società

Giovani giornalisti in Montenegro: perseguitati, missionari e testardi

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2011
Articolo pubblicato il 27 gennaio 2011
Minacce fisiche o giudiziarie, salari bassi e poca considerazione, fare il giornalista in un paese che si piazza al 15° posto della classifica 2010 sulla libertà di stampa (secondo un rapporto di Giornalisti Senza Frontiere) riserva parecchie insidie.
Tra i tanti paradossi del Montenegro, il giornalismo resta il solo a salvaguardare l'interesse pubblico, nonché l'unico mezzo di opposizione politica. Incontriamo i giornalisti montenegrini di domani.

«Ho la coscienza perfettamente pulita e non temo alcuna azione legale nei miei confronti». 15 febbraio 1991 - 21 dicembre 2010, una parentesi di diciannove anni si chiude con la fine del governo del Primo ministro Milo Djukanovic. «Tutto quello che ho fatto può essere giudicato dal popolo e dalla storia», ha aggiunto il leader, provocatoriamente. Marko Vesovic è più sospettoso che mai. Il giovane giornalista del quotidiano DAN, uno dei tre giornali più influenti del Montenegro e di gran lunga il più critico, è uno di quelli in grado di recitarvi a memoria la cronologia del processo che avrebbe potuto condurre alla condanna del Primo ministro per contrabbando di sigarette, con il supporto prezioso della mafia italiana. In Germania, Svizzera e soprattutto Italia, le procure che si interessano al caso Djukanovic – simbolo della corruzione politica e del contrabbando di sigarette, secondo il capo dell'opposizione Medojević – non mancano di certo. Ma discuterne qui, potrebbe costare molto.

Giornalisti perseguitati

"Esortiamo il governo e la giustizia a mostrarci la volontà di lottare contro la corruzione": Marko segue il processo di integrazione del Montenegro nell'Ue sul giornaleSiamo in un bar di fronte alla redazione, dove la birra si beve al volo. È tardi quando il tenace "scribacchino" si presenta: «Scusa per il ritardo, ma qui in Montenegro ci sono pochi giornalisti e molte cose da dire». Scuse accettate. Quando incomincia a raccontare a una velocità impressionante e con una precisione formidabile gli avvenimenti storici più significativi del suo piccolo paese da 620.000 abitanti, e poi a parlare delle radici della corruzione e del crimine organizzato, argomenti su cui è specializzato - tanto da vincere il premio Giovane Giornalista Europeo nel 2008 - mi rendo conto che nessun giornalista francese mi ha mai parlato del proprio lavoro con così tanto entusiasmo. Questo ragazzo è veramente appassionato: «Penso che i giornalisti debbano essere critici nei confronti del governo e che debbano difendere l'interesse pubblico... ed io lo sono sempre stato», rilancia quando gli domando perché abbia scelto il mestiere di giornalista. Non è dunque l'esca di 400-500 euro mensili che guadagna qui un giornalista ad attirarlo? Né i processi per diffamazione che seguono la maggior parte degli articoli critici nei confronti dei politici montenegrini? «Da quando abbiamo iniziato ad essere polemici verso il governo, Milo Djukanovic ha dichiarato davanti ai suoi ministri che la miglior cosa da fare fosse perseguire il Vijesti», spiega Nedjeljko Rudovic, capo della redazione politica del giornale di riferimento in Montenegro. «Adesso la corte di giustizia è sotto controllo politico e noi abbiamo un'ammenda di 33.000 euro per aver pubblicato l'opinione di un oppositore a proposito di una privatizzazione del governo». Nel 1997, il Vijesti sostenne la politica di Djukanovic che si era schierato per un allontanamento dal dirigente serbo Milosevic e per il raggiungimento dell'indipendenza del paese. Poi nel 2006, una volta creato lo Stato montenegrino, la testata si è concentrata sulle risposte del governo alle esigenze dell'Ue. «Siamo divenuti un pericolo per il governo - aggiunge il giornalista montenegrino - che ha cercato in tutti i modi di controllarci».

Anche Marko è stato processato per diffamazione, perché, qui, le condanne possono essere dirette anche all'autore di un articolo, e non necessariamente al direttore della testata giornalistica per cui lavora. Benvenuti nel paese al 150° posto (su 178) nella classifica della libertà di stampa secondo il rapporto 2010 di Giornalisti Senza Frontiere! Un paese dove non mancano i paradossi: il Montenegro è divenuto candidato ufficiale per l'ingresso nell'Ue venerdi 17 dicembre, quando nell'agosto dello stesso 2009, Miomir Mugoša, sindaco della capitale Podgorica, lanciava un coltello in strada contro un giornalista del Vijesti ed il suo fotoreporter, dopo aver bloccato un pestaggio con suo figlio e l'autista: avevano avuto la cattiva idea di fare domande sul parcheggio illegale dinnanzi al caffè "Art", proprietà del ragazzo...

Giornalisti missionari

Il giorno dopo le dimissioni di Djukanovic ha pubblicato una sorta di agiografia politica e fisica dell'ex Primo ministroQuello del giornalista è un mestiere mal pagato e pericoloso, questo è certo. Resta il fatto che il successo di Vijesti, lanciato nel '97 dai giornalisti del settimanale Monitor, suscita numerosi interrogativi: «Qualsiasi studente di giornalismo sogna di lavorarci», confessa Radosh in un caffè. «Negli anni '90 - aggiunge Jovana, sua compagna di studi all'Università di Podgorica, - c'era solo un giornale, il Pobjeda. Il Vijesti e il DAN hanno portanto un po' di varietà al mondo mediatico, perché se ci attenessimo al Pobjeda, il Montenegro sarebbe un paese meraviglioso, tutti felici!». Nedjeljko Rudovic rilancia : «Prima del Vijesti, l'80% dell’informazione proveniva dalla Serbia. Oggi, l'80% proviene da Vijesti e Dan. Questi media hanno offerto al Montenegro la possibilità di trattare la politica interna dopo un secolo di devozione a Belgrado».

Giornalisti testardi

Questa settimana il tema è stato: i giovani e la politicaFare il giornalista per un giovane montenegrino significa resistere alle pressioni del potere e provare a costruire un'opinione pubblica nazionale. Ma in futuro, sarà tutt'altra cosa. All'ultimo piano della Facoltà di Scienze politiche stiamo facendo un sondaggio tra gli studenti di giornalismo. La formazione accademica dura quattro anni, ma i pareri sono unanimi per la trentina di allievi del corso di storia del giornalismo: troppa teoria e troppo poca pratica. All'uscita dal corso, per assecondare il loro desiderio di pratica sul campo, Radosh e due suoi compagni attraversano a passi rapidi il centro-città, diretti agli studi di Atlas Tv, dove da tre mesi preparano e animano una trasmissione settimanale "per i giovani". Questa settimana intervistano alcuni coetanei impegnati in politica e, visibilmente, vi sono tracce di quanto detto sopra: «Mi propina il suo discorso sulla qualità della politica del suo partito nei confronti dei giovani - si lamenta Radosh, già seccato dalla richiesta del politico di poter leggere le domande prima dell'intervista… - ed è seccato perché non gli faccio le domande programmate!». "Sono giornalisti in erba, facili da intimidire", avrà pensato il membro del Partito Democratico Socialista. Non proprio. Ad ascoltare Radosh che parla di Ferhat Dinosha, ministro ai Diritti della persona e delle Minoranze, che ha dichiarato che «l'esistenza degli omosessuali è una brutta cosa per il Montenegro», si potrebbe dire che con queste nuove reclute, i giovani giornalisti andranno poco a poco ad estendere la loro denuncia dalla corruzione politica alle relazioni tra potere e società civile, dalla difesa dell'integrità a quella dei LGBT

Questo articolo fa parte della serie Orient Express 2010-2011, la serie di reportage realizzati da cafebabel.com nei Balcani e nell'est d'Europa. Più informazioni su Orient Express Reporter .

Foto: ©Simon Chang/simon.chinito.com; ©Emmanuel Haddad; Interview: ©Simon Chang/www.simon.chinito.com