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FameLab 2012, il ricercatore che fa parlare la scienza

Articolo pubblicato il 27 luglio 2012
Articolo pubblicato il 27 luglio 2012
Un nuovo modo di parlare della scienza ai non esperti: ecco il significato del premio FameLab. Fintantoché a tavola non dovremo porgere l'estremo saluto al pane o alla birra, il suicidio delle cellule di lievito dovrebbe interessare solo gli addetti ai lavori. Non la pensa così il giovane ricercatore Didac Carmona-Gutiérrez, vincitore del premio.

Il giovane spagnolo sorride. È estate e siamo seduti in un idilliaco caffè di Graz. La settimana scorsa la squadra spagnola, ribattezzata Furiaroja, ha vinto i Campionati Europei, facendo girare la testa agli italiani col suo "Tiki-Taka". Ma non solo i futbolistas, anche i ricercatori della penisola iberica giocano con una classe da numeri uno al mondo. Così fa anche il dottor Didac Carmona-Gutiérrez. Il 15 giugno di quest’anno, il ricercatore trentaduenne ha vinto la finale del concorso internazionale Famelab, rappresentando l’Austria al Cheltenham Science Festival in Inghilterra. Al concorso partecipano giovani studiosi di tutto il mondo, che presentano i frutti delle loro ricerche all’insegna del motto "riduci al massimo”. Chi pensa ad aridi simposi riservati agli specialisti non conosce ancora Famelab. Chi partecipa al concorso deve saper presentare le ricerche in un linguaggio accessibile, in modo da entusiasmare anche i profani di scienza. Ed è quello che Didac sa fare molto bene.

Il suicidio delle cellule di lievito può aiutare nella lotta contro il cancro e l’Alzheimer

"Volevo a tutti i costi far capire loro cosa studio e quello che combino in laboratorio"

Dopo un’animata discussione sul calcio - Didac, stiriano per scelta ma originario di Barcellona, ama giocare a calcio e naturalmente non si è perso una partita della Spagna agli Europei – il giovane ricercatore ci spiega cosa abbiano di tanto interessante le cellule del lievito e perché il loro suicidio possa aiutare nella cura contro il cancro o l’Alzheimer.

Mentre parla, Didac vuole conquistare l’ascoltatore. Per questo racconta con paragoni accattivanti e tanto senso dell’umorismo: "tutto è cominciato con i miei genitori e mia sorella Celia: volevo a tutti i costi far capire loro cosa studio e quello che combino in laboratorio", ricorda. Già da tempo Didac è impegnato nella divulgazione scientifica. Per esempio, collabora con l’iniziativa “Laboratorio Aperto”, rivolta dall’Università di Graz a bambini, giovani e adulti e guidata dal suo amico e collega Helmut Jungwirth. Didac partecipa anche alla “Notte dei ricercatori”. È così che è arrivato al Famelab.

"Trovo affascinante che una cellula si suicidi per permettere al corpo di continuare a vivere in buona salute", dichiara Didac. Il giovane studia cosa succede quando questo meccanismo non funziona più correttamente e cosa si può fare per ripristinarlo. Quando una cellula mutata non si autodistrugge più e, di conseguenza, si moltiplica senza controllo, può insorgere un tumore. In altri casi, se a suicidarsi sono delle cellule che difficilmente possono essere sostituite, come per esempio le cellule nervose, possono manifestarsi malattie neurodgenerative, come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson o la malattie di Huntington. Anche il processo d’invecchiamento è strettamente correlato alla morte delle cellule.

Perché proprio il lievito?

"È affascinante come le scoperte riguardo alle cellule di lieviti si possano applicare alle cellule umane"

"Che il lievito sia l’organismo modello della morte cellulare, può sembrare incredibile". Quando, quindici anni fa, fu scoperto questo processo, sulle prime la comunità scientifica mostrò un certo scetticismo. "Se una cellula del corpo ha un problema, è comprensibile che questa cellula, in quanto parte del tessuto corporeo, si uccida, in modo che il corpo rimanga sano. A livello intuitivo questo meccanismo ha un senso. Le cose si fanno più complicate nel caso del lievito. Poiché è un’entità unicellulare, una cellula di lievito rappresenta il proprio intero organismo, praticamente il corpo stesso, e quindi perché dovrebbe uccidersi? Non ha alcun senso".

Ma una cellula di lievito non è – come spesso si pensa – del tutto indipendente dalle cellule che la circondano. Le cellule interagiscono tra di loro come in una sorta di comunità cellulare. Le cellule difettose si uccidono, in modo da non consumare risorse e da permettere alle cellule in migliori condizioni di trasmettere intatto il patrimonio genetico che definisce ciascuna comunità cellulare. "È affascinante - spiega Didac - come le scoperte riguardo a semplici cellule di lieviti si possano trasporre direttamente alle cellule umane. Inoltre, le conoscenze sulla morte delle cellule del lievito di birra si possono applicare in parte ad altri organismi unicellulari, in particolare a funghi patogeni ma anche a parassiti unicellulari. Ciò è di grande aiuto nella lotta alle malattie più disparate”.

Didac si è avvicinato alla biochimica per vie traverse. A Barcellona ha frequentato una scuola bilingue, per questo parla un tedesco perfetto. Dopo l’esame di maturità, la regione del Baden-Württemberg gli offrì una borsa di studio. A scuola i suoi interessi erano vasti, e oltre che dalle scienze naturali, era attratto dalle scienze umane. Così – passando attraverso la filosofia, il calcio e la biochimica – durante gli studi a Tübinga conobbe anche colui che poi sarebbe diventato un suo grande amico, Frank Madeo, il fondatore degli studi sul suicidio delle cellule dei lieviti.

Invitato da Madeo a collaborare con lui, Didac decise di seguirne la chiamata. Quando, nel febbraio 2005, giunse per la prima volta a Graz, che gli amici gli avevano descritto entusiasti come una città mediterranea, lo accolsero due metri di neve e l’inverno più freddo degli ultimi anni.

Estati come quella di quest’anno, tuttavia, hanno convinto Didac del sapore mediterraneo della metropoli sul fiume Mura. Mentre le colonie di lievito maturano in laboratorio, Didac tira due calci al pallone con gli amici, scrive poesie e racconti o lavora al progetto di musica internazionale "silentdeviation". Oppure, per amore della sua ragazza, Maria, gioca a pallavolo… "con ancora un grosso potenziale di miglioramento", dice. Il premio del pubblico del concorso nazionale Famelab 2012 lo ha vinto anche Maria  - un pelo davanti a un certo "dottor" Didac Carmona-Gutiérrez, che in compenso si è aggiudicato il premio delle giuria e così ha potuto partecipare al Cheltenham Science Festival. "Sono felice quando riesco a trasmettere il fascino della ricerca. Famelab mi ha dato grandi soddisfazioni!". E a noi ne ha date il dottor Didac: d’ora in poi, a colazione, guarderemo il nostro pane con ben altri occhi.

Foto di ©famelab.at/2012; Video di (cc)famelab/YouTube.