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Giornalisti contro la crisi in Spagna: quando freelance vuol dire disoccupato

Articolo pubblicato il 20 marzo 2013
Articolo pubblicato il 20 marzo 2013
In Spagna, quasi 9.000 giornalisti sono disoccupati: un dato che mostra semplicemente la punta dell’iceberg.
A livello locale, iniziative come quelle promosse dall’Associazione della stampa di Siviglia tentano non solo di rispondere alla precarietà che i professionisti del settore stanno vivendo, ma anche di rafforzare internamente i legami della categoria e trovare una soluzione di fronte a un panorama desolante.

Sebbene il futuro immediato non sembri essere roseo, tuttavia, iniziative importanti come Se buscan periodistas(letteralmente 'Si cercano giornalisti', ndt), promossa dall’Associazione della stampa di Siviglia (APS), lasciano intravedere un barlume di speranza: una cooperativa di professionisti del settore che si propone di dar vita a organi di comunicazione propri. Rafael Rodríguez, presidente dell'associazione, afferma che: “Si tratta di giornalismo fatto da giornalisti, non da imprese che considerano l’informazione come pura merce e il cui unico obiettivo è il profitto, senza attribuire alcun valore alla qualità, alla veridicità e all’onestà di ciò che viene pubblicato”.

Oltre al problema delle prestazioni gratuite e della disoccupazione, sembra che, al momento, il nodo cruciale sia quello di trasformare i giornalisti in professionisti indispensabili: “I freelance devono prendere in mano la situazione, dando più valore alla propria professione. Siamo i primi a non essere d'accordo con quello che facciamo. E il fine dell’iniziativa Se buscan periodistas vuole essere, appunto, questo”, assicura Rodríguez. “In base all’iter burocratico saremo pronti in 4 o 5 mesi”, aggiunge un membro dell’associazione.

Giornalismo: sinonimo di precarietà

I freelance devono prendere in mano la situazione, dando più valore alla  professione. Siamo i primi a non essere d'accordo con quello che facciamo.

Nonostante le statistiche ufficiali elaborate dall’Osservatorio per la crisi della Federazione delle associazioni dei giornalisti spagnoli (FAPE), queste non riflettono per intero la realtà della professione. Normalmente vengono raccolti i dati sui licenziamenti all’interno di mezzi di comunicazione di una certa importanza, ma non di quelli dei giornalisti che lavorano negli uffici di comunicazione di piccole e medie imprese o nei dipartimenti che dipendono dalle amministrazioni pubbliche. A questi ultimi, si devono aggiungere coloro che, ogni anno, escono dalle facoltà di comunicazione, più di 500 solo in Andalusia, i falsi autonomi e chi, pur avendo un titolo in giornalismo, ha un altro tipo di contratto di categoria inferiore.

Le cifre parlano di 8.816 giornalisti disoccupati a livello nazionale – esclusi gli ERE (Procedura di licenziamento collettivo per cause economiche, ndt) già firmati e registrati – di cui 3.853 (il 44% del totale) solo nell’arco del 2012. Inoltre, 70 organi di comunicazione hanno chiuso l’attività. Relativamente al fondo d’emergenza dell’APS, una sorta di aiuto finanziario destinato ai professionisti del giornalismo finanziato dall'associazione, Rodríguez sostiene che l’iniziativa risponde alla precarietà che affligge molti lavoratori nel settore della stampa e della comunicazione: “Nel nostro settore si registra al momento il più alto indice di disoccupazione e delle condizioni salariali e lavorative considerate tra le peggiori, il che mette centinaia di colleghi in una posizione di grave difficoltà economica”.

Questo fondo è destinato esclusivamente all’acquisto di prodotti di prima necessità (alimentari, prodotti di pulizia e igiene personale) e i beneficiari non usufruiscono di una quota in contanti, ma di carte prepagate utilizzabili in specifiche catene di supermercati.

E in altri paesi europei?

Leggi anche "Il giornalismo in crisi: un problema europeo" su Cafebabel.com

Come si chiama un giornalista disoccupato? Freelance”. Scherzi a parte, la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), da un punto di vista transnazionale, sostiene che la proporzione di lavoratori autonomi nel settore giornalistico europeo è di circa il 50% e, anche se è molto difficile ottenere cifre concrete per le differenti condizioni giuridiche di ciascun paese, si stima che, in Francia, Germania e Regno Unito, il numero di accreditamenti professionali nell’ambito della comunicazione sia sceso di un 10%, confermando la tendenza degli ultimi 4 anni.

La FIJ denuncia, inoltre, che tale tendenza stia naturalmente riducendo la qualità dell’informazione e il diritto di tutti i cittadini di sapere ciò che accade loro intorno, specialmente all’interno delle imprese pubbliche di comunicazione, il cui scopo è proprio quello di fornire un servizio pubblico. In Spagna, ci si sta già preparando per dar battaglia con qualità e ne è un esempio il blog Obama World: un mezzo autofinanziato dagli aderenti.

Foto: coeprtina, (cc) .Biodegradable/Flickr. Video: aprensasevilla/YouTube.