo pubblicato il 02 agosto 2013
Articolo pubblicato il 02 agosto 2013

Oltre i neo-nazi, la povertà e gli scioperi c'è un mondo di giovani che vogliono mettere in pratica le loro capacità. La terra degli dei riparte da loro e dalle start-up.

Quando Georges Spanoudakis, 25 anni, parla dell'"età d'oro della Grecia" non si riferisce all'antichità, ma al 2004, quando ad Atene si sono svolte le Olimpiadi. Al tempo era un adolescente e, come lui stesso afferma, non ne ha "approfittato a pieno". Ma si ricorda bene l'atmosfera che regnava in città: "la gente usciva tutte le sere per festeggiare e le banche elargivano prestiti addirittura per andare in vacanza. Mi ricordo che mio padre aveva 14 carte di credito nel portafoglio".

Poi è arrivata la crisi finanziaria e con essa è sparita la disponibilità illimitata di denaro contante: il futuro è diventato sempre più incerto. Georges ha capito molto in fretta che la prospettiva di trovare un "lavoro tranquillo", come dipendente statale, non era più uno scenario realistico. "Lo spirito d'impresa non è mai stato un tratto caratteristico della cultura nazionale", spiega, "ma con un tasso di disoccupazione del 65% non hai altra scelta se vuoi lavorare". Con il suo Iphone, la sua camicia a quadrettoni e la sua barba incolta, Georges ha tutti gli attributi di un hipster, ma questo non gli impedisce di essere un vero imprenditore.

Nel 2008, all'inizio della crisi, l'alternativa per i giovani greci era questa: "emigrare o arrangiarsi", ma George non si è arreso a un destino inesorabile.

Infatti, sebbene sia partito per la Silicon Valley dopo aver terminato gli studi in informatica, non si è scordato del suo paese d'origine. È nel giugno del 2011, nel momento più buio della crisi, che George torna a casa per lanciare una start-up insieme a due soci: una battiglia che sembra persa in anticipo.

Pinnatta, l'applicazione per smartphone che ha creato, è nata per "rivoluzionare" l'uso degli sms e permette ai suoi utenti di inviare messaggi interattivi, combinando testi e immagini. Il suo motto: "Bring your message to life!". Se il quartiere generale della start-up resta a Sunny Valley, in Oregon, George ammette che Pinnatta si è sviluppata in Grecia. "Marketing, sviluppo, design: i greci eccellono nelle nuove tecnologie", spiega il fondatore che si vede un po' come il Mark Zuckerberg ellenico. Nonostanta la crisi, Georges è riuscito a convincere investitori dagli Stati Uniti, dalla Russia e dalla Corea a finanziare il suo progetto. Con i soldi in tasca, ha riqualificato un locale all'ultimo piano di una vecchia fabbrica nel quartiere di Ghazo e assunto 16 dipendenti.

dentro pinnatta

Quando si entra nella start-up di George si ha un po' la sensazione di essere arrivati da Google. Eppure siamo in uno dei distretti più poveri della capitale greca: per le strade e nella stazione metro di Omonia si aggirano soprattutto clandestini e senzatetto. Al di là dei muri ancora freschi di vernice, c'è un grande cartellone nero con scritte in diverse lingue. Altri segnali di tendenza: un gioco di freccette, dei pouf rossi e una "sala giochi". Nonostante  il clima disteso che si respira al lavoro, Pinnatta deve fare profitti almeno fino alla fine del 2013. Ma Georges ha imparato a mostrarsi fiducioso: "la crisi ha il suo lato positivo perché costringe la gente a cercare delle alternative".

Ad Atene, malgrado o forse proprio a causa della crisi, le start-up nascono come funghi. Per esempio, TaxiBeat - un'applicazione lanciata nel 2010 che permette di trovare rapidamente un taxi scegliendo macchina e autista - ha conquistato Bucarest, Rio de Janeiro, Parigi e Oslo. Per questo sarà aperto un sito di 10.000 metri quadrati per creare uno spazio di incubazione per le nuove aziende. Un centro pensato per accogliere le giovani leve del mondo digitale, per far nascere numerose collaborazioni sulla falsa riga di co-Lab o Synergie e per incrementare le attività di networking e i servizi di digital consulting

"Il 70% delle imprese greche sono piccole e medie aziende a conduzione familiare: in un certo senso celano lo stesso spirito che si nasconde dietro le start-up". Con il suo ottimismo all'americana, Georges ripete il suo mantra: "Sky is the limit!". Certo, il cielo, ma soprattutto lo Stato. Perché in una società ancora abbastanza anticapitalista - ultimo vestigio dell'epoca post-dittatura degli anni '70 - la parola "business" è considerata quasi alla stregua di una parolaccia. La burocrazia e le tasse imposte dal governo scoraggiano gli imprenditori. "Tutto quello che chiediamo è che le autorità non ci mettano i bastoni fra le ruote con l'aumento dell'imposta sul valore aggiunto o tramite altre leggi assurde".

cambiare si può, stato permettendo

La diffidenza di Georges nei confronti dei politici non diminuisce: "Io non voto perché credo che nessuno mi rappresenti". Secondo lui una delle priorità del governo dovrebbe essere quella di risollevare l'immagine del paese all'estero. "A causa della crisi il turismo è sceso del 30% lo scorso anno". Questo percorso di riabilitazione dell'immagine nazionale non sembra essere realizzato, almeno per il momento. Scioperi, aumento della povertà e affermazione del partito neo-nazista sono le notizie che fanno gola ai media internazionali. "Checchè ne dicano i tedeschi, in Grecia si lavora mediamente 10 ore al giorno: abbiamo i turni di lavoro più lunghi d'Europa, eppure l'indice di produttività è tra i più bassi", dice Georges. "Forse perché i greci amano il caffè", continua sarcastico. Dopo una risata, Georges torna perfettamente serio: "abbiamo capito i nostri errori e oggi siamo pronti a cambiare. Nessuno sceglie il paese dove nasce, ma tutti possono cambiare in meglio". E se il suo "Greek dream" non dovesse realizzarsi, ci sono sempre gli Stati Uniti ad aspettarlo.