società

Femminismo europeo, non così importante dopo tutto?

Articolo pubblicato il 29 luglio 2015
Articolo pubblicato il 29 luglio 2015

(Opinione) Sembra che la Germania, così come il resto d’Europa, non abbia più bisogno del femminismo moderno. I cosiddetti antifemmisti sono quasi riusciti a diffondere le loro idee radicali. Un’arringa a favore di una schietta riflessione sul femminismo nei Paesi “illuminati”.

I fatti. Il dibattito sul femminismo, scatenato dal quotidiano tedesco Die Welt, è stato riaperto per l’ennesima volta. Il quotidiano risulta alquanto monotono, ultimamente, nel trattare questo. A tre giovani redattrici è stato chiesto di assumere un atteggiamento radicale rispetto a questo tema: a favore, indifferente, contraria. Il risultato? Hanno scritto degli articoli agli antipodi, che non hanno portato a nulla di nuovo, se non ad una triviale ed accesa lite. Perché allora tutto questo?

Soffermandoci per un attimo sulla posizione "contro", sostenuta da Ronja von Rönne, possiamo fare una considerazione positiva: se oggi, in Germania, una giovane donna di successo ha la sensazione che il femminismo non occupi alcun posto nella sua vita (e quindi per lei è indifferente) e pensa che sia una cosa ormai sorpassata, allora vuol dire che gli anni delle proteste hanno portato a qualcosa, cara Alice Schwarzer (simbolo del femminismo tedesco, fondatrice del giornale EMMA, n.d.r.)! Potremmo scriverlo sulla tomba di Alice Salomon (tedesca, promotrice dell'assistenza sociale come materia accademica, n.d.r.) che il suo esilio non è stato vano, se oggi Ronja von Rönne non ha più bisogno delle sue idee; se oggi Ronja può esercitare il suo diritto di voto; se può scegliere lei stessa chi sposare; se può decidere di abortire; se non ha bisogno di mostrare la firma di suo marito o di suo padre se vuole accettare una proposta di lavoro. Tutto questo al contrario di quello che succedeva alle donne tedesche negli anni '70. 

Siamo contenti per Ronja von Rönne se si sente completamente alla pari; se pensa che quando ottiene qualcosa di importante nella vita non lo deve al suo sesso, ma al suo lavoro. “Le donne tedesche si scrollano di dosso lo status di vittime, finalmente!”, questo dovrebbe essere il titolo del suo pezzo. Se le ragazze, in Germania, crescono con la consapevolezza che non esistono confini, se non quelli propri, vuol dire che il femminismo almeno a qualcosa ha portato: a una generazione giovane e spensierata, che possiede un’autentica gioia di vivere.  

"Terrorismo femminista" in tutta Europa

Personaggi come la Rönne, però, non vedono più in là del proprio naso e non hanno mai considerato la battaglia per la parità come una straordinaria vittoria. E non ci sono solo in Germania. In Francia, la Rönne trova una compagna di lotta in Elisabeth Lévy, la caporedattrice del giornale Causeur, che ha scritto un dossier intitolato Terrorismo femminista (Terreur feministe). In un’intervista al giornale francese Le Figaro, la Lévy ha denunciato le neo-femministe, che secondo lei osteggiano le strutture tradizionali e vogliono solo poter «controllare i pensieri e il comportamento». 

La blogger, scrittrice e giornalista italiana Costanza Miriano, con il suo antifemminismo, batte sul chiodo cristiano-cattolico e si occupa di temi come matrimonio, famiglia e rapporti fra i sessi. L’autrice di Sposati e sii sottomessa non comprende proprio l’agitazione che i suoi tre libri hanno scatenato. Non capisce nemmeno il motivo per il quale il Ministro per la cultura spagnolo volesse vietarne la vendita. Nel dicembre 2013, durante l’edizione della BBC News Night, la Miriano esordì dichiarando: «»Penso che le donne che pretendono gli stessi diritti degli uomini manchino di ambizioni. Noi siamo così diverse dagli uomini! Non abbiamo bisogno degli stessi diritti, ma di diritti diversi». Una dimostrazione di incapacità, in un’Italia e in un’Europa illuminate.

Oltre a questi personaggi nazionali, nel 2013 è stata portata avanti una campagna online globale chiamata "Women against Feminism". Il movimento fu molto criticato a causa di post come: «Io sono contro il femminismo... perché mi piace essere guardata dagli uomini» e «Io sono contro il femminismo... perché il mio ragazzo mi tratta bene». Quelle donne non avrebbero compreso il significato di femminismo, questa l’accusa principale. 

Visione globale della realtà

L’antifemminismo non è una novità: il giovane sociologo Hinrich Rosenbrock ha portato avanti un’intelligente studio sui questo tipo di movimenti sociali. Da quando esiste il femminismo, esistono anche i movimenti antifemministi. All’inizio, questi si reggevano sulla base delle divisioni di ruolo; oggi, piuttosto, è l’uomo a sentirsi sempre più una vittima del femminismo. Una vera e propria inversione di ruoli. I giovani antifemministi europei non vogliono alcuna discriminazione positiva, bensì vogliono veder riconosciute le loro voglie. Di positivo c’è che sia gli uni che gli altri, almeno, si impegnano per ottenere riconoscimenti sulla base delle loro azioni, e non sulla base del loro genere. Ma ciò è sufficiente?

Sicuramente no, finché una ragazza iraniana, che si batte contro il traffico di esseri umani e i delitti d’onore, non è libera di scegliere il proprio abbigliamento e deve temere per la vita a causa di questo. Sicuramente no, finché le ragazze immigrate in Germania, come Lareeb Khan, vengono strangolate dal proprio padre perché esigono di scegliere loro stesse il futuro marito. Ci sarà il momento in cui si guarderà al di là del proprio naso. Da qualsiasi prospettiva si osservino le cose, siamo comunque troppo concentrati su noi stessi e sul nostro mondo.    

Restare concentrati sulla nostra ristretta realtà ci conviene, soprattutto in Germania, e ci va bene (fin troppo bene). Ma sarà così fino a che questa situazione non esploderà. In tal senso, non bisogna per forza pensare a lugubri scenari come quelli presentati nel romanzo Sottomissione di Houellebecq: lì, effettivamente, non esiste il femminismo, e in realtà nemmeno le donne sono solo "belle fighe", premurosamente disponibili e che non hanno niente da dire. Il fatto è che per la donna moderna tutto va così bene, da non avere più bisogno del femminismo; forse dovrebbe conoscere la paura di perdere i propri diritti, oltre che essere spinta ad avere una visione più globale del problema e della figura della donna.