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Europarlamento: doppia sede, doppi sprechi

Articolo pubblicato il 02 ottobre 2006
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 02 ottobre 2006
Un milione le firme raccolte per dire basta a un Parlamento che si divide tra Strasburgo e Bruxelles.

Dare all’Europarlamento, oggi diviso tra sessioni plenarie a Strasburgo (Francia) e lavoro di commissione a Bruxelles (Belgio) una sola e unica sede. Questo il senso della campagna dell’onorevole Malmström che mira a concentrare tutte le attività dell’assemblea europea in un’unica sede, a Bruxelles. Ma il sostegno a quest’iniziativa è lungi dall’essere unanime. Il parlamentare Bernd Posselt sostiene piuttosto che «dovendo scegliere una capitale, questa non sarà Bruxelles ma Strasburgo». simbolo del riavvicinamento di Francia e Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ciò vuol dire che il milione di cittadini che hanno firmato la petizione e la maggioranza degli europarlamentari non hanno capito niente di tutta questa faccenda?

Secondo l’eurodeputato inglese Richard Corbett «la sede del Parlamento dovrebbe essere Bruxelles, dove già si svolgono tre quarti della nostra attività parlamentare e dove sono basate anche le altre istituzioni europee come la Commissione e il Consiglio. Con le quali gli eurodeputati interagiscono quotidianamente. Non solo. I Paesi membri, le ong, i sindacati e le organizzazioni patronali sono a Bruxelles. La capitale belga è quindi di fatto capitale d’Europa».

«Strasburgo simbolo di burocrazia» secondo la Vice-Presidente della Commissione

Sebbene Bernd Posselt non sia ben disposto ad accettare la realtà dei fatti, la vasta maggioranza degli europarlamentari si schiera in favore di un’unica sede a Bruxelles, non a Strasburgo, e anche la Commissione ora sembra in favore di questa tesi. In una recente dichiarazione alla rivista E!SharpMargot Wallström, vice presidente della Commissione, ha affermato che «ciò che un tempo veniva considerato positivo per l’Unione Europea, un simbolo di riunificazione tra Francia e Germania, ora si è trasformato in un simbolo dello spreco di denaro, troppa burocrazia, una mancanza di buon senso da parte delle istituzioni di Bruxelles».

La Wallström ha ragione. Con una media di 4 volte al mese i parlamentari europei devono lasciare Bruxelles e recarsi a Strasburgo per le sessioni plenarie, con un costo per il Parlamento di 200 milioni di euro solamente per i trasporti. Il prezzo più alto però lo paga la fiducia della gente nell’Unione Europea, già da tempo messa a dura prova. Dopo la mancata approvazione della Costituzione lo scorso anno, il sostegno dell’opinione pubblica all’Ue è oggi ai minimi storici. Ma forse potrebbe risollevarsi con qualche buona notizia.

I Consigli europei a Strasburgo?

Tuttavia chi è a favore di Bruxelles come sede dell’Europarlamento si scontrerà sempre con lo stesso problema: sono i 25 Paesi membri a decidere la sede definitiva delle attività del Parlamento europeo, e ogni Stato ha diritto di veto. Tra questi anche la Francia, i cui rappresentanti potrebbero opporsi al trasloco in un’unica sede. Corbett riconosce la necessità per Strasburgo di compensare la perdita del Parlamento. L’edificio di Strasburgo potrebbe ospitare i summit del Consiglio d’Europa o un European Institute of Technology. Ma queste compensazioni potranno convincere definitivamente la Francia ad abbracciare l’idea di una Strasburgo senza il suo Parlamento?

L’8 settembre scorso Sarkozy ha sottolineato il bisogno di unanimità nelle decisioni riguardanti questioni chiave per la politica dell’Ue. Sarà allora interessante vedere se cambierà idea nel caso diventasse presidente.

Ma la stupidità di perdere tempo e energia tra due Parlamenti deve finire. Con l’allargamento del 2004 ai paesi dell’ex cortina di ferro non possiamo più invocare il riavvicinamento franco-tedesco per giustificare la scelta di Strasburgo. La campagna per la sede unica e il suo milione di firme devono essere seguite da fatti.

Per troppo tempo gli Stati membri si sono nascosti dietro la facciata dell’Unione Europea per giustificare decisioni impopolari. Gli eurodeputati hanno probabilmente fatto abbastanza per terminare la farsa della doppia sede. Adesso sono gli Stati membri che debbono assumersi le loro responsabilità. E convincere la Francia. O ammettere il loro fallimento.

Foto del Parlamento di Strasburgo di Mel and John Kots/Flickr.