società

Femen: reportage in seno al movimento

Articolo pubblicato il 18 aprile 2013
Articolo pubblicato il 18 aprile 2013
Riappropriarsi del corpo femminile. Sconfiggere il predominio maschile. Combattere la prostituzione. Sono queste le lotte delle Femen, eccentriche femministe venute dall’Ucraina. Stabilitesi da poco a Parigi, moltiplicano le loro azioni a seni scoperti in ogni angolo d’Europa. Il loro messaggio? Possiamo agire dove vogliamo e quando lo vogliamo.
Queste donne che stanno scrivendo una pagina importante nella storia del femminismo ci hanno aperto le porte del loro quartier generale per assistere a un allenamento. Reportage.

Le strade sono disseminate di rifiuti. Le fogne traboccano, creando ruscelletti che si estinguono sotto le scarpe da ginnastica dei venditori ambulanti. I volti sono neri e bruciati dal sole, il francese si colora di tutto un ventaglio di accenti. All’improvviso, ecco il Lavoir Moderne. Benvenuti nel quartier generale delle Femen, nel cuore della Parigi popolare, alla fermata della metro Château Rouge.

La porta del Lavoir Moderne ci accoglie con un annuncio: “teatro occupato”. Gli indignati non sono mai troppo lontani. Una volta all’interno, ci ritroviamo di fronte a qualche giornalista francese e belga. Come noi, anche loro devono aspettare che Inna Schevchenko, regina delle Femen, ci conceda di salire nella loro stanza di allenamento. Risuonano urla come: “pope no more”, “in gay we trust”…

"Fuck me in Porsche Cayenne"

Sono tutte lì, con un sorrisino sulle labbra. Quelle conosciute e quelle sconosciute. Le ucraine e le francesi. “Io sono tunisina e musulmana”, ci dice Meriam. Per molte di loro oggi è il primo allenamento. E tra queste c’è anche Meriam. L’occhio della telecamera le mette a disagio tanto quanto i microfoni. Ma si abitueranno in fretta. Sulle pareti si vedono i manifesti che accompagnano quasi tutte le loro azioni. Siamo colpiti da uno in particolare: “Woman is not an object. Fuck me in Porsche Cayenne”.

È Inna Schevchenko a guidare le truppe. “Ripetete dopo di me! Poor because of you! Poor because of you!”. Le veterane gridano tanto da spezzarsi le corde vocali. Le novelle sono più timide. “Non sorridete mai! Aprite le gambe per sembrare aggressive! Devono aver paura di voi!”. Julia, una femen francese presente durante la maggior parte delle azioni, fulmina con lo sguardo coloro che non si attengono a questi ordini. Urla slogan a pochi centimetri dal loro viso. Roba da Full Metal Jacket.

“Se ti fossi trovata davanti tre uomini di 85 kg, non saresti durata neanche tre secondi”

È proprio per opporsi alla violenza che le Femen si esercitano sudando non poco. “A terra! Fate dieci piegamenti senza slogan e dieci piegamenti con lo slogan!”. Le ragazze obbediscono. “Not a sex toy! Not a sex toy!”. Molte non ce la fanno a mantenere la schiena dritta. Meriam, la tunisina, sembra fare fatica a respirare. “Bene, ragazze, vi facciamo vedere come reagire di fronte alla polizia”, tuona Inna. “Dovete ritardare il più possibile il momento dell’arresto, ma senza diventare violente. Non è questo il nostro scopo! Quando vi prenderanno, buttatevi per terra! Continuate a gridare il vostro slogan. Potete giocare con loro. In Vaticano una di noi ha rubato il berretto di un poliziotto e l’ha lanciato lontano. Quell’idiota ha lasciato tutto per andare a recuperarlo. È questo il genere di azioni che dovete fare!”. Una delle Femen viene scelta da Inna. Questa avanza, ripetendo instancabilmente: “Basta Berlusconi”. All’improvviso, tre “sessattiviste” si buttano su di lei. La lotta è violenta, le finte poliziotte fanno di tutto per metterla a tacere. La tirano per i piedi, le torcono un braccio, l’imbavagliano. La Femen continua a reclamare l’uscita di scena del playboy della politica italiana, impelagato nei suoi bunga bunga. Nonostante tutta la sua determinazione, l’attivista viene portata via. Ha il gomito scorticato e ha perso una lente a contatto.

Non c’è male”, dice Inna. “Ma se ti fossi ritrovata davanti a tre uomini di 85 kg, non saresti durata tre secondi”. Il suo sguardo incrocia il mio. Ho paura di essere chiamato a fare il poliziotto.

Le nuove soldatesse del femminismo

Le ragioni che hanno spinto queste ragazze a unirsi alle fila delle Femen sono diverse almeno quanto i loro percorsi. Inna e Oksana sono insorte contro i ruoli riservati alle donne in Ucraina: prostituzione, donne buone solo a sposarsi, ecc... Una ragazza francese afferma di essersi unita al movimento dopo essere stata licenziata. Aveva denunciato il suo capo per molestie sessuali.

“Nessuno è al corrente della mia partecipazione. Sarebbe una catastrofe per me e la mia famiglia”

Per quanto riguarda Meriam, è la situazione in Tunisia che le fa ribollire il sangue. “Gli uomini non vi lasciano mai tranquille. Chiedi l’aiuto a un poliziotto e questo cerca di ottenere il tuo numero di telefono. I ginecologi, uguale. Vuoi andare a vivere da sola? Tutti ti considerano una puttana! Dopo la rivoluzione la situazione è anche peggiorata”. Cinque anni fa, Meriam è fuggita dalla Tunisia in seguito a un trauma legato al suo ragazzo. Da allora abita in Francia e qui cerca di rifarsi una vita. “Ripenso spesso a tutto quello che mi sono lasciata alle spalle. Ma non è possibile conciliare tutto. Quello che sono diventata oggi non è conciliabile con quello che devo essere nel mio paese. Tranne mio padre, nessuno è al corrente della mia partecipazione al movimento delle Femen. Sarebbe una catastrofe per me e la mia famiglia”.

Insomma, situazioni tanto ingiuste quanto violente sono spesso alla base dell’adesione da parte delle Femen. Tuttavia, ci si potrebbe chiedere se anch’esse non stiano partecipando alla creazione di una nuova forma di estremismo, femminista e ateo. Giacché, se è vero che le Femen non si sono macchiate di violenza, non si tirano certo indietro di fronte al ricorso a un lessico guerriero. “Facciamo terrorismo pacifico”, si lascia sfuggire Julia. Mentre un’altra si arrotola una sigaretta, con un sorrisino discreto, Julia conclude: “Siamo consapevoli che possono ucciderci. E allora? La paura non fa parte delle nostre caratteristiche. Non abbiamo paura”.

Questo articolo è consultabile nella sua versione originale sul blog dell’autore.

Foto: copertina (cc) Ammar Abd Rabbo/flickr; testo: © Adrien Koutny