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«Eutanasia in Svizzera»: la scelta di una vittima della xenofobia

Articolo pubblicato il 13 marzo 2008
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 13 marzo 2008
Il dibatto sull'eutanasia infiamma la campagna elettorale italiana, ha toccato quella spagnola, e ritorna anche in Francia. La storia, sempre attuale, di un cittadino inglese di origini giamaicane.

Noël Martin a un incontro con degli studenti della città tedesca di Mahlow (Foto: Von Loeper Litteraturverlag)

La vita di Martin è cambiata 16 giugno 1996. Aveva 37 anni, stava rientrando a casa con due colleghi, operai come lui, a Mahlow, una piccola località a sud di Berlino. Erano fermi in una stazione perché Noël voleva chiamare la moglie, residente a Birmingham quando si è sentito insultare, come spesso capitava: «Sporco negro!».

Noël non ha risposto ed è rientrato in macchina. Poco dopo una Golf si è accostata all'auto dove stava viaggiando con i due colleghi e uno dei neonazisti che lo avevano insultato ha lanciato contro di loro una pietra di sei chili. Noël ha perso il controllo del veicolo, che si è andato a schiantare contro un albero. I collegi ne sono usciti illesi e lui si è rotto due vertebre. Da quel giorno non muove più la maggior parte del corpo.

«Ha una personalità forte ed è riuscito a superare tutto molto bene», dice Robin Herrnfeld, sua rappresentante e co-autrice dell’autobiografia Nenn es, mein Leben (“Questa è la mia vita”), pubblicata in Germania nel 2007. «Non ha mai perso il suo senso dell’umorismo», ad esempio.

«Io non sento nulla. Al limite esisto»

Nonostante le difficoltà, negli ultimi anni Noël Martin ha trovato lo spirito giusto per lottare contro il razzismo e l’intolleranza. «Forse perché ha avuto un’infanzia molto diffícile», sostiene Robin Herrnfeld. Ha vissuto fino all'età di dieci anni in Giamaica, dopodiché si è trasferito da alcuni zii in Inghilterra.

Nel 2001, Martin ha creato una fondazione che incoraggia lo scambio culturale tra giovani di Birmingham e quelli della regione di Brandeburgo. «Non li odio», afferma quando parla dei ragazzi di estrema destra, numerosi nei paesini della Germania dell’Est, degradati e con alti tassi di disoccupazione, come Mahlow. «Sa cosa faccio? Porto i figli di neonazisti a Birmingham, per fargli capire che si può vivere con persone di diverse culture e razze».

Ma arrivano anche i momenti di sconforto. Jacqueline, sua moglie, è morta di cancro nel 2000. «Tutti mi chiedono come mi sento», ci racconta per telefono. «In realtà, dovrebbero chiedermi come sto, perché io non sento nulla, al limite io esisto. Avverto il dolore alle spalle o l’atrofia alla schiena», prosegue, «ma non sento le stesse cose di una persona normale».

Per questi, e altri motivi, nel 2006 ha annunciato di voler morire. E ha chiesto aiuto a Dignitas, un’associazione svizzera con sede anche in Germania, che fa assistenza a chi sceglie l’eutanasia.

Noël Martin con sua mogli Jacqueline. (Foto: Von Loeper Litteraturverlag)

La sua scelta è stata commentata in Germania e Noël è stato invitato in alcuni programmi televisivi per parlarne. Inizialmente, la data fissata per la sua morte avrebbe dovuto essere il 23 luglio 2007, giorno del suo 48esimo compleanno. Ha poi rinviato il suo viaggio in Svizzera per sistemare le ultime cose. Non vuole lasciare incompiuto il lavoro alla sua fondazione e ai progetti educativi che ha creato. «Ma il viaggio si farà», ci assicura al telefono.

«Noël vuole che si parli del suo caso e gli farà molto piacere poter parlare con voi», ci ha scritto via mail Robin Herrnfeld da Berlino. E ovviamente vuole anche guadagnare con la sua biografia, anche se la maggior parte del denaro è destinato alla sua fondazione.

«Il giorno della fine»

«La società moderna vive grazie allo sfruttamento dei portatori di handicap», dice Noël Martin. «Gli avvocati, i medici, tutta la società hanno bisogno di malati e criminali, perché altrimenti non potrebbero lavorare. Una sedia a rotelle elettrica costa 22.900 euro, quanto un'auto. Perché? Non raggiunge la stessa velocità e non ne ha nemmeno gli stessi equipaggiamenti».

Con lo stesso tono ci parla delle cure riservate a malati ed anziani: «Lei conosce bene l’Inghilterra? Il personale all’assistenza pubblica è penoso, chiunque non abbia un lavoro può farlo, talmente non chiedono competenze. L’unica cosa che interessa è guadagnare soldi». Spesso è Noël stesso a dover spiegare loro cosa devono fare.

«Alla fine, tutti dobbiamo morire e l’unica cosa che desidero è scegliere il giorno della mia morte», dice Noël Martin. «Il giorno della fine». Ripete in continuazione queste parole quando inizia le sue riflessioni e la cadenza della costruzione inglese, «at the end of the day», possiede il tono di un verdetto: quello di un uomo che ha già deciso il suo destino.

Noël accusa un sistema che lo priva di libertà di scelta. Conclude dicendo che la società dovrebbe essere franca e, semplicemente, garantire «una vera scelta per i portatori di handicap».

Tutte le foto sono di: Von Loeper Litteraturverlag