società

Grecia, ancora scontri un anno dopo: che dicono i giovani?

Articolo pubblicato il 07 dicembre 2009
Articolo pubblicato il 07 dicembre 2009
Domenica 6 dicembre migliaia di greci sono scesi nelle piazze in memoria di Alexis Grigoropoulos, il liceale quindicenne che l’anno scorso fu ucciso da un poliziotto durante la rivolta studentesca. In coda alle manifestazioni riprendono gli scontri tra gli anarchici e i circa seimila rappresentanti delle forze dell’ordine. «Quand’è che ascolteranno quel che abbiamo da dire?
», si chiede un babeliano d’Atene.

Circa un anno fa, era la notte del 6 dicembre 2008, l’adolescente greco Alexis Grigoropoulos venne ucciso da un poliziotto durante un controllo nel quartiere allora caldo della rivolta studentesca: Exarchia, ad Atene. La sua morte scatenò focolai di violenze urbane in tutto il paese e per un mese, lungo le strade di Atene, i giovani greci esplosero la propria collera contro il sistema politico e la giustizia sociale. Evento fuori dal comune in Grecia, la rivolta permise agli studenti di denunciare tutti i problemi usando le parole, ma anche la violenza. 

6 dicembre Giornata nazionale dei giovani

Da allora le richieste dei manifestanti non sono state soddisfatte del tutto. È cambiato il partito al potere, nella speranza di aprire un cantiere di nuove riforme del sistema educativo e sul futuro dei giovani. Gli studenti lamentano di essere “vittime” del sistema e denunciano l’impossibilità, con un salario minimo legale di soli 700 euro al mese, di rispondere ai propri bisogni.

Onorare la memoria del figlio sì, ma in pace. L'appello della madre di Alexis non è stato ascoltato

Il nuovo governo, socialista, in occasione dell’anniversario della morte di Grigoropoulos, aveva autorizzato una manifestazione pacifica, un desiderio condiviso anche dalla madre del giovane Alexis e diffuso attraverso i giornali. Onorare la memoria del figlio sì, ma in pace. Questo appello purtroppo non è stato ascoltato: domenica giovani studenti, anarchici e poliziotti si sono scontrati ad Atene e a Salonicco; danni ai negozi, bidoni della spazzatura dati alle fiamme, l’occupazione del rettorato e pietre scagliate contro le forze dell’ordine. Ferito alla testa, il rettore dell’università di Atene è stato ricoverato in ospedale.

Gli anarchici hanno persino bruciato la bandiera nazionale per issare al suo posto quella anarchica. Da un lato c’erano le pietre e le molotov, dall’altro i lacrimogeni. Circa 150 persone sono state fermate domenica, e quasi altrettante in ambito anarchico già sabato “per precauzione”, dice la polizia.

Altre manifestazioni sono state organizzate per lunedì 7 dicembre dai collettivi studenteschi, dalle organizzazioni di sinistra e dai sindacati, una situazione che ha ispirato un politico greco a dichiarare alla stampa che sarebbe bello che il 6 dicembre diventasse la “giornata nazionale contro la violenza dei giovani”, o ancora meglio la “giornata dei giovani”, permettendo così di commemorare pacificamente ogni anno la morte di Alexis Grigoropoulos.