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Félix Marquardt: la Francia è un paese per vecchi?

Articolo pubblicato il 15 luglio 2013
Articolo pubblicato il 15 luglio 2013

Circa due anni fa, la Francia scopriva quest'uomo dalle mille risorse grazie a un articolo intitolato: "Barrez-vous", vale a dire "Svignatevela", di cui era uno dei firmatari. Dopo qualche mese, Félix Marquardt ritorna a farsi sentire con un articolo pubblicato dal New York Times, dove riafferma che la salvezza della gioventù francese è altrove. Su un volo di prima classe, ovviamente.

Ormai è chiaro, ma ripetiamo la solita tiritera: in Francia le cose vanno male, parecchio male. Solo che questa volta non è l'autoctono che fa finta di nasconderlo, ma il New York Times che lo sbandiera a voce ben alta. In sintesi, in un articolo intitolato "Arrivederci Mondo Vecchio e bonjour tristesse", il quotidiano newyorchese afferma che i francesi "non hanno più la forza per essere rozzi" e che "adesso che fumano sigarette elettroniche, la loro noia non ha nemmeno più un'aria figa".

valige sotto gli occhi

Che lo faccia gratuitamente o meno, il quotidiano americano sembra provare un sottile piacere nel prendere di mira tutto quello che viene dal paese della baguette. Recentemente, il NYT ha pubbicato un articolo di Félix Marquardt dal titolo: "La speranza dei giovani francesi? Partire". Il consulente internazionale non nasconde la sua propensione per l'emigrazione in un paese di irrecuperabili che sperano ancora nella possibilità di avere un futuro in patria. Dietro parole che esortano alla fuga, la constatazione del fallimento: "un paese che lascia 1/4 dei suoi giovani sulla strada non è un paese che sta bene". L'obiettivo dichiarato di Félix è di allertare una classe politica che, dopo 30 anni, "tollera senza reagire" un tasso di disoccupazione del 25% per la fascia dei 18-25 anni. L'idea dell'articolo gli è venuta proprio durante un'emissione televisiva in cui François Hollande si mostrava spaesato mentre una studentessa di una famosa scuola francese raccontava del suo progetto di partire per l'Australia.

Non è la prima volta che Félix ferisce di penna. Nel settembre 2012, proprio il giorno della riapertura delle scuole, il nostro uomo - fiancheggiato dal rapper Mokless e dal presentatore televisivo Mouloud Achour - pubblica un testo su Libération, intitolato: "Giovani francesi, la vostra salvezza è altrove: svignatevela". Il grido di allarme fa un baccano incredibile. Marquardt si ritrova catapultato sul palco di télé 3 a parlare della necessità per i giovani francesi di andare all'estero per migliorare la qualità della vita. "Quello che voglio dire è che la Francia non si merita queste forze giovani e fresche", afferma pacatamente. 

Félix Marquardt riceve negli angusti uffici della sua società di consulting, Marquardt & Marquardt, nell'ottavo distretto di Parigi. Abbigliato, come al solito, in vestito elegante, calzino bianco sottile e scarpette da ginnastica,  il trentenne si atteggia a Gérard Lanvin, dà subito del tu, si fa aspettare perché deve "andare a farsi una paglia se non ti scoccia" e ritorna con la giacca abbottonata prima di sedersi a gambe incrociate su un divano d'epoca, le mani che si uniscono alle estremità delle dita, sotto il mento. Il seguito è pura routine. Acceso il registratore, Félix ridiventa loquace, cerca le parole per cielo e per terra e pondera frasi profumate di acqua di Colonia. Che importa se sono frasi pre-masticate, trite e ritrite? A quanto pare piacciono. Numerosi sono i media stranieri che si sono ispirati ai suoi articoli: ZDF, Wall Street Journal, Reuters, le televisioni croata, cinese, coreana... Secondo Félix è la prova che la gioventù è consapevole del fatto che c'è qualcosa "al di là". Altrove.

altrove, ma non ovunque

Se Marquardt ci mette tanto impegno a difendere le sue idee, è perché lui stesso è votato alla causa internazionale. Con il lavoro che fa, il nostro consulente gira per ogni dove: Georgia, Nigeria, Kazakhistan... Capite bene come dietro l'invito al viaggio ci sia una certa visione del mondo. Tra le righe dell'esortazione "Svignatevela", continuano ad affiorare espressioni come: "riequilibrio del mondo", "nuova conversazione mondiale", o "cambio di paradigma". Parole che sanno di Davos e che escono quasi automaticamente dalla bocca dell'intervistato, che si compiace di utilizzare metafore su Luigi XVI e sul Terzo Stato imparate a memoria semplicemente per affermare che c'è la crisi in Occidente, ma che nei paesi in via di sviluppo va mille volte meglio. Quindi "svignatevela", sì, ma a Bombay, San Paolo o Jakarta

« Self made rich kid »

La verità, secondo Félix, è che il problema dei giovani francesi non è tanto una questione di cifre, quanto di mentalità. Rampollo di buona famiglia, nato da padre austro-ungarico avvocato d'affari e da madre greco- americana proprietaria di una galleria d'arte nel cuore del quartiere borghese del Marais, il nostro uomo si è formato negli States. Sinistroide invaghito di Ramonet, lo studente prende il liberalismo sul serio. E se ne torna in Europa con una visione del mondo più Capitan America che Nikolaï Bukharin. Oggi, dopo due anni passati da disoccupato, Félix ha finalmente trovato il suo posto nel mondo. "Come dico spesso, sono un self made rich kid". Adesso, tuttavia, sembra sia diventato un classico mettere in discussione il proprio diritto di parlare di una generazione di precari. E quando lo pizzicano al riguardo, lui ribatte: "Tutto questo è stupidamente francese! Io me ne frego di dove vengo. Dove sta scritto che mi devo giustificare sulla mia provenienza per avere il diritto di dire la mia? Che mentalità di merda è questa? Non mi chiedere da dove vengo, chiedimi dove vado", proclama come un rapper di successo.

Félix Marquardt si raddrizza, liscia la sua cravatta e riprende, più calmo: "In Francia siamo riusciti a produrre una generazione di giovani che ragionano come dei vecchi". Un paese che non ha petrolio ma ha sicuramente delle idee. Dopo un arzillo ribelle che esortava la gioventù all'indignazione, ecco un giovanotto ricco che la spinge a partire. Allora, meglio la Bastiglia o Bangalore?