società

Francia: Terra dell’abbondanza per i « cervelli tunisini »

Articolo pubblicato il 11 giugno 2014
Articolo pubblicato il 11 giugno 2014

I «cer­vel­li» in fuga dalla Tu­ni­sia, negli ul­ti­mi anni, sono sem­pre più nu­me­ro­si. Molti di loro, in­ge­gne­ri, dot­to­ran­di o uni­ver­si­ta­ri, scel­go­no la Fran­cia come meta per pro­se­gui­re la car­rie­ra. A Pa­ri­gi ci hanno rac­con­ta­to la loro espe­rien­za e spie­ga­to le loro mo­ti­va­zio­ni.

Ho in­con­tra­to Amine, 30 anni, in­ge­gne­re in Au­to­ma­zio­ne e In­for­ma­ti­ca In­du­stria­le, in una ter­raz­za di un café nei pres­si del Parc de la Vil­let­te (XIX ar­ron­dis­se­ment). È ar­ri­va­to in Fran­cia dopo un’e­spe­rien­za di 2 anni in una so­cie­tà ab­ba­stan­za ri­no­ma­ta in Tu­ni­sia. Un la­vo­ro ben pa­ga­to, ma ri­pe­ti­ti­vo, senza trop­pe re­spon­sa­bi­li­tà: «lì si la­vo­ra come dei robot, senza sa­pe­re ve­ra­men­te ciò che si fa. Mi sa­reb­be pia­ciu­to avere un’i­dea glo­ba­le del pro­get­to al quale stavo la­vo­ran­do, sa­pe­re a cosa sa­reb­be­ro ser­vi­te le mie fa­ti­che». È così, quin­di, che pen­sa­ di in­via­re la pro­pria can­di­da­tu­ra ai for­ni­to­ri fran­ce­si di quel­la stes­sa azien­da tu­ni­si­na per la quale la­vo­ra­va. «Ho ot­te­nu­to ciò che vo­le­vo. Ades­so ho un vero la­vo­ro d’in­ge­gne­re e mi sento rea­liz­za­to», ha detto.

Quattro mesi in Francia sono più utili di 24 anni in Tunisia

I gio­va­ni «cer­vel­li tu­ni­si­ni» av­ver­to­no un certo senso di sta­gna­zio­ne e di man­can­za di pro­spet­ti­ve, che ri­guar­da tanto le azien­de pub­bli­che quan­to le pri­va­te. Ne è te­sti­mo­ne Helmi, 34 anni, con­su­len­te in Si­cu­rez­za dei Si­ste­mi e delle Reti In­for­ma­ti­che. Dopo 5 anni pas­sa­ti pres­so l'Agen­zia Na­zio­nale per la  Si­cu­rez­za In­for­ma­tica (ANSI), ha de­ci­so di fare rotta per la Fran­cia per­ché «ai gio­va­ni non è per­mes­so evol­ve­re al­l’in­ter­no del­l’am­mi­ni­stra­zio­ne tu­ni­si­na». Gio­va­ne in­ge­gne­re e padre di fa­mi­glia, Mhen­ni sta por­tan­do a ter­mi­ne i suoi studi in Fran­cia, dove si trova da 4 mesi, un pe­rio­do che, af­fer­ma, gli è stato più utile dei 24 anni pas­sa­ti in Tu­ni­sia. Un’af­fer­ma­zio­ne shock che cri­stal­liz­za il pro­ble­ma della fuga dell’élite tu­ni­si­na in Fran­cia. Mhen­ni dice che, oltre alle com­pe­ten­ze tec­ni­che che ha po­tu­to ac­qui­si­re in Fran­cia, sul luogo di la­voro ha prin­ci­pal­men­te tro­va­to un am­bien­te con­vi­via­le, in cui si dà gran­de im­por­tan­za ai va­lo­ri umani e in cui gli im­pie­ga­ti sono trat­ta­ti come es­se­ri umani, non come delle mac­chi­ne. In Tu­ni­sia, se­con­do lui, la men­ta­li­tà è to­tal­men­te di­ver­sa, tra la non­cha­lan­ce dei da­to­ri di la­vo­ro, l’in­ci­vil­tà al­l’or­di­ne del gior­no e la to­ta­le man­can­za di or­ga­niz­za­zio­ne. 

È que­sto un fat­to­re de­ter­mi­nan­te anche per Nadia, 28 anni, che, dopo aver con­se­gui­to una lau­rea pres­so l’I­HEC (In­sti­tut des Hau­tes Etu­des Com­mer­cia­les) di Car­ta­gi­ne, ha de­ci­so di se­gui­re un Ma­ster in Eco­no­mia e Fi­nan­za In­ter­na­zio­na­le a Pa­ri­gi, nella spe­ran­za di tro­va­re un la­vo­ro in Fran­cia. «Qui la so­cie­tà è più tol­le­ran­te e si dà mag­gio­re im­por­tan­za ai va­lo­ri di ci­vi­smo», con­fi­da.

«Colonizzati intellettualmente»

Mona, 28 anni, dot­to­ran­da in Mar­ke­ting e do­cen­te-ri­cer­ca­tri­ce pres­so l’U­ni­ver­si­tà Pa­ris-Sud, parla di mo­ti­vi di fa­mi­glia: «vo­glio ga­ran­ti­re un buon av­ve­ni­re ai miei figli». A que­sta mo­ti­va­zio­ne ag­giun­ge gli stes­si pro­ble­mi di in­ci­viltà ad­di­ta­ti da Mhen­ni. Con tri­stez­za, dice che il suo fu­tu­ro «non lo vede più in Tu­ni­sia».  

La co­no­scen­za del fran­ce­se, che in Tu­ni­sia (dopo 75 anni di co­lo­nia­li­smo) è la lin­gua del sa­pe­re, spe­cial­men­te scien­ti­fi­co, è un altro fat­to­re che fa­vo­ri­sce la par­ten­za del­l’é­li­te. Per Mehdi, 28 anni e in­ge­gne­re in una gran­de banca fran­ce­se, «la Tu­ni­sia è an­co­ra co­lo­niz­za­ta in­tel­let­tual­men­te dalla Fran­cia. I mi­glio­ri li­cea­li, dopo es­ser­si di­plo­ma­ti, con­ti­nua­no gli studi nelle gran­di scuo­le fran­ce­si e gli stu­den­ti degli isti­tu­ti d’i­stru­zio­ne pre­pa­ra­to­ria pas­sa­no i con­cor­si in Fran­cia». Gli in­ge­gne­ri che si lau­rea­no in Tu­ni­sia, se­con­do lui, sono «as­sor­bi­ti» dalla Fran­cia, vista l’e­nor­me ri­chie­sta che da lì pro­vie­ne.

Tor­na­re a casa non è una de­ci­sio­ne fa­ci­le da pren­de­re, per­ché le op­por­tu­ni­tà in Fran­cia su­pe­ra­no di gran lunga quel­le of­fer­te dal paese d’o­ri­gi­ne. Ma la no­stal­gia della pro­pria terra è forte e gli espa­tria­ti pro­va­no a su­pe­rar­la crean­do­si una si­tua­zio­ne sta­bi­le al­me­no in fa­mi­glia. Mona ci dice d’es­ser­si spo­sa­ta in Fran­cia. Amine, in­ve­ce, ha ri­ven­di­ca­to il di­rit­to al ri­con­giun­gi­men­to fa­mi­lia­re per tor­na­re a vi­ve­ve con la mo­glie. Helmi con­si­de­ra la pos­si­bi­li­tà di tor­na­re in Tu­ni­sia, ma non prima di 5 anni, al­me­no, per­ché i suoi figli vanno a scuo­la in Fran­cia. Amine, inol­tre, am­met­te che sa­reb­be molto con­ten­to di tor­na­re e la­vo­ra­re in pro­prio, dopo aver ac­qui­si­to un po’ d’e­spe­rien­za in più. Ad ogni modo, alla do­man­da «Pensi che un gior­no tor­ne­rai in Tu­ni­sia?», tutti hanno spon­ta­nea­men­te ri­spo­sto «Se il cielo lo vorrà!».

QUE­STO RE­POR­TA­GE FA PARTE DI UNA SERIE DI AR­TI­CO­LI DEL PRO­GET­TO EU­RO­MED-PA­RI­GI, FI­NAN­ZIA­TO DALLA FON­DA­ZIO­NE LINDH E REA­LIZ­ZA­TO GRA­ZIE AL PAR­TE­NA­RIA­TO CON SEAR­CH FOR COM­MON GROUND.