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Francia: la République che divora i suoi figli

Articolo pubblicato il 19 novembre 2015
Articolo pubblicato il 19 novembre 2015

(Opinione) La Francia è in stato di emergenza. L'ultima volta fu dichiarato l'8 novembre del 2005, come risposta ai disordini nelle banlieue parigine. Gli attentatori del 13 novembre hanno compiuto un massacro 10 anni dopo le sommosse nelle banlieue. Una coincidenza?

Nel 2005 le agitazioni nelle banlieue furono provocate dalla morte di due adolescenti di origine straniera (Ziad Benna, 17 anni, e Bouna Traroré, 15 anni). Iniziarono nella città delle due giovani, Clichy-sous-Bois, un Comune della cintura periferica della Capitale francese. Subito si diffusero velocemente in altri distretti di Parigi ed in altre città, come Tolosa e Marsiglia. Durante quelle notti furono bruciate case e automobili, si arrivò a scontri violente tra la Polizia e i giovani riottosi.  

L'allora Ministro degli interni, Nicolas Sarkozy, voleva lavare via questa «gentaglia» («racaille») con l'idropulitrice. I terroristi francesi come Mohammed Merah, i fratelli Kouachi, Ismaël Omar Mostefaï Samy Amimour (gli ultimi due erano tra gli attentatori del 13 novembre a Parigi) corrispondono al profilo di quei giovani che all'epoca tennero la Repubblica francese col fiato sospeso per settimane. Amedy Coulibaly, colui che assaltò l'Hyper Cacher nel gennaio 2015, era stato addirittura presentato a Nicolas Sarkozy (nel frattempo eletto a capo dello Stato) nel quadro di un Programma di integrazione del 2009, con la speranza che il Presidente potesse trovargli un posto di lavoro. Questa speranza si è infranta. Coulibaly non ha mai ottenuto più di un contratto precario.

Cosa è cambiato rispetto ai disordini del 2005

Allora molte promesse furono fatte, e poco è cambiato: i giovani che provengono da ambienti socialmente svantaggiati, con un'alta percentuale di immigrati, continuano a restare degli outsider. In media un giovane su quattro tra i 15 e i 24 anni in Francia è disoccupato, nel dipartimento Seine-Saint-Denis si parla addirittura di uno su tre.

Più di 10 mila persone sono state inserite dai servizi segreti francesi nella Categoria S (che significa sécurite d'état, sicurezza nazionale, n.d.t.) e tenute sotto controllo, come molti dei responsabili degli attentati che sono appena avvenuti. Oggi serve a qualcosa descrivere queste 10 mile persone come criminali e psicopatici, che si sono fatti fare il lavaggio del cervello dall'Islam radicale? È servito definire i rivoltosi di ieri "racaille"? È stato sufficiente introdurre delle misure sociali che però hanno continuato a discriminare questi giovani? È sufficiente, oggi, condurre una guerra in Siria per reprimere un male che abbiamo creato noi stessi?

Una questione di prospettive

Subito dopo gli attacchi dello scorso venerdì a Parigi, che hanno provocato 129 morti e più di 350 feriti, si è tornato a parlare contro gli immigrati e i rifugiati. Dopo tutto, anche se non sono terroristi, sono loro che hanno portato il male a casa nostra, non è così? Non siamo forse stati noi ad allevarli? Siamo davvero questa società libera per cui ora combattiamo in Siria?

E anche dopo aver "schiacciato" lo Stato islamico sul posto, come il Governo francese minaccia di fare, il problema delle 10 mila persone che sono considerate "potenziali attentatori" sarà risolto? Fermerà la rabbia di tutti quelli che vivono ai margini della società solo perché hanno il cognome o l'indirizzo sbagliati?

La République non offre nessuna prospettiva ad una buona parte della sua popolazione. Alcuni sono addirittura pronti a uccidere le speranze e i talenti di questo Paese. Perché erano questo le vittime: giovani, poliedrici, multilingue e talentuosi, il futuro della Repubblica. E forse per questo i responsabili si sono messi a sparare per strada, perché avrebbero voluto essere al posto di queste persone che hanno ucciso a sangue freddo, perché a loro è stato negato di vivere queste possibilità.

Per questo hanno scelto la morte. La Repubblica divora i suoi figli. È una questione crudele e spaventosa, che però alla luce dei fatti dobbiamo porci con mente lucida. Affinché domani, quando i nostri politici sosterranno di aver "schiacciato" questa forma di terrore, non ci possiamo più svegliare di soprassalto per dover guardare in faccia una nuova incarnazione dell'orrore.