società

Generazione sovietica e generazione europea a confronto

Articolo pubblicato il 22 maggio 2017
Articolo pubblicato il 22 maggio 2017

Maggio è il mese dell'indipendenza per la Lettonia. Un’ottima occasione per fare la radiografia di un paese che è passato velocemente dall’Unione Sovietica all’Unione Europea

Il 4 maggio 1990 la Lettonia ottenne l’indipendenza dall’Unione Sovietica. Era la seconda indipendenza, dopo quella del 18 novembre 1918, la famosa guerra d'indipendenza contro il secolare dominio russo. Così questo paese, dopo aver passato quasi un secolo sotto dominio russo e tedesco, torna oggi a mostrarsi com’è veramente: giovane, dinamico, spaventato.

La Lettonia ha scelto di passare velocemente da un’unione all’altra. Prima si poteva viaggiare in Russia, Georgia, Lituania e in tutti i paesi comunisti, oggi c’e Schengen. Prima tutti avevano un lavoro e una casa, oggi alcuni ne hanno dieci e altri fanno l’elemosina. Prima la libertà era molto limitata, oggi vige l’iniziativa individuale come nel resto del mondo.

Una nazione giovane e formalmente libera, ma che risente ancora molto del lascito sovietico. E lo si vede nell’architettura, nell’economia, nell’uso diffuso della lingua russa, nella mentalità. Cafèbabel ha l'occasione di intervistare una signora nata in Unione Sovietica e una ragazza della generazione Perestoika, le due facce della Lettonia. 

Mi puoi dire una cosa positiva e una negativa dell’Unione Sovietica?

Generazione Perestroika: Sicuramente non c’era scelta. Istruzione, lavoro, viaggi, tutto era scelto dall’alto. Non potevi scegliere quasi nulla riguardo alla tua vita. Non c’erano possibilità di uscire dal sistema chiuso dello Stato. Se dovessi disegnare il mondo sovietico farei un cerchio nel quale tutti i punti sono uniti, oggi sarebbe quanto meno un Pollock. Ognuno per sé, la solidarietà e lo spirito comunitario si sono forse un po’ affievoliti. Però tutti avevano un lavoro. Non esisteva la disoccupazione, nessun giovane si sentiva colpevole dei propri fallimenti vissuti come catastrofe personale. C’era spazio per tutti. Magari poco, magari limitato, ma per tutti.

Generazione sovietica: Sono felice di festeggiare l’indipendenza della Lettonia. Ho tanta voglia d’Europa e mi sento parte del grande progetto continentale. Quando ero piccola mia madre lavorava per le assicurazioni, mio padre era preside in una scuola. Vivevamo in campagna vicino Rezekne. Non esistevano i supermercati, si trovavano solo olio, sale, zucchero e pane di qualità scadente. Al latte e alla carne ci dovevamo pensare noi. Solo cibo sano, non esistevano i prodotti industriali. Si lavorava nei campi e si mungevano le mucche, i viaggi che fanno i giovani d’oggi non ci venivano nemmeno in mente. La casa te la forniva lo Stato a prezzi molto agevolati, però dovevi vivere con tutta la famiglia. Quello era l’appartamento che ti era stato destinato, non potevi certo opporti. Piccolo, brutto e buio, era quello che ti spettava.

Il lavoro, per quanto molte volte inutile, era garantito a tutti. Vigeva una sorta di egualitarismo al ribasso. Gli ingegneri guadagnavano meno dei lavoratori. L’idea secondo la quale i proletari dovessero godere di un riconoscimento socioeconomico era vera. Mio padre guadagnava meno di certi operai della fabbrica che c’era vicino casa. Il telefono e le medicine erano gratis.

Non potevi scegliere nulla, ma la tua sopravvivenza era garantita. Non temevi di rimanere senza soldi come oggi. Sapevi che avresti avuto una pensione. Sapevi che lo Stato ti avrebbe garantito la sopravvivenza como contropartita di una quasi totale mancanza di libertà. Nessuno aveva paura del futuro. Forse non era una promessa, ma certo nemmeno lo spauracchio odierno. Non esistevano le scandalose differenze sociali alle quali siamo costretti ad assistere adesso. Non c’era quel divario che divide l’operaio dal manager.

L’individualismo sfrenato non esisteva, si faceva tutti parte di un progetto comune, con i suoi limiti e le sue controindicazioni. Ma anche con le sue qualità.

Ti ricordi il 4 maggio 1990?

Generazione Perestroika: Certo che mi ricordo, ero nella culla quando la radio annunciò la grande notizia! In realtà mi vien da ridere a pensare che sono nata anche io in Unione Sovietica. E finita quando avevo 2 anni. Sono lettone e mi sento nata già in Lettonia. Ad essere sincera la questione sovietica non mi appassiona molto. Non mi capita di parlarne quasi mai con i miei familiari o i miei amici. Anzi le tue domande mi fanno un po’ sorridere a dire il vero.

Generazione sovietica: Se avessi saputo che si trattava di un avvenimento così importante avrei scritto un diario. Annotando meticolosamente dove mi trovavo, con chi, cosa bevevo e perché. Ma non lo feci perché non lo sapevo. Certo ero al corrente che dal 1986, con l’Helsinki group, l’Unione Sovietica era in crisi. Poi ci fu Solidarnoch in Polonia. Però mentirei se dicessi che lo sapevo perché non si sapeva nulla. Io abitavo in campagna, scoprii che si votò per l’indipendenza grazie alla televisione. Come avrei potuto altrimenti? Non c’erano mica i cellulari né internet al tempo.

Non immagini nemmeno lo stravolgimento che significò. Bisognava creare una polizia, un parlamento, una difesa nuovi. Nel frattempo però i cittadini non smisero di recarsi regolarmente sul posto di lavoro.

Tutti vennero a darci consigli. Tutti volevano mettere le mani sulla nuova piccola repubblica. Cercavano potere, cercavano di vanificare la vera indipendenza. I russi si avvantaggiarono della vicinanza linguistica e culturale, gli occidentali dei valori democratici e di libero mercato di cui erano e sono i cantori.

Ad esempio ricordo il problema delle proprietà. Quando è collassata l’Unione Sovietica quasi nessuno possedeva una propria casa, quanto piuttosto quella che gli era stata destinata. Così il neocapitalista Stato lettone ha fornito delle tessere aventi valore nominale paragonabile a 40 euro odierni (la cifra potrebbe non essere giusta oggi) per ogni anno di vita del cittadino. Mettendo insieme quelle di mia madre e le mie mi comprai un appartamento vicino la stazione. Vivo ancora là.

Ma la vera domanda è se e cambiato molto nel nostro paese da quel maggio del secolo scorso a oggi. Secondo te perché ancora non sono state aperte le cartelle contenenti i nomi degli iscritti al KGB (Komitet gosudarstvennoj bezopasnosti: era il nome della principale agenzia di sicurezza e servizi segreti dell'Unione Societica, attiva dal 1954 al 1991, ndr)?

E non sono a Mosca, sono a Riga, tenute sotto chiave dalle autorità. In parlamento dicono che è meglio non creare scandali e capovolgimenti in un paese già fragile. Questo perché i politici al potere sono gli stessi di allora.

Secondo te qual’è la più grande differenza tra l’Unione Europea e l’Unione Sovietica?

Generazione Perestroika: Domanda difficile, inaspettata. Non saprei cosa dire, fatico a metterle a confronto. Sono troppo diverse. Forse la libertà di movimento, la possibilità di viaggiare e lavorare liberamente. E la democrazia.

Sono tutte qualità positive riguardo la situazione odierna, niente da aggiungere?

Generazione Perestroika: Ma proprio non saprei. Non so nemmeno bene perché mi poni domande riguardo l’Unione Sovietica. Io non c’ero. Quello che so viene da racconti confusi e diversi tra loro. Ci sono i nostalgici e i detrattori. Come faccio io ad avere un’opinione mia?

Generazione sovietica: La libertà.

Non puoi dirmi qualcosa di più?

Generazione sovietica: Dimmi tu cosa vuoi sentire? La libertà e importante! Se ci sediamo davanti ad una bottiglia di vino forse potrò raccontarti altro. Perfetto allora ci vediamo questa sera da te. Però non facciamo tardi che domani voglio andare a pedalare un po’. E previsto sole e quello era raro sotto Mosca come sotto Bruxelles. 

In effetti il giorno dopo c'erano un sole e una temperatura insperati. Così dopo un bel giro in bici la mia intervista prosegue.

Cosa pensi del giorno dell'indipendenza? E' giusto celebrarlo?

Generazione Perestroika: Qui a celebrarlo sono molti. Ma tanti sono anche contro. La città si divide tra chi porta i fiori alla statua dei caduti per liberare l'Europa dal nazismo e chi ha perso i propri cari in Siberia. Anche la guerra in Afganistan divide: alcuni ricordano i propri eroi morti per l'onore e la grandezza dell'Unione Sovietica, altri piangono vittime di una guerra inutile. C'è un monumento ai caduti della guerra contro i mujaheddin nella piazza centrale, dietro la chiesa ortodossa. Oggi è pieno di rose. Però ci sono anche tanti che soffrono in silenzio nelle loro case, che magari senza urlare mostrano il proprio dissenso nei confronti di questa celebrazione. In ogni caso la questione interessa solo gli anziani ormai. Noi giovani, eccetto chi ha avuto vittime in famiglia e che desidera ricordarle, non partecipiamo alla celebrazione.

Generazione sovietica: Io non vado. Mio padre è stato deportato in Siberia subito dopo la liberazione, che io chiamo invasione sovietica. Ha passato i migliori anni della sua vita là. Questo perché suonava il violoncello nell'orchestra militare tedesca. Tutti coloro che avevano legami con la Germania venivano deportati. Lui fu forte e creò una nuova orchestra là. Si trovava vicino a Novosibirisk, di più non saprei dire. Lavorava in un'acciaieria. Conservo ancora le sue lettere. Scritte rigorosamente in russo, il lettone era proibito, non passava la censura.

Prima potevi avere tanti soldi, ma non c'era nulla da comprare. Oggi puoi comprare qualsiasi cosa, ma non hai i soldi per farlo.