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Fuga da Tunisi. Dopo le rivolte, scoppia l’immigrazione clandestina: ora l’Ue deve cambiare strategia.

Articolo pubblicato il 17 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 17 febbraio 2011
Secondo il Ministero degli interni italiano, sono stati oltre 5.000 gli immigrati arrivati nel giro di un mese, tra cui circa 3.000 tra l'11 e il 14 febbraio. Nell’isola di Lampedusa, a soli 70 km alla Tunisia, 1.500 immigrati attendono di riprendere il cammino, mentre si teme la per un barcone di 45 m, di cui non si hanno più notizie.
Ecco perché l’instabilità politica di Egitto e Tunisia imporrà all’Europa di rivedere la sua politica dell’immigrazione, che ha ormai fallito: non è più sufficiente addossare sulle spalle dei paesi nord-africani il controllo dei flussi.

Riaprono le porte del Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Lampedusa. La piccola isola italiana al centro del Mediterraneo (solo 20 kmq) ritorna sulle prime pagine dei giornali come lo sfondo di un’emergenza umanitaria che non ha fine. Con gli accordi di Bengasi (agosto 2008) tra Italia e Libia, si era apparentemente creato un efficace contrasto al flusso migratorio proveniente dal nord-Africa: le immagini e le notizie dell’isola siciliana erano sparite dai media, il Cie era stato chiuso.

Polemiche Italia-Ue

Lo sconvolgimento politico tunisino ha invece nuovamente riversato sulle coste siciliane migliaia di uomini e donne in fuga da un Paese, la Tunisia, al collasso economico, dal futuro politico incerto e privo di un efficace apparato di sicurezza. Colti alla sprovvista, il Ministro dell’Interno italiano, Roberto Maroni, e il suo omologo europeo, Cecilia Malmstrom, si sono reciprocamente rimbalzati la responsabilità del mancato soccorso agli esuli tunisini e delle prime vittime di questo esodo: uomini inghiottiti dal mare, nella speranza di raggiungere l’Europa.

Certamente non era prevedibile la caduta di regimi, come quello tunisino o egiziano, fino a ieri giudicati stabili e guidati col pugno di ferro dai loro leader. Questa emergenza, inoltre, cambia completamente gli scenari: proviene infatti da Paesi che fino ad ora non avevano un flusso di emigranti elevato e si distinguevano invece per la collaborazione al contrasto al fenomeno dell’immigrazione clandestina, stipulando anche accordi di riammissione con l’Italia (che permettono di dare esecuzione ai provvedimenti di espulsione o di respingimento, ndr). L’allarme lanciato da Maroni - “Rischiamo 80mila arrivi” - appare quindi più che giustificato.

Il fenomeno migratorio dall’Africa all’Europa è complesso perché composto tanto da disperati in cerca di fortuna, quanto da richiedenti asilo. Specialmente ora dalla Tunisia e dall’Egitto è ipotizzabile l’arrivo di un gran numero di richiedenti asilo, i quali avranno pieno diritto a chiedere protezione internazionale in Europa, almeno fino a quando la situazione politica nei loro Paesi non sarà definita.

L'agenzia Frontex non basta

Da tempo in Europa si discute di una gestione comune della materia del diritto d’asilo e della condivisione delle spese di gestione del fenomeno migratorio e dell’accoglienza ai profughi. Si è finora temporeggiato, rimandando l’adozione di atti legislativi più stringenti e vincolanti per gli Stati, per il mancato accodo su questo o quell’altro punto e per i costi che certi impegni prevedono.

Rimandando le soluzioni più durature per affrontare i problemi dell’immigrazione, l’UE ha gestito più che altro le emergenze impiegando la sua Agenzia speciale per il controllo delle frontiere (Frontex). Questa ha operato di recente in Grecia, per limitare l’afflusso di massa, attraverso la Turchia, di cittadini iracheni e afghani, in fuga dalla guerra. Anche ora il Ministro Maroni ha chiamato in causa l’Agenzia europea, nella speranza che assuma un ruolo più operativo.

Il rischio di un esodo di massa attraverso le due falle: la Tunisia e l'Egitto

L’emergenza attuale ha messo in mostra tutta la fragilità della strategia europea di contrasto all’immigrazione (regolare ed irregolare) dal Mediterraneo. Che da sempre si basa sull’esternalizzazione dei problemi: scaricando quindi sui Paesi di transito (come appunto Egitto, Libia, Tunisia e Marocco) la responsabilità e gli oneri del contrasto al flusso migratorio dal continente africano. Ora che due importanti falle si sono aperte nel sistema, il timore è che nel continente africano si generi un esodo di massa verso l’Egitto e la Tunisia per approfittare della situazione. Non stupisce che l’Unione Europea e i singoli paesi membri abbiano dimostrato immediatamente disponibilità a collaborare per affrontare l’emergenza.

La vera sfida sarà quindi coniugare insieme la tutela dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo, con un efficace controllo delle frontiere esterne dell’Unione. Questo sarà certamente un banco di prova importante per le istituzioni comunitarie, le quali a novembre scorso (quando la collaborazione di Egitto e Tunisia non era ancora in discussione), subirono il ricatto di Gheddafi: “L’Europa diventerà nera” – minacciò il dittatore - se non elargirà importanti aiuti economici.

L'autore, Gabriele Di Bella, è collaboratore di Glocus WebMagzine e lavora con la Croce Rossa in un campo per richiedenti asilo vicino a Roma.

Foto: home page (cc) noborder/flickr; barcone (cc) piervincenzocanale/flickr